Il parere dell'accusa

Ecco tutte le accuse agli ″impresentabili″

I comportamenti per i quali i sei ex amministratori, secondo l’avvocatura che in questo caso rappresenta l’accusa, non devono essere più presentarsi in nessuna lista che si presenti alla prossima tornata

Locali
Manduria mercoledì 07 novembre 2018
di La Redazione
piovra mafia politica
piovra mafia politica © Google

«Il quadro indiziario che emerge dalla documentazione depositata, indipendentemente dall’eventuale valenza sul piano penale dei singoli episodi, denota un livello preoccupante di compromissione della regolare funzionalità dell’Ente e quello di un apparato burocratico la cui inefficienza ha consentito, più o meno consapevolmente, la presenza e l’intromissione nella quotidiana vita amministrativa di ditte o soggetti, rispetto ai quali nessun filtro, rappresentato quanto meno dal semplice rispetto della legge, è mai stato davvero applicato». È uno dei passaggi più significativi della memoria dell’avvocatura dello Stato alla procedura di incandidabilità degli ex amministratori del comune di Manduria sciolto per mafia.In 23 pagine, ricche di errati copia-incolla e di refusi, i rappresentanti del Ministero e della Prefettura, ripropongono le accuse secondo le quali sei ex amministratori (e non dieci come propone invece il collegio del Tribunale civile di Taranto), non devono essere ricandidati alle prossime elezioni perché impresentabili. Niente di nuovo rispetto a ciò che è già emerso nei precedenti pareri se non per quanto riguarda l’ex assessore Cosimo Lariccia il cui nome non compare nell’elenco dei dieci individuati dal Tribunale.

Eccoli, uno per uno, i comportamenti per i quali i sei ex amministratori, secondo l’avvocatura che in questo caso rappresenta l’accusa, non devono essere più presenti in nessuna lista che si presenti alla prossima tornata elettorale.

Massimiliano Rossano, ex assessore allo Sport

È indicato quale emissario del locale capo mafia (Antonio Campeggio detto “scippatore”, ndr), con il compito di garantire gli interessi della criminalità organizzata. «Al riguardo – si legge - è stato rilevato che il citato ex assessore si è adoperato per agevolare l’assegnazione di un alloggio ad un soggetto legato sentimentalmente ad un esponente della sacra corona unita».

Nicola Dimonopoli, ex presidente del Consiglio

«Per la cui elezione alla carica di presidente del consiglio è intervenuto, in maniera decisiva, il locale capo cosca, minacciando gravi ripercussioni nei confronti degli altri consiglieri comunali qualora il “suo” candidato non fosse stato eletto presidente».

Luigi Morgante, ex consigliere comunale

«Coinvolto nella citata indagine giudiziaria per favoreggiamento personale in quanto, escusso dalla polizia giudiziaria, non ha riferito di aver subito un tentativo di estorsione per furto di auto per il quale ha invece dichiarato di avere chiesto aiuto, attraverso un suo familiare, alla locale organizzazione criminale».

Vincenzo Andrisano e Cosimo Lariccia

«Viene ampiamente riportato nella relazione della commissione d’indagine come in tale vicenda abbiano svolto un ruolo attivo l’ex presidente del consiglio comunale Vincenzo Andrisano e l’ex assessore Cosimo Lariccia». Questa “ruolo attivo” si riferisce ad un incontro che sarebbe avvenuto sul comune di Manduria tra l’ex assessore Rossano e il boss Campeggio socio in affari del titolare di un bar. Motivo dell’incontro sarebbe stato l’occupazione di suolo pubblico e l’installazione di strutture mobili da parte del titolare del bar situato di fronte al palazzo municipale anche lui arrestato nella stessa inchiesta dell’antimafia di Lecce.

Roberto Massafra

All’ex primo cittadino viene contestata la già nota vicenda della presunta raccomandazione di uno degli arrestati per mafia che avrebbe fatto assumere da un’impresa che eseguiva lavori per conto del comune. (Vicenda, si è saputo dopo, venuta fuori da un colloquio intercettato tra due pregiudicati e che Massafra ha sempre contestato motivo per cui ha denunciato per diffamazione l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti il quale aveva attribuito a lui tale frase.

Sui motivi di incandidabilità dell’ex sindaco, però, l’avvocatura mette sul piatto altri elementi di censura. «Il mancato esercizio da parte del sindaco del potere - dovere di indirizzo e controllo sull’operato degli amministratori e dell’apparato burocratico – si legge -, omissioni concretizzatisi in un atteggiamento di indubbia accettazione dell’influenza e della contiguità ad esponenti di spicco della criminalità organizzata locale ed è sufficiente, secondo la giurisprudenza in materia di incandidabilità per integrare il rapporto di causalità tra le omissioni di poteri previsti per legge da parte del sindaco e lo scioglimento del consiglio comunale». E ancora. Parlando di «…permeabilità dell’amministrazione comunale agli interessi delle locali consorterie mafiose e, quindi, di danno del normale svolgimento e funzionamento dell’attività amministrativa, ledendo il buon andamento del l’amministrazione e il regolare funzionamento dei servizi dell’ente in questione», l’avvocatura conclude così: «Deve rilevarsi che tale attività è riconducibile anche alla corresponsabilità del sindaco il quale ha nominato gli assessori e ne ha condiviso le scelte».

Appare sempre più chiara, infine, la quasi certa uscita di scena degli altri cinque ex consiglieri comunali, Leo Girardi, Roberto Puglia, Francesco ferretti, Vincenzo Pisconti e Maria Grazia Cascarano, per i quali il Tribunale di Taranto ha proposto l’incandidabilità.

Secondo il ministro Matteo Salvini, infatti, costoro resterebbero fuori dal procedimento «Al fine di evitare condanne del Ministero alla refusione delle spese processuali nei confronti di controinteressati non dichiarati incandidabili».

Nazareno Dinoi

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