Il significato del rito

A Manduria battesimo per immersione completa durante la solenne veglia di Pasqua

Nella parrocchia San Giovanni Bosco

Locali
Manduria sabato 20 aprile 2019
di La Redazione
Battesimo per immersione
Battesimo per immersione © La Voce di Manduria

mi byQuesta sera a Manduria sarà celebrato un battesimo per immersione completa. Il sacramento sarà somministrato da don Dario De Stefano durante la solenne veglia di Pasqua che avrà inizio alle ore 22,30 nella chiesa di San Giovanni Bosco. A ricevere il sacramento con questo speciale rito sarà il piccolo Gianmarco Domenico. Il battesimando sarà completamente immerso in un catino pieno d’acqua tiepida.

Significato del battesimo per immersione (Don Francesco Verzini*)

Le prime testimonianze extra-bibliche che abbiamo parlano di battesimo per immersione, soprattutto finché la prassi prevalente fu quella di battezzare catecumeni in età adulta. Con il passare dei secoli ha preso il sopravvento la prassi di battezzare i bambini, e conseguentemente di celebrare il battesimo per infusione, cioè con un po’ di acqua versata per tre volte sul capo del neonato. Per questo, ad oggi la Chiesa cattolica mantiene entrambe le modalità, dando la possibilità sia dell’immersione che dell’infusione. Il Rito del battesimo dei bambini nella parte introduttiva, al n. 22, afferma: “Si può legittimamente usare sia il rito di immersione, segno sacramentale che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, sia il rito d’infusione”. Da quanto citato comprendiamo che sono possibili entrambi le prassi, ma anche che l’una esprime la realtà che si celebra meglio dell’altra. Non è difficile concludere che, seppur entrambe sono possibili, il rito per immersione è il più corretto, non solo perché modalità più antica, ma perché se il sacramento – come già affermava Pietro Lombardo – è “segno della grazia di Dio e forma visibile della grazia invisibile, in modo tale da portarne l’immagine ed esserne causa”, per significare ciò che il sacramento produce e dona c’è bisogno di segni rituali che esprimano ciò che “nascondono”.

Per questo, se il battesimo è essere immersi nella morte e risurrezione di Cristo, lo si può meglio esprimere con l’immersione ed emersione dall’acqua. Lo stesso vale per gli altri “significati” del battesimo, quello del lavacro di purificazione o della nascita a nuova vita, indubbiamente espressi in maniera eccellente dal rito di immersione. Chiaramente questa prassi non è facilitata dell’architettura di molte nostre chiese, che hanno fonti battesimali piccoli, pensati per la sola prassi dell’infusione.

Perciò l’auspicio è che nella costruzione delle nuove chiese, o nell’adeguamento liturgico di quelle esistenti, si tenga anche conto della possibilità di un fonte battesimale che consenta di celebrare il battesimo per immersione, così da meglio esprimere quanto san Paolo affermava nella Lettera ai Romani (6,4): “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. Pubblicato su www.lavoce.it

*Don Francesco Verzini è nato a Perugia il 19 agosto 1986 ed ordinato sacerdote il 29 giugno 2012, è co-direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile, responsabile diocesano per il “Progetto Policoro” della Cei e parroco di Piccione-Ramazzano Le Pulci-Fratticiola Selvatica. E’ presidente del Comitato regionale umbro dell’Associazione Nazionale San Paolo Italia (Anspi).

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