Il foglio ritrovato dalla madre

"Vorrei diventare ricco per trovare la medicina che non fa male", lo struggente tema di Alessio

Le struggenti parole per un tema in classe scritto due anni prima che una terribile malattia lo strappasse alla vita

Salento Puglia e mondo
Manduria venerdì 14 febbraio 2020
di La Redazione
Il tema
Il tema © La Voce

«Il mio desiderio più grande è non fare più la puntura dell’immunosoppressore, il solo pensiero mi fa svenire, vorrei tanto diventare milionario e con i soldi fare andare avanti la ricerca per trovare farmaci al posto della mia odiosa puntura».

Queste le parole di Alessio in un suo tema in classe, scritto due anni prima che una terribile malattia lo strappasse alla vita, che sua madre ha ritrovato tra i tanti ricordi del suo piccolo che non c’è più. La traccia di quel compito assegnato dalla maestra era: «Scrivi uno sfogo per un torto subito, un tuo problema che ti assilla, un tuo desiderio che non si è realizzato».

Il sogno che non si è realizzato per Alessio era quello di guarire, diventare ricco per trovare lui stesso la medicina che lo avrebbe salvato. La dolorosa storia viene da Latiano, in provincia di Brindisi, e a raccontarla è Caterina Sollazzo che ha incontrato la mamma di Alessio.


Alessio, di Latiano, aveva 10 anni quando ha iniziato a star male per un male che lo porterà via, parliamo di sclerosi sistemica. Il suo calvario è durato due anni. Il bambino confidava le sue paure, i suoi desideri, in un compito che la maestra gli aveva assegnato la cui traccia era questa: "Scrivi uno sfogo per un torto subito, un tuo problema che ti assilla, un tuo desiderio che non si è realizzato”.
Le struggenti parole di Alessio sono state ritrovate recentemente dai suoi genitori su un compito svolto a scuola. Quelle del piccolo scolaro sono parole importanti, cariche di significato che sua madre Maria Concetta ha voluto affidarci per essere pubblicate integralmente. Lei con il marito custodiscono gelosamente un altro tesoro di Alessio, un diario dove scriveva il calvario della sua malattia che i genitori non sono ancora pronti a farlo diffondere in quanto è molto delicato e intimo. Sua madre decide di sfogarsi con noi.
«Sono mamma di tre bambini – racconta Maria Concetta –, dopo la scomparsa di Alessio sono nati due bambini, Angelo e Thomas. Thomas era il nome con cui il mio Alessio chiamava il suo diario segreto per questo, dopo aver ritrovato e letto con tanta sofferenza, io e mio marito abbiamo deciso di chiamare così il suo fratellino. Il mio Alessio era, e per noi lo è tuttora, un uragano che dava coraggio a tutti, a noi genitori compresi, alle zie e a tutte le persone a lui vicine. Anche ora che non c’è più Alessio manifesta la sua presenza attraverso il vento e il sole. Sono orgogliosa di lui e voglio continuare a nome suo a girare pagine di vita e a far conoscere al mondo la volontà di vivere che aveva il mio Alessio. Continuerò ad organizzare eventi donando il ricavato ai bambini che soffrono. Quando recentemente abbiamo letto quel tema mi si è spezzato il cuore, ho pianto tanto. Come tutti i bambini Alessio desiderava vivere e da adulto avrebbe voluto studiare per trovare una soluzione meno dolorosa alle cure per la sua malattia. Da mamma cerco di fare il possibile per tirare avanti e cerco di coltivare il suo sogno. Gli ospedali sono stati la nostra seconda casa per ben due anni e noi in nome di Alessio il 13 febbraio doneremo libri al Camberlingo di Francavilla Fontana per una biblioteca ospedaliera, a tutti i bambini della pediatria, poi, daremo un piccolo regalo. Vi terremo informati sulle varie iniziative a scopo benefico che organizzeremo».
Le chiediamo come può una mamma sopravvivere ad un dolore così forte. Maria Concetta ci risponde così. «Con il cuore di mamma dico una cosa: "quando un figlio ti lascia è perché vuol essere un angelo, il mio angelo è nel mio cuore, sempre. Tutte le mattine preparo la colazione per i miei tre figli e la sua tazza del latte è sempre lì, vicina a quella di Angelo e Thomas. Alessio fa parte della nostra famiglia e continuerà a farne parte».
Caterina Sollazzo
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