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L'audio choc degli orfanelli: «uffa, sempre le solite cose»

Una ammissione di colpe ai fini dell’accusa ma anche la dimostrazione di come il gruppo agiva in quel modo quasi per gioco, per noia

Attualità
Manduria giovedì 16 maggio 2019
di La Redazione
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Bulli © Google

Spunta un messaggio audio, circolato nelle chat degli «orfanelli» e trasmesso ieri nella puntata della trasmissione Rai «Chi l'ha visto?», dove uno di loro mostra segni di stanchezza con sensi di colpa per le violenze inflitte a Antonio Cosimo Stano, il pensionato disabile la cui morte ha fatto aprire le indagini sul branco ritenuto colpevole di aver vessato e aggredito in più occasioni l’anziano che viveva solo in casa. Nell’audio finito nelle mani degli inquirenti che indagano quattordici giovani manduriani, due dei quali appena maggiorenni, otto finiti in carcere, si sente la voce di un giovane dall’umore tra l’annoiato e il dispiaciuto per quanto stava accadendo alla loro vittima predestinata. «Compà, mi sento in colpa ogni volta che andiamo», dice il ragazzo al suo interlocutore. E aggiunge. «Cioè, poi, alla fine, uffa, sempre le solite cose, gli sfondiamo la porta, lo prendiamo in giro (il termine reale è più colorito, NdR), gli alzano le mani, cioè, un po’ mi ha stancato capito?», confida il minorenne al suo contatto WhatsApp a cui è destinato l’audio messaggio. Che si conclude così: «…e in più dobbiamo anche rischiare, quindi stiamo fermi».

Una ammissione di colpe ai fini dell’accusa ma anche la dimostrazione di come il gruppo agiva in quel modo quasi per gioco, per noia per quanto incredibile possa sembrare una cosa simile. Un modo di fare che ad un certo punto stanca e quindi si ha voglia di fermarsi ma non per sano pentimento, magari anche un po’ quello, ma perché non ne vale la pena («in più dobbiamo anche rischiare», afferma «l’orfanello» in quell’audio.

Intanto da Taranto i giudici del Tribunale dei Riesame tardano ad esprimersi sulla richiesta di revisione della misura detentiva presentata dagli avvocati dei due maggiorenni indagati, Gregorio Lamusta di 19 anni e Antonio Spadavecchia di 23, entrambi rinchiusi nel carcere della città capoluogo. I loro difensori, Armando Pasanisi e Franz Pesare del primo e Gaetano Vitale con Lorenzo Bullo per il secondo, sperono di ottenere per i propri assistiti se non la libertà perlomeno gli arresti domiciliari.

Lunedì 20 maggio toccherà invece al collegio difensivo dei sei minorenni composto dagli avvocati Cosimo Micera, Antonio Liagi, Lorenzo Bullo, Davide Parlatano e Pier Giovanni Lupo. Rinchiusi nel carcere minorile di Bari, per i loro assistiti gli avvocati dovranno convincere i giudici del Riesame ad annullare le esigenze cautelari del carcere offrendo la libertà o magari l’affidamento ad un centro di recupero se non alle rispettive famiglie.Ipotesi improbabile quest’ultima almeno interpretando il parere espresso dal giudice delle indagini preliminari nell’ordinanza di convalida degli arresti che ha definito diseducativo il contesto familiare dei ragazzi.

L’inchiesta, invece, che la Procura della Repubblica ordinaria e quella per i minorenni di Taranto ha affidato alla polizia del commissariato di Manduria, si è momentaneamente spostata sul «caso» dell’altra presunta vittima di bullismo, il sessantunenne indigente manduriano, Cosimo Mandurino, detto «Mimino motorino», che a febbraio scorso degli sconosciuti gli avrebbero incendiato casa. Secondo il racconto dell’indigente a farlo sarebbero stati dei ragazzini che si divertivano a tirargli pietre e ad insultarlo.

Nazareno Dinoi

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