Martedì, 5 Luglio 2022

Giudiziaria

La decisione del tribunale dell'Aquila

Melle è stato assolto: “il campione non si era dopato”

Leonardo Melle Leonardo Melle © La Voce di Manduria

«Mi hanno tolto tre anni della mia vita già pesantemente provata dalla malasorte». Così il campione paralimpico manduriano, Leonardo Melle, commenta la sentenza che lo assolve dall’infamante accusa di doping. Il vicecampione del mondo di triciclo nel 2019 era stato sospeso dall’attività agonistica per colpa di una pomata applicata su una piaga ad un piede.

Il campione paralimpico, non aveva assunto sostanze dopanti. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale dell’Aquila, Antonella Camilli, che lo ha assolto «perché il fatto non costituisce reato». Il pubblico ministero Stefano Gallo gli contestava l’articolo 586 del codice penale che punisce gli atleti per «l’utilizzo o somministrazione di farmaci o di altre sostanze al fine di alterare le prestazioni agonistiche». Una pomata, nel suo caso, applicata prima di una gara su una piaga ad un dito del piede che tardava a guarire a causa della sua cattiva deambulazione. Al controllo pre-gara che si doveva svolgere in provincie dell’Aquila sotto l’egida dell’Unione ciclistica internazionale (Uci), il campione manduriano era risultato positivo al «Clostebol Metabolite», un dopante e quindi proibito. 
L’esito di quell’esame gli fu comunicato dal Comitato italiano paralimpico della Puglia che lo sospese per quattro mesi da tutte le gare con la maglia dell’Uci. Un’onta insopportabile per Melle, durata tre lunghissimi anni. Sino alla sentenza di assoluzione comunicata ieri dall’avvocato Marco Scimia del Foro aquilano che lo ha assistito in questa sua battaglia, la più dolorosa per il vicecampione del mondo di triciclo dopo quella combattuta per riprendersi la sua vita che un’emorragia cerebrale gli ha cambiato irrimediabilmente trovando nuova energia nell'agonismo con le tre ruote. 

Tre anni di indagini e di udienze finiti ieri nel migliore dei modi. Un esito scontato, per il cinquantunenne il cui comportamento cristallino e collaborativo, all’indomani della pesante contestazione, emergeva già dalla comunicazione dell’Unione Ciclistica Internazionale alla Procura Antidoping di Roma nella quale si riassumeva la vicenda e dove la condotta dell’atleta veniva ritenuta «non intenzionale». Diverso per la legge perché ai fini della configurabilità del reato contestato era stato richiesto il dolo. Quindi il rinvio a giudizio e il processo.
«Mi hanno tolto tre anni della mia vita quando bastava leggere il bugiardino di quella pomata per scagionarmi subito», è il commento del campione che accoglie la sentenza con sollievo ma con tanta amarezza. In effetti, la stessa perizia disposta dalla pubblica accusa (che ha chiesto l’assoluzione), aveva certificato quello che Melle aveva sempre sostenuto. Il Clostebol Metabolite era contenuto nella pomata Trofodermin che il ciclista usava per curarsi la piaga ad un piede. Un preparato acquistabile senza ricetta nelle farmacie o parafarmacie indicato per il trattamento delle ferite infette, le ustioni e le piaghe in genere. Un medicinale di uso comune per le persone comuni, ma non per gli atleti. 

«Mi hanno fatto perdere tre anni di gara e alla mia età non è facile sopportarlo», dichiara Melle che non ha mai abbandonato la speranza di ottenere giustizia. «Pazienza, supereremo anche questa», afferma con coraggio il campione che non ha mai smesso di correre e di allenarsi attendendo questo momento. Tre mesi fa proprio durante uno dei suoi lunghi allenamenti, Melle è stato investito da un’auto pirata mentre percorreva la Sava San Marzano di San Giuseppe. Fortunatamente solo leggere ferite e tanta paura ma il triciclo distrutto. 
Nazareno Dinoi


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