Torno da Milano, mi autodenuncio ma accade che...

Non ero rimasta soddisfatta di come era andata ieri sera alla guardia medica. Così stamattina appena sveglia inizio a chiamare ripetutamente lo studio del mio medico...

La redazione Riflettori su ...​
Manduria - mercoledì 26 febbraio 2020
Maria Luisa Lomartire
Maria Luisa Lomartire © La Voce di Manduria

Non ero rimasta soddisfatta di come era andata ieri sera alla guardia medica. Così stamattina appena sveglia inizio a chiamare ripetutamente lo studio del mio medico. Una, due tre, sette volte in un’ora e mezza. Decido di andare e stare magari a distanza da qualche anziano già influenzato. Non c’era nessuno, tanto che per un secondo pensavo non ci fosse neanche lui.

Dalla porta dico: dottore auto denuncio il mio rientro. “E.. ma non doveva venire, deve evitare ambulatori, luoghi affollati ecc ecc”. Gli mostro l’elenco delle chiamate in uscita. Ah si, abbiamo avuto problemi con internet finora.

Questa volta mi chiede nome cognome numero di telefono (forse tra qualche giorno farà una chiamata per sapere come sto) e l’indirizzo (magari se mi dovessi ammalare mi porterà le arance ho pensato). Mi ha chiesto come mi sentissi.

“Guardi dottore, veramente la dottoressa della guardia medica ieri mi ha detto di monitorare la temperatura corporea e ieri sera l’ho fatto, era 37”.

Mi scrive un numero di cellulare su un foglio di carta, “Dipartimento di Prevenzione” e di chiamarlo alla comparsa dei primi sintomi: raffreddore febbre e tosse.

Mi dice di controllarla ancora e che per lui, considerando la provenienza, 37 potrebbe già essere un sintomo. Riferisco che la mia temperatura non è mai meno di 36, 7, comunque. “Valuterà il dipartimento se è il caso di fare il tampone”, mi dice.

Rientro a casa (come mi ha raccomandato il mio medico) e ricontrollo subito la temperatura: 37 sempre.

Forse è il caso di chiamare. Magari mi fanno il tampone e dopo un giorno sarò libera? Magari mi prendono per paranoica? Vabbè ma me lo ha detto il medico.... Eh lui saprà cosa fare. Ok, chiamo. Squilla. Linea libera, risponde.

“Pronto salve mi ha dato questo numero il mio medico ha detto di riferire a voi la comparsa di un qualunque sintom.... “signora la blocco subito questo è un numero di emergenza..”. Sì, ma i sint... “Signora le ripeto che i sintomi deve riferirli al suo medico”. Ma io ci sono andata... “Questa linea deve essere libera per le emergenze va bene, grazie, buon lavoro.

Anche in questo caso non conoscono il mio nome, indirizzo e nemmeno il luogo di provenienza, che per fortuna non è Codogno ma poteva tranquillamente esserlo. Probabilmente, anzi, spero vivamente, non sarò il paziente zero di Sava, ma mi domando a cosa servono queste disposizioni per la prevenzione della Regione Puglia se poi non sanno chi debba occuparsene e in che modo.

A cosa serve obbligare i cittadini che provengono dai focolai e invitare quelli che hanno soggiornato nelle regioni interessate dal virus ad autodenunciarsi, se poi possono tranquillamente sfuggire al loro controllo nonostante volontariamente si recano dalle persone a cui spetterebbe il compito di gestirle e consigliarle sul da farsi?

La risposta è sempre la stessa: a niente!

Maria Luisa Lomartire

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I commenti degli utenti
  • Piera calo" ha scritto il 27 febbraio 2020 alle 08:09 :

    Brava lei ha fatto il proprio dovere di cittadina e a fatto bene a publicare Rispondi a Piera calo"

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