Vaccino e terapie contro il Covid: approfondimenti

Alcune risposte a quei pochi commentatori che hanno posto quesiti di un certo interesse al mio precedente intervento

La redazione Riflettori su ...​
Manduria - domenica 09 gennaio 2022
Roberto Massafra
Roberto Massafra © La Voce Di Manduria

Alcune risposte a quei pochi commentatori che hanno posto quesiti di un certo interesse al mio precedente intervento.

Perché è necessario ripetere il vaccino?

Ci sono vaccini che si somministrano una sola volta o che vengono ripetuti a cadenza pluriennale. Questo sia perché conferiscono un’immunità duratura, sia perché l’agente patogeno da cui proteggono è ormai scomparso e le probabilità di infettarsi sono praticamente nulle (è il caso del vaccino anti vaioloso, ormai eliminato, o anche del vaccino antipolio, che si fa solo nei primi mesi/ anni di vita).

Altri patogeni, come ad es. il virus influenzale, non conferiscono immunità  duratura in quanto “variano” ed in più hanno una circolazione massiva e continua, che rende necessario il richiamo annuale.

Il virus che provoca il COVID 19 ha caratteristiche simili al virus influenzale, cioè circola molto, è contagiosissimo e varia frequentemente. In più causa una malattia molto più grave dell’influenza.

Grazie alle moderne tecnologie si è potuto mettere a punto un vaccino in tempi da record, che determina una soddisfacente protezione quanto meno dalla malattia grave e dalla morte, ma, per le caratteristiche del virus stesso, che abbiamo elencato, nonché per la presenza tuttora di miliardi di persone non vaccinate, necessita di frequenti richiami.

 

Perché non si utilizza il plasma iperimmune di de donno?

Perché non si punta di più sugli anticorpi monoclonali?

In merito alle terapie, con particolare riferimento al plasma iperimmune di De Donno, ricavato dai pazienti guariti dal COVID e così caro ai novax, non corrisponde al vero che non sia stato impiegato dai medici di tutta Italia. Lo stesso De Donno, che era vaccinato, non ha mai detto che la “sua” terapia fosse antitetica al vaccino. Oggi sono disponibili gli anticorpi monoclonali, che in pratica rappresentano l’evoluzione del siero iperimmune di De Donno. Infatti il siero contiene, oltre agli anticorpi contro il coronavirus, anche tante altre sostanze proteiche e anticorpi che nello specifico non servono e potrebbero, extrema ratio, risultare dannosi (es. allergie). In più come tutti gli emo derivati deve sottostare alle regole della compatibilità tra gruppi sanguigni e può trasmettere, anche se molto raramente, malattie come l’epatite virale e l’AIDS. Gli anticorpi monoclonali, viceversa, sono specifici, cioè servono per una sola malattia e quindi hanno una concentrazione molto maggiore che nel plasma di De Donno; essendo poi prodotti artificialmente con tecniche di ingegneria genetica, non presentano i pericoli dei derivati plasmatici prima citati.

Detto ciò, mi riesce difficile comprendere come mai si giudichi “sperimentale” un vaccino ormai somministrato a miliardi di uomini e donne di ogni età ed invece si pretenderebbe un impiego massivo di un farmaco utilizzato al massimo in poche migliaia di persone, senza aspettare che venissero pubblicati almeno i primi dati, scientificamente comprovati, sul suo utilizzo. E quando questi dati sono stati pubblicati, dimostrando una efficacia molto blanda, di poco superiore al placebo o alla “vigile attesa”, si è gridato al complotto e alla congiura delle bigfarma. Un po’ come accadde con la cura Di Bella per il cancro e la Stamina per la SLA.

Gli stessi anticorpi monoclonali, la cui efficacia è documentata, così come quella degli antivirali specifici per il

Coronavirus recentemente introdotti, sono in una fase preliminare di valutazione, molto più sperimentale di quanto non siano oggi i vaccini. Per queste nuove terapie, l’efficacia nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva non supera il 50%, che è poco se confrontato al 95% del vaccino a ciclo completo, ma risulta più che buono se, impiegati in soggetti vaccinati e fragili, riesce a strappare dalla morte una ulteriore percentuale di pazienti.

In conclusione, ciò che ha cambiato le prospettive di cura di questa terribile malattia non è nessuno dei farmaci finora impiegato, neanche quelli che hanno una certa efficacia, bensì il vaccino.

Roberto Massafra, medico

 

 

 

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