Il biberon dei Messapi nascosto negli scaffali

Locali
Manduria lunedì 22 luglio 2013
di Redazione
Il biberon dei Messapi nascosto negli scaffali
Il biberon dei Messapi nascosto negli scaffali © n.c.
MANDURIA - Guardandolo con occhi inesperti è un semplice oggetto di terracotta a forma di maialino. La meraviglia viene quando si scopre che l'antico manufatto che risale a circa 2400 anni fa, è il precursore dei moderni biberon, tettarelle e poppatoi vari attualmente in commercio. Per gli archeologi che lo hanno trovato all'interno di una tomba Messapica a Manduria, è un raro guttus-tintinnabula. Sulla sua datazione non ci sono dubbi: «Tra il IV e V secolo avanti Cristo», afferma l'archeologo Arcangelo Alessio della Soprintendenza archeologica della Puglia e del museo nazionale di Taranto che ha fatto la scoperta con l'archeologo Gianfranco Dimitri e la squadra del consulente Gregorio Tarentini. Due oggetti in uno: biberon (guttus) quando era pieno del latte che l'infante succhiava attraverso il muso allungato del maialino e giocattolo (tintinnabula) quando il neonato già sazio si lasciava incantare dal suono di due sonagli di creta contenuti nella pancia del maiale. Bastava scuoterlo e il magico tintinnio conciliava il sonno. L'eccezionale reperto che tra le altre cose prova come già allora la donna-mamma usasse integrare con altri liquidi (probabilmente latte vaccino) una scarsa e stancante poppata al seno, è stato trovato un mese fa in una tomba a camera della città Messapica affiorata per caso durante i lavori di interramento della rete fognaria. La sepoltura conteneva due scheletri di adulti con il loro corredo funerario. Tra i vari vasi porta-unguenti ed altri oggetti di uso personale, gli archeologi hanno rinvenuto il biberon- maialino ma non i resti del neonato a cui sicuramente era appartenuto. Una scoperta molto importante, secondo gli archeologi, soprattutto per l'integrità del reperto. È bastato scrostarlo, spolverarlo e dargli una risciacquata per riportare in vita un tenero oggetto passato nelle mani di chissà quale bimbo vissuto almeno tre secoli prima di Cristo. A guardarlo oggi non sembra siano passati oltre due millenni, la struttura è rimasta intatta, riconoscibilissimi i contorni dell'animale raffigurato con le caratteristiche orecchie appuntite ma occhi e sopracciglia umani decorati con pennellature di bianco. Un vero capolavoro per quei tempi arrivato intatto sino ai giorni nostri e non ancora mostrato al pubblico. Il poppatoio messapico che mostriamo nelle foto in esclusiva, giace infatti dimenticato tra le migliaia di reperti Messapici portati alla luce negli scavi degli ultimi cinquant'anni nel circondario di Manduria e conservati nei depositi della Soprintendenza archeologica. Su quegli scaffali e nei cartoni numerati e impolverati, i tesori nascosti come questo biberon di creta sono davvero tanti. «Con gli spazi e le risorse necessari - confida l'archeologo Alessio - potremmo allestire un grande museo che colmerebbe il vuoto che separa il polo museale di Taranto dall'altro importante sito Messapico di Alezio, nel basso Salento». Mezzo secolo di testimonianze storiche del misterioso popolo messapico venute alla luce grazie a campagne di scavi gestiti dalle università oppure dalla Soprintendenza che non trovano ancora uno spazio per essere mostrate al pubblico. Persino la loro catalogazione diventa un problema. Impossibile, invece, ricordare i pezzi più pregiati che rivendicano la giusta luce come il tenero maialino-biberon di Manduria. «Per noi sono tutti importanti, ma sicuramente quelli che davvero è un peccato non mostrare sono le preziose ceramiche sovradipinti, o le trozzelle raffiguranti scene di caccia o ancora i pesanti cinturoni di bronzo con le armi dei guerrieri come anche i delicatissimi monili di argilla dorata che gli antichi orafi realizzavano su copia perfetta dei famosissimi ori di Taranto per arricchire i corredi funerari». Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno
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I commenti degli utenti
  • carlo ha scritto il 23 luglio 2013 alle 08:31 :

    ....Tutti esperti di esecuzioni lavori in ambito archeologico...... a leggere questi commenti mi viene spontaneo chiedermi se mai, questi signori, attenti osservatori della "res pubblica" , hanno lasciato la polvere delle loro scarpe all'interno della sede espositiva della soprintendenza, se mai hanno visto ci che esposto..... Rispondi a carlo

  • Carlo. ha scritto il 22 luglio 2013 alle 18:34 :

    La sede ideale [del Museo] sarebbe nella stessa zona archeologica. Un turista va trova di tutto. Un edificio costruito a norma e sorvegliato tutto l'anno, cosi la zona sarebbe sempre aperta al pubblico e funzionerebbe bene. Ma con le cose pubbliche bisogna aspettare, aspettare e aspettare ( forse Manduria stessa un museo?). La gente, comunque, non pu aspettare i tempi biblici della Sovrintendenza; bene che la stessa si dia una regolata e che l'Amministrazione stessa sia sensibile al problema. Riesumate pure i morti, ma non seppellite i vivi. E poi tutti dovrebbero avere un controllore, anche la Sovrintendenza. Rispondi a Carlo.

  • Tonino Roberto ha scritto il 22 luglio 2013 alle 18:01 :

    @antonio: Per correttezza topografica; quei locali, sono stati utilizzati dal Tecnico comm. e per Geometri negli anni 80 e si indicavano con l'appellativo di "palazzo Schiavoni". Ne era proprietario il notaio Scarano (proprietario anche di una parte del palazzo Pasanisi dove avevamo la sede centrale. Entrambi i palazzi erano stati concessi in fitto alla Provincia. Il nominato palazzo Mancini invece, lo stabile confinante a quello in questione. Rispondi a Tonino Roberto

  • antonio ha scritto il 22 luglio 2013 alle 16:22 :

    Manduria necessita con urgenza una sicura sistemazione dei reperti archeoloigici che da anni sono stati trovati per caso ora negli scavi di fondazione di un'abitazione, ora negli scavi per posa in opera della rete gas, oggi per i lavori della rete fognaria. Tuttavia tutti i reperti giacciono sparsi in diversi posti e nn si d la possibilit al turista o alla studioso di prenderne visione. Se ne parla da anni della nuova sede di un museo civico a Manduria: oggi allocato in uno stabile (palazzo Mancini ma di propriet di un privato) al quale nn si data la giusta pubblicit. Solo gli addetti ai lavori sanno che esiste a Manduria un luogo dove poter visitare i vari reperti messapici.La Soprintendenza della Puglia e di Taranto (che lamentano sempre e giustamente una limitata disponibilit finanziaria) deve farsi carico di una definitiva sistemazione: ne va la seriet con cui si ammistrano i beni culturali a Manduria. Rispondi a antonio

  • Carlo. ha scritto il 22 luglio 2013 alle 15:08 :

    @Carlo.: Per non vorrei che dopo questa notizia del "biberon", gli Amministratori attuali continuassero a dormire, visto l'uso che se ne fa! Rispondi a Carlo.

  • Carlo. ha scritto il 22 luglio 2013 alle 15:02 :

    ......un paio di anni fa mi disse un impiegato/a dell'italgas, alla mia domanda di sapere quando in via TOT (via del centro della citt)sarebbe passato il metano: ""non so dirglelo. Abbiamo metanizzato tanti comuni nel leccese senza troppi problemi con la Sovrintendenza, ma qui a Manduria stiamo avendo un sacco di problemi e ritardi"". Certamente il fantasma di re Archidamo III, ucciso sotto le mura della citt messapica di Manduria nel 338 a.C., ancora ci perseguita attraverso la Sovrintendenza. Abbiamo urgente bisogno di un esorcista! Rispondi a Carlo.

  • giuseppe ha scritto il 22 luglio 2013 alle 12:29 :

    ---commento rimosso---- Rispondi a giuseppe

  • Gregorio Perrucci ha scritto il 22 luglio 2013 alle 09:58 :

    Con gli spazi e le risorse necessari confida larcheologo Alessio potremmo allestire un grande museo . Ancora spazi e risorse? Ma qualcuno mi spieghi allora, il contratto triennale di 78 mila euro (se ricordo bene) con il proprietario degli immobili attigui al Banco di Napoli, a cosa servito, o a cosa sta servendo? E le risorse umane impiegate a corredo di quei locali, e le conseguenti risorse economiche impegnate per pagare tali, non so se chiamarli impiegati, dipendenti..o cosaltro, visto che passano le giornate senza far niente, quali finalit hanno? Possibile che allinterno di quei locali non vi sia posto per esporre un maialino in pi? Abbiamo bisogno ancora di grandi spazi? E possibile che per ottenere 10, gli enti e le pubbliche amministrazioni devono spendere necessariamente dieci volte tanto? Nel nostro Paese si specula e si sperpera il denaro pubblico in modo veramente incontrollato. E veramente vergognoso! Rispondi a Gregorio Perrucci