Domenica, 27 Novembre 2022

Salento Puglia e mondo

Il quadro delle consorterie

Dia: la mafia a Taranto, il porto, la droga e l'alleanza con la camorra

Mafia Taranto Mafia Taranto

“Oggi Taranto non è più la città in cui si contavano i morti per strada; è una città che tra mille contraddizioni cerca di ricostruire la propria identità superando i fumi nocivi dei grandi insediamenti industriali; una città ove le organizzazioni criminali offrono, attraverso le attività illecite, una delle poche possibilità di apparente ascesa economica e sociale ad una popolazione alla continua ricerca di un lavoro sano e dignitoso”.

Così si esprime il Procuratore della Repubblica Aggiunto di Lecce - Direzione Distrettuale Antimafia, Guglielmo Cataldi, nel delineare lo scenario criminale del circondario tarantino in cui è evidente il proliferare di piccole organizzazioni mafiose che continuano ad operare in alleanza tra loro o in accesa conflittualità emulando lo stesso “assoggettamento omertoso di analoghi gruppi mafiosi già occupanti in maniera stabilmente radicata il medesimo ambito territoriale.”

La mafia nella città di Taranto (Relazione della Dia secondo semestre 2021)

Ogni quartiere della città dei due mari è controllato da una o più consorterie, alcune delle quali con spiccata indole criminale, che delinquono nelle zone di rispettiva appartenenza egemonicamente e in autonomia. Si registra la presenza dei Catapano, Leone e Cicala dominanti nei quartieri di Talsano, Tramontone e San Vito, dei Cesario, Ciaccia, Modeo e Pascali attivi nel quartiere Paolo VI e Borgo dove è presente anche il clan Diodato, dei Sambito che operano nel quartiere Tamburi, degli Scarci al quartiere Salinella e dei Taurino e Pizzolla nella Città Vecchia.

Seppure indebolito dalle vigorose inchieste giudiziarie nella città di Taranto continua ad essere presente altresì anche il sodalizio criminale De Vitis-D’Oronzo. Il clan Modeo protagonista sul finire degli anni ‘80 e inizi dei ’90 di una violentissima guerra di mafia, ha dato incisivi segnali di attuale operatività nel settore degli stupefacenti. E’ ciò che emerge dall’indagine “Crypto” conclusa il 15 settembre 2021 dalla Guardia di finanza dove emerge il ruolo di un elemento di spicco del sodalizio già indagato nell’operazione “Cupola” (2020) “in qualità di promotore e organizzatore dell’associazione operando a livello verticistico e direttivo...” nelle dinamiche delittuose del narcotraffico gestito dal clan Pesce-Bellocco di Rosarno (RC). Per il lungo curriculum penale e la vasta esperienza nello specifico settore dell’illecito infatti il soggetto “per i rosarnesi rappresentava un cliente perfetto”. Nello stesso quartiere in cui operano i Modeo è presente il clan Pascali che nella recentissima operazione del 2 febbraio 2022 condotta dalla Polizia di Stato e di cui si argomenterà nella prossima Relazione Semestrale è stato protagonista di una serie di fatti delittuosi che ne hanno confermato la fama e lo spessore criminale “avvalendosi di una nuova forma di intimidazione c.d silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento”. Il gruppo criminale ha dimostrato nel controllo del mercato degli stupefacenti una efferata capacità di creare “alleanze con canali di approvvigionamento napoletani, espressione della camorra”. I riscontri investigativi hanno tra l’altro attestato il ruolo delle donne negli affari sporchi del sodalizio che fungono anche da reggenti e supervisori durante la detenzione dei boss di vertice.

La città di Taranto con il suo porto continua a risentire delle endemiche problematiche legate al transito di maestranze anche straniere a volte dedite a traffici delittuosi quali contrabbando di sigarette, contraffazione e prostituzione. Sebbene non si registrino nel semestre episodi riferibili al caporalato non sono mancati fenomeni di sfruttamento di manodopera di soggetti extracomunitari.


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