La sentenza del tribunale

Debito fuori bilancio per le telecamere, il Comune paga il conto e mette al sicuro Dinoi

L’amministrazione straordinaria del Comune di Manduria nella persona dell’ex prefetto Raffaele Saladino ha trovato una soluzione per saldare il debito che l’ente aveva con la Cimenes...

Locali
Manduria mercoledì 15 maggio 2019
di La Redazione
Municipio Manduria
Municipio Manduria © La Voce di Manduria

L’amministrazione straordinaria del Comune di Manduria nella persona dell’ex prefetto Raffaele Saladino ha trovato una soluzione per saldare il debito che l’ente aveva con la Cimenes, l’azienda che nel 2012 aveva fornito un impianto di telecamere di sorveglianza per il canile comunale e la masseria Marina senza impegno di spesa ma con una normale richiesta firmata dal dirigente Vincenzo Dinoi. Motivo per cui l’amministrazione comunale nel 2015 si era opposta al pagamento sostenendo che l’impianto di telecontrollo l’avrebbe dovuto pagare l’associazione che aveva in gestione in canile e non invece il comune. Il Tribunale di Taranto con una sentenza del 2018 aveva poi respinto l’atto ingiuntivo presentato dalla ditta sostenendo che a pagare la fornitura doveva essere il dirigente Dinoi che l’aveva richiesta senza la pezza d’appoggio dell’organo politico (commissariale anche all’epoca). «Dunque il terzo che ha eseguito un’opera o una prestazione in favore dell’Ente, dietro incarico di un funzionario dello stesso Ente senza previa delibera di impegno di spesa – si legge nella sentenza - è tenuto ad agire direttamente verso il funzionario, determinandosi una frattura del rapporto di immedesimazione organica tra il funzionario e l’Ente, né può agire con l’azione di ingiustificato arricchimento nei confronti dell’Ente, avendo un’azione diretta verso il funzionario, stante la natura sussidiariadell’azione di arricchimento». Aggiungendo che il dirigente, a sua volta, poteva a sua volta agire nei confronti del comune «avendo solo l’onere di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento senza che sia necessario alcun riconoscimento dell’utilità della prestazione da parte dell’ente e salva la possibilità, per quest’ultimo, di dimostrare che l’arricchimento sia stato non voluto, non consapevole ovvero imposto”».

Preoccupato di questo il commissario Saladino, sentito il parere favorevole dei Revisori dei conti, ha proposto alla ditta il pagamento del debito quantificato in 7.507 euro a condizione che quest’ultima «rinunci a qualsiasi azione nei confronti del dirigente Vincenzo Dinoi stante la necessità – motiva la decisione saladino -di salvaguardare l’ente da successive azioni di arricchimento che il funzionario (Dinoi, Ndr), potrebbe intentare a fronte di pagamenti effettuati in relazione alla fornitura dell’impianto di videosorveglianza».

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