Il dramma di Antonio Stano, in quella strada la chiesa ha fallito

​Viviamo lontani da Manduria ormai da diversi anni, ma siamo nati e cresciuti in questa che non abbiamo mai smesso di considerare la nostra città.

La redazione Riflettori su ...​
Manduria - lunedì 13 maggio 2019
La statua di don Bosco
La statua di don Bosco © La Voce di Manduria

Viviamo lontani da Manduria ormai da diversi anni, ma siamo nati e cresciuti in questa che non abbiamo mai smesso di considerare la nostra città. Durante le vacanze siamo sempre tornati con la famiglia che nel frattempo avevamo formato e orgogliosamente abbiamo fatto conoscere ai nostri figli e ai loro amici le bellissime spiagge col mare cristallino e la macchia mediterranea, il centro storico, ma anche il parco archeologico e le sue mura messapiche, nelle cui vicinanze sorge il Fonte Pliniano così descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia.

Ebbene, per alcuni, proprio l’indifferenza nei confronti di ciò che accade o potrebbe accadere di negativo o di positivo nella città, sembra essere la cifra del cittadino manduriano e quindi la ragione di fondo dei fatti violenti accaduti in questi giorni. E tuttavia, gli abitanti di questa città, non esitano ad ostentare orgoglio per questo patrimonio di cultura e di storia e per la propria identità.

All’orgoglio generale della bellezza dei luoghi, purtroppo, non corrisponde un altrettanto generale spirito di appartenenza ad un medesimo destino. Quanto accaduto in questi giorni, ne è la dimostrazione più evidente. Se ci fosse stato, infatti, un minimo senso di appartenenza ad una comunità di persone, una persona fragile e sola come Antonio Stano avrebbe incontrato sostegno e cura, anzicché diventare bersaglio di azioni violente messe in atto da un branco di ragazzi “annoiati”.

E’ davvero paradossale, poi, che i soprusi siano avvenuti di fronte a ciò che resta di una parrocchia che per tradizione è sempre stata quella maggiormente coinvolgente i giovani: “il Villaggio del fanciullo”. Una struttura fortemente voluta da una figura di prete, oggi diremmo - con le parole di papa Francesco - con addosso l’odore delle pecore, perché profondamente immerso nella nuda vita delle persone che incontrava, don Luigi Neglia, che pensò di affidarla proprio ai salesiani. Un luogo dove praticare i valori della inclusione, della aggregazione e della formazione; un luogo privilegiato per la crescita umana e culturale di diverse generazioni di giovani. L’intuizione profetica di don Luigi Neglia, alla luce di quanto accaduto, assume oggi una validità ancora più grande.

Se l’impegno che si dedica alla ricostruzione della chiesa e delle sue strutture oratoriali non è accompagnato da sforzi ancora più robusti volti a ricostruire il senso di comunità e a riconnettere le relazione spezzate, continueranno ad essere presenti non solo la solitudine di chi vive situazioni di marginalità e di debolezza ma anche la solitudine e la povertà morale di quei ragazzi che solo nel branco e nel telefonino trovano i significati della loro esistenza.

Dov’è stata e dov’è la “Chiesa in uscita” tante volte raccontata dal Papa? Una chiesa non ripiegata sulle proprie comode abitudini, sulle proprie manie dell’apparire e del fare. Si, il tanto darsi da fare della Chiesa di Manduria ha trovato, di fronte al lungo venerdì santo vissuto da Antonio Stano, il suo fallimento più clamoroso. Né vale, da questo punto di vista, scaricare le responsabilità - che pure ci sono - sulle manchevolezze dei servizi sociali, della scuola, delle famiglie.

Di fronte a Istituzioni latitanti, a famiglie a dir poco “disattente”, se non è la Chiesa a farsi “sentinella” e ad essere segno di contraddizione, chi altri può assicurare – nel deserto di punti di riferimento e di veri programmi di sviluppo della città – quel “supplemento d’anima” senza il quale un luogo abitato da migliaia di individui è condannato a ripiegarsi su se stesso, facendo così prevalere gli istinti più bassi?

Maria Luisa Riccardi e Luigi Lochi

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