Il “Masaniello” del calcio fa risentire la propria voce.

Dopo l'inutile assolto al "palazzo"

La redazione Riflettori su ...​
Manduria - venerdì 11 giugno 2021
Giulio Destratis
Giulio Destratis © La Voce di Manduria

Riceviamo e pubblichiamo una vera e propria filippica dell’avvocato Giulio Destratis, il quale, nonostante il vano “assalto” alla presidenza del Comitato pugliese della Lega Nazionale Dilettanti, ancora una volta appannaggio plebiscitario di Vito Tisci,  non rinuncia ad indirizzare i propri strali verso il “palazzo”.

Maurizio Pasculli

 

«Ho letto con attenzione il comunicato stampa del Comitato Regionale Puglia riguardante l’ultima assemblea elettiva e a tal proposito ritengo necessario svolgere alcune considerazioni. Mi chiedo innanzitutto perché il CR Puglia abbia usato anche il termine “prosciolto”. Si viene “prosciolti” da un’accusa solo da un giudice dopo la celebrazione di un processo dinanzi ad un Tribunale. In realtà, il provvedimento a cui si riferisce impropriamente il CR Puglia parla unicamente di “archiviazione” e non di “proscioglimento”. Due cose ben distinte. Provo a spiegare come funziona il meccanismo. Nel caso delle elezioni di gennaio, come purtroppo in tanti altri casi, la Procura Federale FIGC ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per avviare un processo sportivo a carico di dirigenti federali FIGC. La Procura Federale ha così deciso autonomamente di archiviare un esposto che metteva in luce dettagliatamente tutto quanto accaduto durante l’ultimo percorso elettorale della LND Puglia, nonostante allo stesso fosse stata allegata ampissima documentazione probatoria.

Nel processo sportivo, il capo della Procura Federale è l’unico che può decidere su chi svolgere le indagini per eventuali violazioni delle normative calcistiche e su chi no. Può decidere in via esclusiva se un tesserato deve essere mandato a processo attraverso il “deferimento” oppure se “archiviare” le violazioni che gli vengono segnalate, impedendo così di fatto sul nascere, a sua insindacabile scelta e senza possibilità di appello, qualsiasi pronuncia di un tribunale sportivo.

Nulla a che vedere, quindi, con le garanzie offerte dall’ordinamento statale, dove c’è la possibilità di opporsi alla richiesta di archiviazione della Procura e di rimettersi alla pronuncia di un Giudice terzo. Nel calcio questa garanzia costituzionale è paradossalmente negata. La conseguenza è che la Procura Federale, a suo esclusivo ed insindacabile giudizio, può decidere la sopravvivenza sportiva di dirigenti e tesserati senza dover neppure fornire le motivazioni sulla scelta di archiviare gli esposti ad essa pervenuti.

Il prestigioso incarico di Procuratore Federale si riceve per nomina del Consiglio Federale su proposta del Presidente FIGC. Nessun concorso, dunque. Sono i politici del calcio (ovvero proprio i massimi dirigenti federali) ad individuare questa figura. Il neo eletto Presidente FIGC Gravina ha confermato come Procuratore Federale il Consigliere Giuseppe Chiné, il quale riveste contemporaneamente anche l’importantissima carica di Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia nel Governo Draghi. Il suo ruolo impone evidentemente assoluta terzietà, indipendenza e riservatezza. Eppure il Procuratore Chiné ha sinora deciso di negarmi l’accesso ai provvedimenti con cui illustra le motivazioni delle sue archiviazioni, nonostante sia stato già accertato che la stessa Procura Federale in un’altra vicenda abbia consegnato un atto analogo addirittura ad un dirigente federale estraneo al procedimento. La Commissione Federale di Garanzia FIGC è già stata attenzionata sull’accaduto e presumibilmente sono in corso indagini. Vi è da dire anche che è stata discussa nell’aula del Senato un’interpellanza parlamentare sulla possibile posizione di incompatibilità del dott. Chiné.

Appare perlomeno strano pure il dato che siano stati “archiviati” anche altri esposti riguardanti le medesime possibili violazioni delle norme di giustizia sportiva avvenute nelle assemblee Lnd che si sono tenute in altre regioni d’Italia alcuni mesi fa. Possibile che anche tutti i miei colleghi abbiano riscontato le stesse gravi anomalie e che la Procura Federale non ritenga le segnalazioni meritevoli neppure di essere portate all’attenzione di un tribunale sportivo?

Un fatto è certo: con le norme procedurali in vigore è scontato che vengano rieletti sempre gli stessi presidenti di Comitato Regionale in carica ormai da decenni. Il cambiamento è di fatto impedito dalle norme sportive che garantiscono i soliti noti e gli permettono di presentarsi alle elezioni come candidati unici. Su 20 regioni al voto in un solo caso è stato eletto un nome nuovo. Gli altri sono tutti presidenti riconfermati (14) e segretari o ex vicepresidenti saliti di grado. In Lombardia è stato addirittura rieletto Tavecchio. Continuo a ritenere che sia il tempo di vederci chiaro sul modus operandi di chi governa il calcio. Se il calcio a tutti i livelli si trova in uno stato di acclarata crisi, è ora che qualcuno se ne assuma la responsabilità. Il cambiamento promesso da Gravina a febbraio non sta trovando corrispondenza nella realtà.

In Puglia mi è sempre stata negata la possibilità di un confronto sui temi, dialogo che avrebbe giovato alla crescita dell’intero movimento. Pare che in Federazione si preferisca parlare sempre senza contraddittorio. Perciò l’unica strada da percorrere resta quella degli esposti alle autorità preposte. Ci sarà un “giudice a Berlino”. Continuo ad avere fiducia nella giustizia sportiva ma se la stessa non saprà fornire risposte esaurienti, insieme con il mio gruppo di lavoro abbiamo deciso che la strada maestra sarà quella di rivolgerci alla giustizia ordinaria civile e penale, come del resto sono stato già costretto a fare in altra occasione.

Ho piena consapevolezza di quanto la strada che ho deciso di percorrere sia ripida, piena di insidie, di ostacoli e di trabocchetti, ma sono animato oltre che da granitiche convinzioni giuridiche, anche dalla forte passione verso lo sport che amo».

Avvocato Giulio Destratis

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