Grande ritorno con delle novità per la festa del giornale

Gli "Ota Ota" tornano per la "Festa de La Voce" e per l'ambiente

E’ la prima novità di questa decima edizione della nostra Festa de La Voce di Manduria che si terrà come ogni anno il primo sabato dopo ferragosto, 17 agosto, nella fantastica cornice del...

Spettacolo
Manduria domenica 04 agosto 2019
di La Redazione
Manifesto
Manifesto © La Voce di Manduria

Gli “Ota Ota” in concerto. E’ la prima novità di questa decima edizione della nostra Festa de La Voce di Manduria che si terrà come ogni anno il primo sabato dopo ferragosto, 17 agosto, nella fantastica cornice del chiostro dell’ex monastero delle Servite, attuale sede del Gal Terre del Primitivo, via Omodei, nei pressi dell’ospedale di Manduria. Posti limitatissimi. La manifestazione è resa possibile grazie al sostegno degli sponsor. Il giornale che la organizza non percepirà nessun contributo pubblico. La Festa de La Voce di Manduria non è patrocinata dal Comune di Manduria.

Dopo la prima parte della serata in cui si esibiranno altri artisti (di cui parleremo in seguito), si affronterà il tema dell’evento, l’ambiente, e ci saranno le celebrazioni e l’assegnazione dei vari premi e riconoscimenti, il palco sarà lasciato in esclusiva al gruppo di musicisti manduriano che sono stati i primi ad aprire lo stile di riproporre canzoni famose cambiando il testo in dialetto manduriano ispirandosi a “fatti veri”, sogni o tristi realtà. Per il concerto alla Festa della Voce gli “Ota Ota” presenteremo un brano inedito in tema ambientale, dal titolo “Na fiata” e due nuove cover dialettali, Treasure di Bruno Mars e Gelato al cioccolato di Pupo rispettivamente trasformati in: “Si prescia” e “Lu baccu iè spunnatu (muttori spulisciatu)”.

Chi sono gli “Ota Ota”? (“Ota”, “gira” nel vecchio dialetto manduriano era il comando che il carrettiere dava al suo cavallo o mula quando doveva svoltare).

Il primo nucleo nasce a Manduria nel 1987. Si “mettono insieme” come gruppo di accompagnamento per i partecipanti al 1° Festival della Scraciosa, più che un vero e proprio festival, una festa allargata tra amici e familiari nata per chiudere la spensierata estate appena trascorsa. L’idea è quella di prendere canzoni famose e di cambiarne i testi in dialetto manduriano ispirandosi a “fatti veri”, sogni o tristi realtà. Gli autori di questa idea e spesso anche dei testi delle canzoni del festival sono un gruppo di storici amici tra cui, Giuse Alemanno (operaio–scrittore o viceversa) che insieme alla sua famiglia e alla famiglia Argese ospiterà fisicamente “l’evento” nei giardini confinanti delle rispettive case in contrada Scrasciosa, Carlopio Scacchetti (grafico-pubbista, ora pubbista a tempo perso) compagno di ombrellone e di scorribande varie. Tra gli amici ruolo fondamentale svolgono Paolo Fanuli (tastiere), Clemente Magliola detto “il tenente”(chitarra e voce, testi e arrangiamenti), Piero Pichierri detto “Beatles”(chitarra acustica, armonica, voce e testi) e il compianto Roberto Erario (basso e voce),amici musicisti in cerca di palchi da calcare nonché già accompagnatori di cantanti allo sbaraglio nei peggiori festival della zona e componenti del gruppo dal nome originale (sifaperdire) e spesso equivoco “Ad Libitum”. Inutile dire che il festival diventa subito un successo e un punto di riferimento per la scena demenzial dialettal underground trasformandosi così da festa a vero e proprio Festival con tanto di presentatore vallette e quant’altro (quest’ultimo, in particolare, non poteva mancare).

Sfruttando l’onda del festival gli “Ad Libitum” si lanciano in vari progetti musicali (i soliti infimi festival, qualche piano-bar e qualche festa patronale su cassa-armonica) e, stanchi degli equivoci legati al nome lo cambiano in Fandango nel 1990 ma, anche in questo caso, i problemi non tardano ad arrivare. La svolta avviene però quando verso la fine del 1990 Clemente Magliola viene folgorato dalla filosofia del proprio vicino di casa, collega e noto chitarrista underground- folk- beat Cosimo Mimino Portogallo, vero e proprio maestro di vita e creatore per l’appunto della filosofia dell’OTA prima e del ccè ni sai dopo. Rispettosamente chiede al maestro di utilizzare il suo primo mantra (OTA) ripetuto due volte (OTA OTA), quale beneaugurante nome del proprio gruppo lanciato ormai sull’onda di un probabile successo. Comunica l’idea agli amici che prima freddamente, poi con evidente entusiasmo, accolgono l’idea, in primis Paolo Fanuli che scopre una ben nascosta quanto utile assonanza del nome proposto con quello delle OBA OBA, formazione di formose ballerine brasiliane in voga in quegli anni e particolarmente apprezzata dal Fanuli, noto intenditore.

La prima formazione oltre ai citati Fanuli, Magliola, Pichierri ed Erario vede la partecipazione di Gregorio Chimienti (chitarra elettrica), e Luigi Laserra detto “Leso”(batteria), successivamente si registrerà l’uscita di Chimienti e la sostituzione alla batteria di “Leso” con "Gregorio “MenzorettaMontanaro e al basso di Roberto Erario con Giulio Argese, il 2001 vede anche la collaborazione come chitarrista di Ezio Scarciglia.

La formazione resterà tale fino al 2011 anno dell’ultimo concerto, successivamente abbandonerà il gruppo Piero Pichierri “Beatles” cui segue la collaborazione di Luciano Gennari (chitarra e voce) e infine, nel 2013, l’inserimento del fisarmonicista e tastierista Gianni Dinoi (fisarmonica, tastiere e voce).

Il 16 agosto 2011 dopo qualche anno di completa inattività arriva il concerto del ritorno a San Pietro in Bevagna seguito da migliaia di fans.

Nel 2014 riprendono le prove con l’ultima formazione e nascono nuovi arrangiamenti e nuovi brani tra cui: Allu Municipiu, Questa nò la paju, Stà brushku, La bicicletta, Fondere il motore ecc. Ultimo concerto tenuto: 15 agosto 2015 Concerto di ferragosto a San Pietro in Bevagna con grande partecipazione di pubblico. Il loro brano cult, "Voglio pakato l'apo" (parodia dialettale di "Questo piccolo grande amore di Baglioni), ha superato le 40mila visualizzazioni su YouTube.

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