Venerdì, 9 Dicembre 2022

Cronaca

Il carteggio sulla scrivania della pm Cannarile

Massafra denuncia Minniti, gli atti alla Procura di Lecce

Minniti - Massafra Minniti - Massafra

Lo aveva promesso e così è stato. L’ex sindaco di Manduria, Roberto Massafra, ha querelato l’ex ministro dell’Interno, Domenico Minniti, firmatario del decreto di scioglimento per mafia del comune di Manduria. La denuncia della quale si è interessato l’avvocato Gianluigi De Donno, già vicesindaco della stessa amministrazione Massafra, risale a quattro anni fa ma la notizia si è saputa solo ora con la conclusione delle indagini condotte dal pubblico ministero della Procura di Lecce, Giovanna Cannarile. Il reato è quello della diffamazione.

La pm Cannarile nei giorni scorsi ha comunicato ai due interessati di aver trasmesso gli atti al Tribunale collegiale competente per i reati commessi dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri della Repubblica, istituito presso la Corte d’Appello di Lecce, invitando le parti (Minniti e Massafra con i rispettivi avvocati), a presentare memorie o chiedere di essere ascoltati. Sarebbe l’equivalente dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari applicato nei casi in cui gli indagati ricoprono cariche istituzionali di governo.  

L’ex sindaco Massafra si ritiene diffamato per alcune frasi che lo riguardano contenute nelle motivazioni del decreto di scioglimento dell’ente Messapico. In particolare la parte in cui Minniti sostiene un interessamento del primo cittadino (che non è stato mai indagato) per l’assunzione di un pregiudicato nell’impresa che stava realizzando il nuovo municipio. Il ministro attribuiva la conoscenza di tale accusa ad una non definita «fonte tecnica di prova». «L’intercettazione ambientale in cui vengo citato – sostiene Massafra nella querela per la quale si è affidato all’avvocato Gianluigi De Donno -, riguarda una conversazione tra malavitosi su cui l’indagine della procura antimafia non ha prodotto alcun riscontro».

Negli atti della Direzione distrettuale antimafia, si faceva riferimento ad una intercettazione tra due pregiudicati. Uno dei due faceva intendere che il sindaco avrebbe favorito l’assunzione del guardiano del cantiere pubblico. I riscontri successivi, fa sapere Massafra, hanno poi smentito questa circostanza rivelando la vera origine di quell’assunzione del tutto legittima ed autonoma da parte dell’impresa. Di questa seconda parte delle indagini che scagionerebbero il sindaco, non c’è traccia nel decreto di scioglimento firmato da Minniti. Da qui la presunta diffamazione. «Ha usato l’indicativo al posto del più prudente condizionale utilizzato nella relazione prefettizia», ma soprattutto, aggiunge Massafra, «non viene fatto alcun cenno alla mancanza di qualsiasi riscontro probatorio che confermasse quanto contenuto nella intercettazione ambientale», come viene invece specificato nella relazione prefettizia». Quelle parole di Minniti, insiste Massafra, «pesano come un macigno sulla mia onorabilità, anche per effetto della gogna mediatica cui sono stato sottoposto a seguito della sua pubblicazione a mezzo stampa».

Contro lo stesso decreto di scioglimento per mafia l’ex sindaco Massafra e tutti i componenti della sua giunta avevano presentato opposizione al Tar di Roma che lo ha respinto per «l’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse». Dopo quattro anni di attese e dalle successive elezioni che hanno eletto legittimamente una nuova amministrazione politica, i ricorrenti avevano preferito ritirare il ricorso.

Nazareno Dinoi


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