
L’attività fisica all’aperto era una delle piccole concessioni del governo nel primo decreto sul coronavirus. Almeno fino a mercoledì 11 marzo scorso, quando il nuovo provvedimento del presidente del Consiglio aveva reso ancora più drastiche le misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza - chiudendo tra le altre cose piscine e centri sportivi - e lasciando facilmente intuire il potenziale divieto a qualsiasi tipo di attività fisica all’aperto, anche nel rispetto delle distanze interpersonali minime stabilite.
Ma perché lo sport fuori porta, magari in campagna, sembra essere vietato? E’ l’effetto delle politiche ancor più restrittive o ci sono anche motivazioni di carattere scientifico?
Sport e difese immunitarie
L’azione dello sport sul sistema immunitario è oggetto di numerosissime ricerche che negli anni hanno affollato le riviste scientifiche. In generale, possiamo dire con certezza che un’attività fisica costante e misurata porta certamente benefici all’organismo. Ma cosa cambia adesso?
Ad oggi, non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostra che ciascun individuo sia in generale più o meno propenso all’infezione da covid-19 perché - come riferito dai più importanti virologi italiani - siamo di fronte ad un virus nuovo a cui nessuno sembra essere immune o più o meno immune. Poco altro da aggiungere per gli sportivi.
L'attività fisica all’aperto
Ma nei giorni in cui le palestre e i centri sportivi hanno interrotto le attività, tocca inventarsi qualcosa.
Al parco, in campagna o sulla litoranea - in teoria - le possibilità di contrarre il virus sono molto più remote. E sempre in teoria, se si rispettano le distanze minime interpersonali non sembrano esserci controindicazioni allo svolgimento di attività motorie. Ma il decreto lo consente?
La verità è che nessuno medico o nessuna autorità ci dirà mai che in questo periodo si può fare, sebbene - a voler essere pignoli - il "vuoto normativo" sul tema è abbastanza palese: siamo cioè nell’ordine del "né espressamente vietato né espressamente consentito".
Divieti social
Nei giorni scorsi, il sindaco di Bari ha chiuso un parco in diretta Facebook, Chiara Ferragni su Instagram si è scagliata contro i runner a Milano. Parliamo però di città con una potenziale altissima concentrazione di persone.
Una cosa però è certa: restano valide le disposizioni generali del Dpcm, che impongono di uscire solo se strettamente necessario. E francamente in questo momento storico, una corsa non lo è.
Ma c’è la soluzione? Per qualcuno sì: basta tirar fuori e spolverare i tapis roulant e le panche riposte nel sottoscala e allenarsi in casa.
Il pericolo "overtraining"
Anche per lo sport fatto in casa valgono le regole di sempre: occhio agli eccessi perché in generale, gli stress fisici impattano il nostro sistema immunitario.
Quindi un sovraccarico di attività certamente non arreca benefici nel lungo periodo.
E’ il caso ad esempio degli sportivi professionisti (ma non solo) che ovviamente aumentano al massimo le prestazioni e per i quali non esiste alcun divieto formale per gli allenamenti: si tratta infatti di atleti le cui attività sono "riconosciute di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali". Cosi fino a sabato scorso.
Il caso Serie A
Il massimo campionato di calcio ha in parte invertito la rotta. I medici della Serie A hanno consigliato alle società di non riprendere gli allenamenti delle loro squadre. E lo hanno fatto a mezzo stampa, con un deciso comunicato diffuso dalle principali testate italiane in cui in maniera unanime hanno espresso "forte preoccupazione circa la tutela della salute dei propri tesserati qualora venissero ripresi a breve gli allenamenti e promosse altre attività di aggregazione". Posizione condivisa da Aic (Associazione Italiana Calciatori) che getta una patina ancor meno chiara sulla questione. Le prestazioni di uno sportivo di questo rango raggiungono i livelli massimi soprattutto in allenamento. Ci sono rischi potenziali, oltre agli inevitabili assembramenti? Al momento, a è certo.
Massima cautela
Certo è che esiste un momento per tutto e questo non sembra essere quello per lo sport. Anche se la crescita dei contagi a livello nazionale non è più esponenziale, ma lineare. Anche se da qualche giorno i contagi aumentano, ma non raddoppiano di giorno in giorno.
In Puglia, il picco dei contagi è previsto a fine mese per cui correre al momento è l’ultimo dei problemi. Il rispetto delle regole imposte è il minimo sindacale.
Ma lo sport sano, intelligente e questa volta fatto in casa può diventare tranquillamente una comoda e piacevole evasione.
Gianpiero D’amicis
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