Affidati alle comunità di rieducazione

Baby gang, ora in carcere ne restano sette

Una decisione quasi annunciata dopo l’esito del precedente Riesame che aveva concesso i domiciliari ai tre maggiorenni componenti della stessa banda di bulli coinvolti e finiti in carcere anche loro nella ...

Giudiziaria
Manduria mercoledì 17 luglio 2019
di La Redazione
Palazzo di giustizia Taranto
Palazzo di giustizia Taranto © La Voce di Manduria

Altri otto bulli lasciano il carcere. Il Tribunale del Riesame per i minorenni di Taranto, ha accolto tutti i ricorsi presentati dagli avvocati degli otto minori arrestati nel secondo filone dell’inchiesta sulle violenze delle baby gang ai danni di anziani e disabili manduriani. Dopo avere ascoltato le discussioni delle difese, il giudice di revisione, Ciro Fiore, ha disposto la scarcerazione degli indagati rinchiusi nel carcere minorile di Bari, sostituendo la misura cautelare intramuraria con quella della comunità di rieducazione. Toccherà ai responsabili del centro di giustizia minorile di Bari ora individuare la comunità più adatta e vigilare sul comportamento di ciascun minore. Periodicamente gli educatori della comunità relazioneranno sul comportamento dei ragazzi affidati che in caso di gravi e ripetute violazioni degli obblighi imposti o di allontanamento ingiustificato, potranno perdere il beneficio concesso e tornare in carcere.

Una decisione quasi annunciata dopo l’esito del precedente Riesame che aveva concesso i domiciliari ai tre maggiorenni componenti della stessa banda di bulli coinvolti e finiti in carcere anche loro nella stessa inchiesta. Tutti devono rispondere di tortura, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio ai danni di Antonio Cosimo Stano, morto il 23 aprile scorso dopo 18 giorni di agonia nell’ospedale Marianna Giannuzzi di Manduria e, alcuni di loro, anche su altri due pensionati con disabilità cognitiva e fisica.

Restano ancora in cella al Fornelli di Bari i cinque minorenni dei primi sei arrestati il 30 aprile scorso con i due maggiorenni Gregorio Lamusta e Antonio Spadavecchia. La misura cautelare di questi ultimi due è stata respinta in sede di riesame ma solo quella relativa alla seconda ondata di arresti e non anche della prima.

Possono ritenersi parzialmente soddisfatti gli avvocati del collegio difensivo composto da Antonio Carbone, Franz Pesare, Armando Pasanisi, Cosimo Micera, Nicola Marseglia, Davide Parlatano, Lorenzo Bullo e Daniele Capogrosso, Antonio Liagi, Pier Giovanni Lupo, Gaetano Vitale, Dario Blandamura che dovranno ora affrontare l’impegno più arduo: smontare il capo d’imputazione della tortura aggravata dalla morte del sessantaseienne Stano quale concausa delle violenze subite nel tempo. Un reato che in caso di condanna costerebbe trent’anni di carcere.

Per questo i legali stanno predisponendo un’unica linea difensiva con la richiesta di rito abbreviato condizionato all’acquisizione da parte del giudice di una perizia medico legale che dovrebbe smontare l’esito dell’autopsia eseguita dal consulente della Procura secondo cui l’ulcera gastrica che ha portato alla morte il pensionato Stano, è stata la causa delle vessazioni a cui era sottoposto da tempo da parte di più bande di bulli.

Puntando su questo, il pubblico ministero Pina Montanaro, capo della Procura della Repubblica per i minorenni, ha già chiesto ed ottenuto dal gip il giudizio immediate con la prima udienza già fissata per il 20 settembre prossimo. Appuntamento che potrebbe saltare con la prevista richiesta di abbreviato che porterebbe tutto nelle competenze del giudice delle udienze preliminari. N.D.

Nazareno Dinoi

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