Inchiesta del 2019 con 11 arresti e 20 indagati

«Ghost wine», anche a Manduria un deposito di vino Primitivo adulterato

Dalle carte della Cassazione

Giudiziaria
Manduria giovedì 07 gennaio 2021
di La Redazione
Nas
Nas © Google

Anche a Manduria c’era un deposito di vino adulterato finito sotto sequestro nell’inchiesta dei Nas di Lecce denominata «Ghost wine» che a giugno del 2019 portò all’arresto di undici persone e una ventina di indagati tra imprenditori e faccendieri delle province di Lecce, Brindisi e Bari accusati di  aver gestito un sistema di adulterazione del vino poi rivenduto in Italia, ma anche sui mercati esteri, come prodotto di qualità, in qualche caso biologico, Doc o Igt. Secondo gli investigatori, il tutto sarebbe stato realizzato con particolari tecniche di manipolazione, sfruttando anche scarti per realizzare ingenti quantitativi di prodotto vinoso.
La circostanza del deposito di vino adulterato sequestrato in una cantina di Manduria (sulla carta Primitivo di Manduria Doc), emerge da un’ordinanza della sezione civile della Cassazione che respinge il ricorso presentato da tre imprenditori di Mesagne finiti nell’inchiesta. 
 

«Il pubblico ministero – si legge nell’atto pubblico - ha preceduto al sequestro probatorio sia di 18.467 ettolitri di vino  … sia di ulteriori ingenti quantitativi (per un totale di circa 95mila ettolitri), rinvenuti negli stabilimenti di San Pietro Vernotico e Manduria, di vino declassato - a seguito delle verifiche svolte dagli organi competenti - in vino rosso zona vinicola e quindi non inquadrabile nelle aree geografiche tipiche indicate dall'azienda (Brindisi rosso riserva, Primitivo di Manduria, Salice Salentino, ecc.). 
Gli investigatori della procura leccese portarono alla luce tecniche enologiche illegali per “rielaborare e rendere commercializzabile anche vino scadente e non vendibile rendendolo idoneo, bevibile e non facilmente identificabile quale vino sofisticato per mezzo di nuova fermentazione, aggiunta di sostanze varie”. Cioè, sarebbe stato tagliato e utilizzato prodotto di provenienza estera, spagnola, soprattutto, a volte anche ignota, per aumentare «la gradazione alcolica e/o cambiare il colore e/o conferire al prodotto aromi, profumi e sapori tipici dell’affinamento/invecchiamento prolungato in recipienti in legno».

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I commenti degli utenti
  • Egidio Pertoso ha scritto il 07 gennaio 2021 alle 18:57 :

    Speriamo che non sofistichino anche i vaccini anticovid in arrivo....il vino si puo' anche non berlo ! Rispondi a Egidio Pertoso

    Albero Ruggieri ha scritto il 07 gennaio 2021 alle 20:42 :

    Può anche lasciarlo a noi il vaccino, però non reclami la terapia intensiva in caso di bisogno. Le auguro tanta salute. Rispondi a Albero Ruggieri

  • giorgio sardelli ha scritto il 07 gennaio 2021 alle 12:49 :

    Come al solto non si menziona il peccatore, così è come se non hai scritto niente, si da retta alla praivis del peccatore e non alla salute pubblica Rispondi a giorgio sardelli

  • DEMETRIO SAMMARCO ha scritto il 07 gennaio 2021 alle 09:43 :

    Che scoperta! E', purtroppo, una pratica piu' diffusa di quanto si creda. Solo che si fa finta di non sapere e non vedere. Rispondi a DEMETRIO SAMMARCO

  • Lorenzo ha scritto il 07 gennaio 2021 alle 07:12 :

    Che vergogna, anche il vino una delle poche cose di vanto della zona? Manca il mare inquinato e poi Manduria è a posto. Politici e cittadini pensateci bene prima di autorizzare o far finta che non dipende da voi/noi la realizzazione di nuovi impianti per il trattamento rifiuti. Speriamo che almeno l'olio sia nostrano.. Speriamo Rispondi a Lorenzo