Le carte dell'antimafia

Cosa ci fa il politico nell’inchiesta sulla Cupola

Ed è proprio di un politico manduriano, appena eletto nella maggioranza del sindaco Gregorio Pecoraro, la scomoda e imbarazzante posizione

Cronaca
Manduria venerdì 16 ottobre 2020
di La Redazione
Cupola
Cupola © La Voce di Manduria

«Un territorio stretto nella morsa di un’attività criminale ramificata con collegamenti nei vari strati della società e della politica». È questo il giudizio che la Confcommercio della provincia di Taranto ha espresso ieri commentando le conclusioni dell’inchiesta dell’antimafia leccese denominata «Cupola»: 23 arresti e 27 indagati quasi tutti manduriani. La terza inchiesta simile in dieci anni, l’ultima con l’esito drammatico dello scioglimento per mafia del governo locale. E non è un caso se a parlare con tale durezza sia la categoria più colpita dalla piaga del «pizzo», la richiesta di denaro da parte della criminalità in cambio di protezione. Come non sia stato un caso, probabilmente, il riferimento alla «politica» che i vertici della confederazione dei commercianti ionici hanno voluto mettere in luce.

Ed è proprio di un politico manduriano, appena eletto nella maggioranza del sindaco Gregorio Pecoraro, la scomoda e imbarazzante posizione nell’inchiesta di cui si parla. C’è da dire subito che il personaggio in questione non è indagato, ma è anzi una vittima dell’odioso «pizzo». Fosse solo questo, però, si direbbe che è uno dei tanti imprenditori stretti nella morsa degli estorsori. Ma non sembra essere soltanto questo. Dice altro, ad esempio, il contenuto di una intercettazione ambientale registrata il 2 gennaio del 2019 dalla cimice montata sulla macchina di Giovanni Caniglia, secondo gli inquirenti uno dei quattro presunti capi della Cupola. L’imprenditore-politico che è titolare a Manduria di una stazione di servizio, da lungo tempo sarebbe soggetto alla protezione del presunto boss il quale, in cambio, riceverebbe gratuitamente rifornimenti di carburante per la propria vettura, per quella della moglie e di altri appartenenti al clan. «Secondo quanto si desume dai contenuti del dialogo intercorso tra i due – scrivono gli investigatori antimafia – l’imprenditore, già da tempo ha deciso di usufruire di una protezione per così dire attiva, preferendo stabilire con Caniglia un rapporto interattivo sì da trarne anche a lui possibili vantaggi». Ma c’è dell’altro. «Sin dall’inizio – si legge nell’ordinanza firmata dal gip Michele Toriello – le indagini evidenziavano che Caniglia, su richiesta dell’imprenditore, avesse recuperato un quantitativo di eroina nel bagno dell’area di servizio», quantitativo che sarebbe stato lasciato da un noto spacciatore del posto «il quale – prosegue il giudice –, vedendo la presenza della polizia, aveva maturato il convincimento di poter essere controllato».

L’episodio viene raccontato nei minimi particolari in un’altra intercettazione ambientale tra una dipendente del bar e una sua amica. «…è entrato e c’erano due carabinieri in borghese (in realtà poliziotti, Ndr), è andato in bagno, ha preso l’eroina che teneva nel borsellino e l’ha nascosta dentro al bagno». Di tanto, sostiene l’accusa, veniva informato il titolare ma, sempre la ragazza intercettata «svela – scrive il gip – che nessuno ha inteso fare nulla, vale a dire che nessuno ha provveduto a chiamare personale delle forze dell’ordine, preferendo invece far giungere sul posto il noto pregiudicato Caniglia».

Un’altra dimostrazione di come «la Cupola» teneva sotto scacco la città, la scrivono ancora una volta gli investigatori che parlano di come i «capi» gestivano i propri gregari. «I capi della Cupola – si legge nell’informatica - si incontravano con assidua frequenza e, in veri e propri “summit”, decidevano oltre che delle strategie malavitose da adottare anche del reclutamento di nuovi affiliati e soprattutto delle sanzioni verso i loro affiliati; coloro che “sgarravano” nei loro riguardi, potevano essere puniti fino alla definitiva estromissione dal clan malavitoso».

Nazareno Dinoi

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I commenti degli utenti
  • pro copio ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 18:02 :

    Ma chi è questo politico? si sa tutto, si sa che ha una stazione di servizio, dove abita, chi è la moglie, ma non si fa il nome. Perchè? Rispondi a pro copio

  • uèstuètucu ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 14:52 :

    BE SI QUESTO IMPRENDITORE ERA BEN CONTENTO A RIMETTERCI CENTINAIA DI LITRI DI CARBURANTE E POI RITROVARSI COINVOLTO SUO MALGRADO IN TUTTA QUESTA VICENDA.VORREI VEDERE OGNUNO DI VOI. Rispondi a uèstuètucu

  • un semplice cittadino ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 09:42 :

    senza se e senza ma il caro politico coinvolto dovrebbe avere il buonsenso di tirarsi indietro... è il minimo che possa fare.. sappiamo tutti che alla fine è solo una vittima come tutti noi... ma non si può cominciare così questa legislatura... Rispondi a un semplice cittadino

  • Silvio ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 08:20 :

    Se alla popolazione manduriana non è mai stato fatto capire che, se non ci fossero questi parassiti della società,il paese sarebbe più bello,non è tanto colpa loro.voglio dire,ma ci siamo mai chiesti perche a Manduria non c’è niente?non si ristrutturano monumenti,non si montano lampioni,telecamere,strade che percorrendole a 40 all ora ,sembra di stare in barca,buie,delle marine poi non ne parliamo.basta imboccare la strada del chidro,da via per avetrana per rendersi conto che sono anni che i soldi pubblici spariscono nel nulla...asfalto osceno fino ad arrivare al rondo, trascurato da erbacce ed inadeguato per il 2020,con a sinistra la bella visione del tanto chiacchierato depuratore.la puzza che si sente a Manduria la sera,pensate che sia frutto di una sana gestione?io non credo Rispondi a Silvio

    Domenico Scialpi ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 09:33 :

    Chiediti pure chi ha governato la città negli ultimi anni però.......sai, per correttezza bisogna pur dare a Cesare quel che è di Cesare. Rispondi a Domenico Scialpi

    Silvio ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 20:43 :

    Certamente Rispondi a Silvio