L'arte non va in quarantena

Dall'idea di un'artista di Sava nasce a Londra il progetto 'Pandemical sketch club'

Su Facebook l'invito alla comunità di disegnatori, intervista alla giovane illustratrice Simona De Leo

Salento Puglia e mondo
Manduria giovedì 19 marzo 2020
di La Redazione
Simona De Leo
Simona De Leo © La Voce di Manduria

Simona De Leo è una giovane illustratrice nata a Sava che si è diplomata in “Fumetto e Illustrazione” all'Accademia delle Belle Arti di Bologna nel 2014. Ha studiato Graphic Design CPD al London College of Contemporary Art nel 2016 e ha conseguito il MA Communication Design in Illustrazione al Kingston University di Londra nel 2018 dove si è trasferita da alcuni anni e dove tutt’ora si trova nonostante l’emergenza del coronavirus Covid-19.

Simona si occupa di illustrazioni digitali che, ovviamente, sono precedute dal disegno su carta. I suoi lavori sono caratterizzati da colori vivaci e trasmettono serenità e gioia. I suoi soggetti preferiti sono i musicisti, gli strumenti musicali e i ballerini che sono anche le sue passioni nel tempo libero infatti adora il jazz degli anni ‘40 e lo Swing che ha iniziato a ballare proprio a Londra. E in questo momento, come tanti italiani, Simona si trova “bloccata” a Londra e, per ciò che sta accadendo, ha creato l’illustrazione #Goitaly.

Ciao Simona. Innanzitutto vorrei chiederti come si vive a Londra l'emergenza del Covid e sei preoccupata per i tuoi parenti in Italia.

L’emergenza COVID-19 qui è abbastanza critica. Il problema principale secondo me è che il governo non è molto chiaro. I test non vengono fatti anche se si hanno i sintomi, a meno che non sia grave da richiedere ospedalizzazione, quindi non si può sapere del tutto quanti casi ci siano in UK. Dopo settimane di completa negazione hanno iniziato a “suggerire” di chiudere attività non essenziali come cinema, teatro, ristoranti e pub ma, ovviamente, non essendoci l’obbligo molti proprietari di tali strutture sono nel limbo della decisione e si ritrovano senza poter usufruire di eventuali assicurazioni che coprano i costi. Molta gente si sta auto isolando spontaneamente vedendo la situazione in Italia, Spagna o Francia ma in giro c'è ancora molta “normalitá”. Sicuramente la città è vuota, contando anche l’assenza di turismo. Non possiamo fare pronostici su quello che accadrà, anche se iniziano a circolare notizie che il lock down è prossimo. La preoccupazione per i miei cari in Italia c’è sempre anche se sono tranquillizzata dal fatto che sono tutti al sicuro in casa. Ieri sera hanno annunciato un parziale lock down con la chiusura delle scuole e il dimezzamento dei servizi di trasporto pubblico. Sicuramente mi intristisce il pensiero di non sapere quando potrò andare a trovarli.

Sappiamo che hai ideato un progetto per chi resta chiuso in casa per l'emergenza pandemica. Di cosa si tratta?

Si, in collaborazione con la mia amica inglese, Alison Margare Porter, abbiamo appena creato una community per artisti chiamata Pandemical sketch club. Abbiamo pensato di dare una lista di cose da disegnare mentre si é in casa in quarantena. Per aiutare gli artisti a rimanere creativi e connessi ed anche per dare l’opportunitá di iniziare a disegnare a chi di solito non lo fa. Ci trovate su facebook https://www.facebook.com/pandemicalsketchclub/ e instagram https://www.instagram.com/pandemical_sketch_club/. Tutti, artisti e non, sono i benvenuti a partecipare!

Passiamo alla tua arte. Come è nata questa passione che è diventata il tuo lavoro?

Diciamo che arte e disegno sono sempre stati presenti nella mia vita. Mia madre dipingeva così come tutti i suoi fratelli e sorelle. Quando si dice "vizio di famiglia”. Dopo il liceo artistico ho deciso di intraprendere la laurea di “fumetto ed illustrazione” a Bologna, sentivo che era la mia strada.

Nell'era del digitale quale posto occupa la tua arte?

Il digitale è molto importante per me perché, nonostante usi ancora metodi tradizionali come l'acquerello, le mie illustrazioni sono diventate digitali. Mi permette di sperimentare ed essere più veloce nel lavorare per i clienti. Ma anche le tecniche tradizionali per me avranno sempre molta importanza in quanto, per schizzi ed abbozzi di idee, ho bisogno di carta e matita che non potranno mai essere sostituite completamente dalla tecnologia.

Cosa rappresenti principalmente e quale messaggio vuoi trasmettere?

Mi concentro soprattutto su progetti che rispecchiano il mio pensiero e stile di vita. Mai andare contro il proprio IO, anche se si tratta di lavoro, perché fare arte è trasmettere il proprio essere agli altri, quello che provo nel momento della creazione di un illustrazione verrà percepito da chi la guarda.

Quali sono i maestri ai quali ti ispiri?

Difficile a dirlo, ci sono tanti maestri che adoro e a cui mi ispiro. Londra mi dà la possibilità di accedere alle opere più importanti ogni qual volta ne ho bisogno. Spesso spendo interi weekend nei musei. Adoro Van Gogh non solo per i suoi lavori e colori vivaci ma anche per la sua personalità e il modo in cui esprimeva se stesso attraverso i suoi quadri. Nello specifico dell’illustrazione, il mio illustratore preferito in assoluto è Lorenzo Mattotti, i suoi lavori li trovo di grande ispirazione per la sua linea fluida che dà movimento ai soggetti e i colori vivaci dei pastelli.

Ti ritieni originale?

Credo che si possa essere originale nel momento in cui si fa quello che si crede e ci si concentra sulle proprie passioni. Oggi è difficile trovare qualcosa che non sia stato già fatto o detto. Non sarò la prima o l'ultima illustratrice a ritrarre musicisti jazz, ad esempio, ma lo faccio con passione e a modo mio. Lì sta l'originalità.

Come viene considerato un artista a Londra?

Londra è una delle capitali dell'arte, della musica, del teatro. Qui queste discipline sono considerate un lavoro e sono molto valutate. E’ un peccato vedere che in Italia tante volte non sia lo stesso. Il solo fatto che il mio triennio fatto all'Accademia di Belle Arti non sia considerata una laurea come una qualsiasi università ma solo un "Diploma", mentre qui a Londra ho ottenuto un Master in Illustrazione alla Kingston University che ha lo stesso valore di un Master in qualsiasi altra disciplina, mi fa pensare molto.


In Italia hai incontrato difficoltà per poterti affermare?

Ho lasciato l'Italia dopo aver finito l'Accademia di Belle Arti, quindi in realtà non saprei giudicare. Sto pensando di tradurre dei progetti e proporli al mercato editoriale per bambini in Italia, quindi staremo a vedere.

Ti occupi anche di pittura o altre forme di arte?

Mi capita di avere delle commissioni come dipinti e ritratti. Sono felice di riprendere in mano i pennelli perché la pittura è stata il mio primo approccio all'arte, ma principalmente mi sto dedicando sempre più solo all'illustrazione.

Progetti futuri o mostre?

Le dee per progetti futuri sono sempre presenti e tante. Ho appena firmato con “Illo agency” un'agenzia di illustrazione che ora mi rappresenta in tutto il mondo, quindi mi sto concentrando di più su progetti editoriali da poter presentare. Mi piacerebbe organizzare una personale nel mio paese, cosa ancora mai accaduta, e presentare il mio libro che ho autoprodotto lo scorso anno. Chissà magari questa estate, in tempi migliori, sarà la giusta occasione.

A cura di Antonia Pesare
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