Non trovava una casa dove scontare le misure restrittive

Rapinatore ai domiciliari in carcere, lo libera uno zio

​Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto, gli ha revocato il carcere concedendogli i domiciliari, ma l’indagato è rimasto in cella...

Cronaca
Manduria martedì 14 gennaio 2020
di La Redazione
Carcere Taranto
Carcere Taranto © La Voce di Manduria

Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto, gli ha revocato il carcere concedendogli i domiciliari, ma l’indagato è rimasto in cella tre giorni più del dovuto perché non aveva un domicilio dove andare. I suoi familiari, i genitori nello specifico, non lo vorrebbero in casa. E’ la singolare sventura accaduta ad uno dei tre giovani manduriani accusati di aver rapinato l’incasso di una farmacia di Manduria e di aver tentato di fare la stessa cosa con i clienti che erano presenti nel locale.

Nell’udienza di convalida che si è tenuta sabato mattina nel carcere di Taranto, nel corso della quale era stata confermata la misura cautelare, l’avvocato che lo difende aveva ottenuto la trasformazione della misura intramuraria con quella più lieve dei domiciliari. Sforzo inutile perché ad impedire che si aprissero i cancelli della casa circondariale di via Speziale a Taranto, si è frapposto l’inconveniente che nessuno si aspettava. Tantomeno l’indagato di ventuno anni che solo ieri ha potuto lasciare il carcere grazie ad uno zio che lo ha ospitato in casa. Nessuna informazione circa i motivi dell’impedimento iniziale.

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I commenti degli utenti
  • C.F. ha scritto il 14 gennaio 2020 alle 10:30 :

    Si tratta evidentemente di persone per bene che hanno cresciuto la serpe in seno. Lo zio, evidentemente della stessa pasta del verme, avrà sulla coscienza l'impedimento della formativa espiazione della pena. Capisco il dramma interiore dei genitori, ma non devono cedere. Se mai ravvedimento ci sarà (ed è molto improbabile, viste le statistiche di "recupero"), questo potrà solo passare dal carcere. Anzi, sarebbe ora di ripensare le carceri per garantire un perfetto e ben ristretto isolamento a tutti i detenuti, sia per motivi di sicurezza, sia per evitare emulazione e formazione di piani e bande criminali, sia per farli riflettere, grande o piccolo che sia il reato commesso. Rispondi a C.F.