
Ruoterebbe intorno ai malumori per una proprietà spartita male oppure sugli interessi di un uliveto gestito dai due cognati il movente che ieri ha provocato la strage di via Giulio cesare a Sava. Intorno alle 11.30, un carabiniere, Raffaele Pesare, 53 anni, in servizio al Radiomobile della compagnia di Manduria, in preda ad un raptus, ha ucciso con la pistola d’ordinanza suo padre Damiano, la sorella Pasana e il cognato Salvatore Bisci prima di esplodersi a sua volta un colpo sotto il mento che lo ha ferito gravemente.
Le sue vittime sono morte sul colpo mentre lui è stato soccorso e trasferito prima all’ospedale Giannuzzi di Manduria e dopo nel reparto maxillofacciale del Policlinico di Bari. Le sue condizioni sono gravi. Sarebbe stato il militare prima di tentare il suicidio a chiamare i suoi colleghi della caserma di Manduria che hanno fatto scattare l'allarme. «Venite, ho fatto una cazzata», avrebbe detto al telefono prima di spararsi. Quando sono arrivati i carabinieri con i sanitari del 118 tutto era stato già compiuto. Trasferito prima all’ospedale Giannuzzi di Manduria, il militare è stato poi trasferito nella rianimazione del Policlinico di Bari.
Il carabiniere è sposato e ha due figli. Anche la sorella del militare, una delle vittime, ha un figlio di 11 anni che al momento della strage si trovava a scuola. Ieri stesso il carabiniere ferito è stato dichiarato in arresto mentre la sua famiglia ha nominato l’avvocato Lorenzo Bullo di Manduria. I parenti del cognato, invece, hanno affidato tutto all'avvocato Franz Pesare.
La scena del triplice delitto
Tre corpi nella casa, due maschi vicino ad un tavolo e la donna davanti al divano. Tutti e tre con la testa che poggiava su una pozzanghera di sangue scuro, uccisi a pistolettate. Il quarto corpo, quello del carabiniere che aveva sparato, si trovava fuori in un piccolo cortile ferito al volto e alla parte superiore del collo. Tutto intorno sangue e bossoli sparsi per terra. Questa è la scena che si è presentata a chi per primo è entrato nella casa della famiglia Bisci in via Giulio Cesare a Sava. I primi tentativi di soccorso sono stati fatti da una vicina di casa, una infermiera che lavora all’ospedale di Manduria che ha atteso l’arrivo dell’ambulanza e dei carabinieri tamponando con un asciugamano la ferita sul volto dell’omicida.
I sanitari del servizio di emergenza dopo che hanno constatato i tre decessi, si sono preoccupati del ferito caricandolo in ambulanza e trasportandolo al più vicino ospedale di Manduria. Qui il carabiniere che non ha mai ripreso conoscenza è stato intubato e trasferito nel reparto rianimazione del Policlinico di Bari. La prognosi è riservata ma secondo i medici non corre pericolo di vita. La pallottola entrata dal collo è uscita dalla parte sinistra del naso fratturando le ossa senza ledere organi vitali.
Al medico legale Alberto Tortorella è toccato invece occuparsi dei cadaveri su cui nei prossimi giorni sarà effettuerà l’autopsia già disposta dai due pubblici ministeri Maria Grazia Anastasia e Maurizio Carbone. Con la visita necroscopica eseguita ieri sui tre corpi non è stato possibile stabilire né il numero e né il punto delle ferite da arma da fuoco. Impossibile anche, almeno per ora, stabilire la sequenza dell’azione omicidiaria.
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