Le carte dell'inchiesta Cupola

"Terre in cui la mafia vive in simbiosi con le comunità", le dure parole dell'investigatore

La conferenza stampa di ieri

Cronaca
Manduria giovedì 15 ottobre 2020
di La Redazione
Le intercettazioni
Le intercettazioni © La Voce di Manduria

Indagini a tappeto per sradicare la mafia da contesti in cui è diventata un fenomeno endemico. Dove riesce a comandare anche senza il ricorso alla violenza. Questa la ricetta messa sul tavolo ieri nel corso della conferenza stampa in Questura da Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della Polizia per incidere in terre in cui la mafia vive in simbiosi con le comunità. Proprio come, secondo gli esperti dell'antimafia, avviene a Manduria e più in generale nei centri in cui la Sacra Corona Unita continua a far sentire il suo peso e la sua legge.
La presenza del capo dell'anticrimine ieri ha testimoniato il livello di attenzione nella lotta alla criminalità organizzata nel versante orientale della provincia. E in particolare su Manduria. Dove nel giro di soli tre anni e per due volte si è intervenuti pesantemente per colpire sostanzialmente lo stesso clan mafioso.
«Dove la criminalità è endemica - ha spiegato il dirigente della Polizia - serve anzitutto l'azione investigativa fatta per bene per arrivare a processi che portino alle condanne. Poi occorre il resto, l'azione che evidenzi che il riferimento fondamentale è lo Stato, non altri. Costruiremo nel breve periodo - ha annunciato il direttore centrale dell'Anticrimine - meccanismi investigativi interprovinciali e riconducibili al Servizio centrale operativo e alla Direzione centrale Anticrimine che consentano di fornire un supporto investigativo specialistico. Questi meccanismi flessibili, con il know how e la specializzazione che abbiamo, ci permettono di affrontare il fenomeno in modo scientifico». Uno sforzo investigativo che andrà di pari passo con la necessità e la volontà di colpire le ricchezze accumulate con il malaffare da chi vive di mafia.

Messina, riprendendo l'ordinanza del gip Toriello, si è soffermato sulla evoluzione del fenomeno mafioso proprio in territori come Manduria, dove si è caratterizzata per un'azione silente che da sola testimonia la presa che i malavitosi hanno sulla gente e sul contesto sociale. «Colpisce - ha sostenuto Messina - la quasi totale assenza di reazione da parte delle persone sottoposte a estorsioni. Il fatto che i membri del clan non abbiano fatto ricorso alla violenza, è evocativo e pone interrogativi sul tessuto sociale di quell'area. Credo che sia stato fatto un gran lavoro, la Dda ha agito in totale simbiosi con la Squadra Mobile di Taranto. Ma non possiamo lasciare tutto alla repressione. Questa deve essere la prima fase e poi ci deve essere un tentativo che vada oltre e punti alla sensibilizzazione di chi è coinvolto. Non è possibile che un fenomeno così grave possa essere considerato ambientale. Ecco perché serve un salto di qualità nell'azione di contrasto. Bisogna guardare alla necessità di agire preventivamente sulla sensibilizzazione dei cittadini. Si deve prima ripulire, eradicare, e poi - ha concluso - rioccupare militarmente il territorio con lo Stato, con le divise. Non si chiede a nessuno di fare l'eroe, ma di rispettare le regole, le leggi. La strada maestra non è l'accettazione passiva di queste organizzazioni».

Mario Diliberto su Quotidiano

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I commenti degli utenti
  • Cosimo Malagnino ha scritto il 15 ottobre 2020 alle 15:16 :

    Quando si legge : " Arrestato procuratore capo a Taranto" , e anche " Arrestati magistrati corrotti " sistema Trani ... ; poi si legge " Arrestato GOT ( giudice onorario temporaneo) di Lecce : soldi in cambio di consulenze! ; Arrestato P.M. a Lecce : barca , soldi , sesso per " aggiustare sentenze " e altre notizie , io chiedo chi è che deve essere sensibilizzato , risanato , igienizzato ? Rispondi a Cosimo Malagnino

  • Pietro Sicara ha scritto il 15 ottobre 2020 alle 12:32 :

    Siamo alle solite, ma davvero siamo così pecoroni noi? Oppure da queste parti latita la giustizia a causa di un numero esiguo di uomini delle forze dell'ordine? Facile dire dalla posizione di procuratore che una comunità è omertosa o silente....la gente comune non ha la divisa! Senza sicurezza delle pene, molti degli arrestati domani saranno già in giro....basta solo dire questo... Rispondi a Pietro Sicara

    C.F. ha scritto il 15 ottobre 2020 alle 16:57 :

    Un problema di numero di forze dell'ordine? Probabile, ma il vero e grosso problema è che sia possibile che riescano sempre a farla franca, 'sti qua, pure quando le prove sono lampanti. Al punto che è ovvio chiedersi chi ha accordi con chi. E magari militarizzare come Dio comanda le procure e smetterla con la fantasia che l'isolamento (ovviamente da farsi in spazi ridotti, non in suite) faccia uscire fuori di testa e sia configurabile come tortura (vedi regolamenti carcerari), quando è la più educativa e rispettosa forma di applicazione della pena. E cmq, sì, siamo pecoroni. Perché se non possiamo fare a meno di temerli, non è prescritto dal medico che li rispettiamo e facciamo sentire parte della società, per la quale sono un peso ed un danno. Rispondi a C.F.

  • Marco ha scritto il 15 ottobre 2020 alle 12:11 :

    Siamo tornati al tacito consenso come accaduto con gli orfanelli... Ma io dico con tutte le divise e le toghe che stanno in ogni famiglia, anche di vario grado, com'è possibile che si taccia?? Anche le varie vigilanze devono vigilare... Rispondi a Marco

  • Maurizio de campi ha scritto il 15 ottobre 2020 alle 08:21 :

    Ci risiamo..Cornuti e mazziati. La nostra comunità già appellata come comunità omertosa dal procuratore Capristo, ora diventata un tessuto sociale patologico da redimere. Rispondi a Maurizio de campi