In attesa della bonifica

​Dopo 20 anni la vecchia discarica “Li Cicci” produce ancora veleni

Un «regalo» che l’ecomostro continua a consegnare all’ambiente e alle finanze del comune di Manduria che da aprile ad oggi ha speso sessantuno mila euro

Attualità
Manduria giovedì 13 agosto 2020
di La Redazione
Rovine a Li Cicci
Rovine a Li Cicci © La Voce

La vecchia discarica manduriana di rifiuti solidi urbani in contrada «Li Cicci», bomba ecologica mai bonificata nonostante siano passati circa vent’anni dalla sua chiusura per esaurimento di capienza, continua a produrre veleni. Il pericolosissimo percolato, derivato dalla putrefazione della parte organica dell’immondizia, non ha mai smesso di filtrare attraverso 500mila tonnellate di ogni genere di rifiuto ammassato in due enormi colline nelle campagne manduriane.

Un «regalo» che l’ecomostro continua a consegnare all’ambiente e alle finanze del comune di Manduria che da aprile ad oggi ha speso sessantuno mila euro per prelevare la sostanza e smaltirla negli impianti specializzati. Solo una piccolissima parte di tantissimo danaro pubblico fagocitato e digerito dalla maleodorante massa di tante schifezze che negli anni ha visto due opere di messa in sicurezza costate circa due milioni di euro e una terza in arrivo per altri seicentomila euro. Tutti interventi resi vani da due incendi e da continui atti predatori che hanno portato via tutto ciò che avesse un valore, dal ferro dei recinti e del cancello, ai motori, ai quadri elettrici sino ai tombini di chiusura dei pozzetti e gli idranti. Per non contare i venti milioni di euro pagati dai diciassette comuni del bacino finiti nelle casse delle società che l’hanno gestita in cinque anni di esercizio.

Nell’attesa del prossimo affidamento di lavori alla ditta aggiudicataria della gara per il rifacimento del telone di copertura bruciato e la riparazione delle opere danneggiate o sottratte dai ladri, i responsabili dell’ufficio tecnico del comune di Manduria hanno cominciato da dicembre scorso a preoccuparsi dei pozzi pieni di percolato. Dopo l’incarico ad una società specializzata che ha analizzato i liquami, i tecnici ad aprile scorso hanno individuato una ditta che ha aspirato il percolato e lo ha smaltito per un costo di 30.600 euro. Un mese fa un nuovo sopralluogo sul sito ha accertato il riempimento dei pozzi per cui il responsabile del patrimonio e urbanistica ha affidato un altro incarico all’impresa che ha nuovamente provveduto a svuotare i tre depositi per altri 30.600 euro. Sessantuno mila euro spesi e l’ecomostro è ancora lì che continua a rilasciare sostanze cancerogene nel sottosuolo ed esalazioni nell’aria e attende da venti anni di essere definitivamente bonificato. I ritardi hanno già lasciato effetti.

Nazareno Dinoi

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I commenti degli utenti
  • Realtà ha scritto il 13 agosto 2020 alle 17:36 :

    Cosa propongono i politici ora? Rispondi a Realtà

  • Lorenzo ha scritto il 13 agosto 2020 alle 15:34 :

    Ho notato, ma sarà un caso, nessuno porti rancore, che su questa discarica la politica 'medioevale' non fiata? Programmi elettorali per questo scempio ambientale e salutare? I candidati regionali? Tutto tace? Non può essere così vedrò tra poco impegno seri di civiltà politico/ locale. Rispondi a Lorenzo