Giovedì, 6 Ottobre 2022

Giudiziaria

Era ristretto ai domiciiari

Truffa dei falsi attestati di Operatori socio sanitari, torna libero il presunto promotore

Giustizia Giustizia

Il savese Cosimo Digiacomo, di Sava, ritenuto l’artefice della presunta truffa dei falsi attestati di Operatore socio sanitario, è stato scarcerato. Il suo avvocato, Antonio Liagi, ha chiesto ed ottenuto la liberazione del suo assistito sul quale non ci sarebbero più i motivi della misura cautelare che stava scontando ai domiciliari.

L’indagato che risultava essere rappresentante legale di varie società dell’artificioso circuito formativo, era stato arrestato nello scorso mese di maggio insieme  ad altre quattro persone: Elsa Occhilupo, 36enne originaria di Brindisi e residente a Roma, dapprima rappresentante legale e successivamente amministratore di fatto della fondazione “Forma Italia”; Fabio Di Maggio, marito della Occhilupo, 32enne residente a Lecce, rappresentante legale di numerose società; Claudio Rusciano, 47 anni, di Fragagnano, ritenuto un prestanome, attuale rappresentante legale della fondazione e di altre società, presidente e responsabile nei corsi organizzati dalla fondazione; Michelangelo Sirsi, anche lui di Fragagnano, 53enne, rappresentante legale di alcune società di formazione.

A vario titolo la gip Laura Liguori contesta loro il rilascio di attestati ritenuti materialmente falsi, con tanto di loghi, immagini e timbri contraffatti dell’Unione Europea, delle Regioni Puglia, Abruzzo e Campania, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero dello Sviluppo Economico.  Tantissimi i giovani, anche di Manduria, Sava, Fragagnano, Maruggio che si sono affidati ai percorsi formativi in questione, pagando fino a 3.000 euro a corso. La Fondazione sarebbe risultata non iscritta nel Registro Prefettizio delle Persone Giuridiche e, pertanto, non in possesso dei requisiti legali per essere accreditata presso le Regioni, tra cui la Puglia.

Ottenuto l’attestato, alcuni corsisti erano stati già assunti in diverse strutture sanitarie private che dopo lo scandalo sono state costrette a licenziarli.

I proventi delle attività delittuose sarebbero stati poi riciclati attraverso la creazione, appunto, di numerose società che a loro volta avrebbero realizzato operazioni di compravendita di azioni societarie e immobili e cessione per contanti per oltre un milione di euro.


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