Iniziative per contrastare i piani

Oggi apre il cantiere a Urmo e partono le diffide legali per sospendere i lavori

Le due opposizione-diffida, si baseranno sulla mancanza di un progetto definitivo che indichi esattamente le caratteristiche e l’ubicazione dello scarico emergenziale di cui non si sa ancora niente se non che scaricherà su suolo.

Locali
Manduria lunedì 15 aprile 2019
di La Redazione
depuratore urmo
depuratore urmo © La Voce di Manduria

Questa mattina i camion articolati e le ruspe della ditta «Putignano & figli», aggiudicataria della gara per la realizzazione del depuratore consortile di Manduria e Sava, prenderanno possesso del terreno in località Urmo-Specchiarica, marina di Manduria, dove nascerà il cantiere della costruenda opera contestata dalle popolazioni. Le operazioni saranno guardate a distanza dagli ambientalisti che hanno deciso di non opporsi fisicamente, con la vigile presenza delle forze di polizia che su invito del prefetto di Taranto presidieranno il perimetro e le strade d’accesso al cantiere. Una presenza di forze dell’ordine superflua, secondo quanto hanno assicurato i gruppi che ancora si oppongono alla realizzazione del depuratore sulla costa, che non può essere comunque evitata visto i precedenti. Un anno fa, infatti, l’insediamento dello stesso cantiere fu decisamente osteggiato dai comitati di protesta che presidiarono l’accesso nell’area dove è previsto il depuratore, anche incatenandosi, riuscendo a sospendere tutto ottenendo così un anno di tempo. Oggi le cose dovrebbero andare diversamente perché gli oppositori hanno deciso di abbandonare le dimostrazioni di forza affidandosi alle carte bollate.

Nella stessa giornata, infatti, sono previste due diffide indirizzate entrambe al responsabile unico del procedimento per chiedere l’immediata sospensione dei lavori. A sostenerle saranno i rappresentanti dell’associazione «Azzurro Jonio» capitanati dall’avvocato ambientalista Francesco Di Lauro che affideranno il compito all'amministrativista Claudio Linzola del foro di Milano; la stessa cosa faranno quelli del gruppo dei cosiddetti irriducibili composto dall’amministrazione comunale di Avetrana, opposizioni comprese, dai comitati spontanei dei comuni di Avetrana e Erchie e dai movimenti politici «Manduria Noscia» e «Idea».

Le due opposizione-diffida, si baseranno sulla mancanza di un progetto definitivo che indichi esattamente le caratteristiche e l’ubicazione dello scarico emergenziale di cui non si sa ancora niente se non che scaricherà su suolo.

Oltre alla via giudiziaria, esistono altre iniziative sul tappeto per contrastare i piani dell’Acquedotto pugliese e della Regione Puglia. Tra queste, una prossima trasferta a Bari dei sindaci del territorio (Avetrana di sicuro, con l’incognita degli altri comuni che non si sono ancora espressi), che dovrebbero organizzare un sit-in di protesta sotto la sede della Regione Puglia. L’associazione di Di Lauro, invece, cerca di demolire le paure sventolate dal presidente Michele Emiliano in merito ad ipotetici rimborsi milionari che dovrebbero pagare i comuni in caso di modifica del progetto o di spostamento del sito più distante dal mare. Secondo l’ambientalista Di Lauro, la somma da pagare sarebbe «tutto sommato molto modesta».

C’è infine chi si appella al Parlamento. È il caso del Comitato di difesa del territorio e del mare di Avetrana, ad esempio, che ha chiesto formalmente alla deputata pentastellata di Erchie, Anna Macina, di farsi promotrice di una visita nella zona del depuratore del vicepremier Luigi Di Maio in occasione della sua prossima presenza a Taranto programmata per il prossimo 24 aprile.

Nazareno Dinoi

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