Ora è in casa in isolamento fiduciario

La donna contagiata dal virus: “sono rimasta in casa, lo strazio di non poter accudire i mie figli"

Ha contratto il virus in una clinica del brindisino

Attualità
Manduria sabato 09 maggio 2020
di La Redazione
Coronavirus
Coronavirus © Google

Parla la donna contagiata dal virus: “sono rimasta sempre in casa”

Il suo più grande dolore: “non posso abbracciare i miei figli”

«Sono uscita da casa solo per andare in ospedale, dopo le dimissioni dalla clinica sono rimasta sempre chiusa e molto attenta proprio perché temevo di avere il coronavirus». A parlare è la manduriana di 42 anni (e non 50 come precedentemente scritto), risultata positiva al tampone e sottoposta ad isolamento domiciliare assistito». Infastidita dai commenti circolati sui social e dal clima di caccia alle streghe che alimenta sospetti e preoccupazioni, la donna approfitta dell’occasione per esporre il suo dramma.

«Tutti si preoccupano se in questi giorni sono andata in giro a fare la spesa, ma nessuno si chiede dove mi sono contagiata, nessuno pensa che ero ricoverata per un male e sono uscita che ne avevo due». La donna è stata sotto cura nell’istituto della provincia di Brindisi, per quasi tutto il mese di marzo, per un trattamento riabilitativo motorio. Il tre aprile ha firmato le dimissioni volontarie proprio per paura di infettarsi avendo visto cosa accadeva nella clinica. «Uno dietro l’altro malati e personale si ammalavano così io con altri pazienti abbiamo deciso di firmare le dimissioni e scappare da quell’inferno». In effetti il centro fisioterapico in questione è stata fonte di un focolaio responsabile di numerosi contagi non solo tra gli ammalati ma anche tra infermieri, personale dell’assistenza e fisioterapisti.

«So che altri malati come me si sono rivolti all’avvocato e forse anche io farò la stessa cosa; non è giusto che una persona si debba ammalare di coronavirus in un posto dove è andata per guarire da altre malattie».

Chiusa nel suo isolamento a cui è sottoposta tutta la sua famiglia (due figli e il marito), la quarantaduenne si lascia andare allo sconforto. «La mia più grande sofferenza – dice - è non poter abbracciare i miei figli a cui lancio baci a distanza».

L’intero nucleo familiare ora è seguito dal personale del dipartimento di prevenzione della Asl che quotidianamente chiama per sapere le condizioni di salute di tutti. «Non capisco perché ai miei familiari non fanno il tampone, almeno ai miei figli potrebbero farlo per tranquillizzare me e mio marito, ma ci hanno detto che se non hanno sintomi non glielo possono fare», conclude la signora che per fortuna ha sintomi lievi che riesce a sopportare. Per tutte le faccende domestiche compreso l’approvvigionamento degli alimenti e dei farmaci ci pensano i servizi sociali attraverso i volontari della Protezione civile.

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I commenti degli utenti
  • Messapico ha scritto il 10 maggio 2020 alle 13:55 :

    Invece di emanare 1000 DPCM, che creano dubbi e confusione, sarebbe bastato, per arginare il Coronavirus e evitare tante morti, che si obbligasse tutte le strutture sanitarie e RSA ad effettuare il tampone a tutti i RICOVERATI e ospiti. A maggior ragione, ai dimessi, oltre al tampone di uscita si dovrebbe continuare a monitorare tali pazienti per due settimane. Come si fa con le persone sane che arrivano da altre regioni. Forse, il prevenire è meglio che curare, non è una prerogativa sanitaria ma per opportunità è devoluta al cittadino. Rispondi a Messapico

  • Dalila Ghezzi ha scritto il 09 maggio 2020 alle 22:41 :

    Le dinamiche di contagio sono assurde... La Cina ci ha preceduto doveva essere quel vantaggio che ci avrebbe permesso di non arrivare impreparati. Non è bastato, sembra che tenere una bassa statistica sia l’unica cosa importante. Che la tua famiglia non abbia fatto in tampone non mi stupisce, pensa che ho la febbre dal 3 marzo e il tampone mi è stato negato. Hanno perso 2 settimane solo per farmi una rx al torace e un esame del sangue generico quando bastava un tampone. Avrei diritto ad un risarcimento vista la mia professione che tuttavia non mi verrà riconosciuto proprio a causa della mancanza del tampone. Diagnosi telefoniche libertà inesistente e una terapia antibiotica iniziata dopo 2 mesi. Vergognosi!!! Rispondi a Dalila Ghezzi

  • Lodedo Maria Beatrice ha scritto il 09 maggio 2020 alle 15:31 :

    A prescindere dove tu l'abbia preso purtroppo può succedere a chiunque nessuno ne è immune , ne basta uno "infetto"(non vuole essere un insulto)ed è uno strike per tutti gli altri . Le persone con malattie pregresse sono più a rischio...ti auguro di superare al meglio questa ulteriore situazione , senza gravi conseguenze , in bocca al lupo Rispondi a Lodedo Maria Beatrice

  • Gianpiero ha scritto il 09 maggio 2020 alle 15:30 :

    Gentile Signora faccia un esposto in Magistratura e chieda un risarcimento danni al nosocomio Rispondi a Gianpiero

  • tarantino walter ha scritto il 09 maggio 2020 alle 07:15 :

    ammalarsi di corona virus in una struttura che dovrebbe curarti è una cosa inconcepibile , questo accadeva 2 mesi fa al nord , mentre il sud ancora non ha capito nulla , intervenga la magistratura ...subito Rispondi a tarantino walter

  • Gherardo Maria De Carlo ha scritto il 09 maggio 2020 alle 07:01 :

    Ti sono vicino e ti ammiro per il tuo coraggio. Un abbraccio (virtuale?) Rispondi a Gherardo Maria De Carlo

  • Piera calo" ha scritto il 09 maggio 2020 alle 06:22 :

    Sono solidale con la signora e da madre capisco lo strazio di nn poter abbracciare i figli Rispondi a Piera calo"