Giovedì, 6 Ottobre 2022

Gli articoli

Il fallimento dell'iniziativa in Puglia.

Ma quale Reddito energetico! Vi rispiego il bluff dei grillini

Agostino Capogrosso Agostino Capogrosso © La Voce di Manduria

Più volte sono intervenuto sull'argomento, precisando di essere assolutamente favorevole all'uso delle fonti alternative, come il fotovoltaico e l'eolico, di cui si parla troppo spesso senza cognizione di causa e solo per fini speculativi e di consenso, come purtroppo accaduto a Manduria con la propaganda in stile "specchietto per le allodole" dell'impianto fotovoltaico "gratuito", portata avanti da un'amministrazione targata M5S, in un momento in cui le famiglie hanno anche difficoltà a pagarsi le bollette.

Non è accettabile il tentativo di strumentalizzazione su un argomento di tale rilevanza e mi dispiace doverlo rimarcare, e dover rimarcare che proprio il M5S ha contribuito in maniera determinante al fallimento dell'iniziativa in Puglia. Nata infatti, con presupposti lodevoli, come quello di favorire l'impiego delle fonti rinnovabili soprattutto tra le fasce più deboli della popolazione, ma purtroppo finita malissimo, come spesso accade, quando si è di fronte a incapacità e incompetenza.

Il 22 agosto scorso è scaduto il termine per la presentazione delle domande sul reddito energetico e come preannunciato nei miei precedenti interventi, sono state pochissime le istanze presentate e pochissime le imprese installatrici che hanno effettivamente aderito all'iniziativa.
Le principali criticità di questa misura sono state evidenziate in due miei precedenti contributi.

Ne ricordo solo alcune:

  • -  limite alla potenza massima dell'impianto,

  • -  monitoraggio da remoto della produzione per 20 anni,

  • -  necessità di stipulare una polizza "all risk" che assicuri il funzionamento per 10 anni,

  • -  presenza di vincoli alla vendita e alla cessione in fitto dell'immobile,

  • -  impossibilità di staccare la fornitura elettrica in caso di mancato utilizzo dell'immobile,

  • -  impossibilità di ripensarci e di smontare l'impianto prima di 20 anni per qualsiasi motivo

  • -  tempi troppo stretti per le imprese per raccogliere adesioni, fare sopralluoghi, preventivi e

    accordi con il beneficiario che si impegna invece, "in maniera irrevocabile"

    Ma le criticità più rilevanti, che hanno fatto fare marcia indietro alle tante aziende inizialmente abilitate, sono state soprattutto, la necessità di dover anticipare il costo e sobbarcarsi di tutta la burocrazia e quella di dover garantire che l'impianto producesse il massimo della resa per 10 anni, pena la revoca dell'incentivo erogato!

    Insomma, tante e tali irragionevoli condizioni che hanno portato le aziende a non aderire e i cittadini a scegliere di acquistare l'impianto direttamente, usufruendo di misure più valide e senz'altro più snelle come lo sconto in fattura o la detrazione fiscale, prendendo a sé tutti i benefici e senza impegni verso nessuno. E se fino all'anno scorso il tempo di ritorno dell'investimento era sull'ordine degli 8/10 anni, da quest'anno con il prezzo dell'energia alle stelle, il ritorno è sceso a 4/5 anni!

    Per quanto concerne invece, la cessione del credito (superbonus 110%), quest'anno purtroppo è andata male per via dei danni causati dai "truffatori" del bonus facciate e per le scelte poco azzeccate del governo sul contrasto alle frodi. Ma il meccanismo della cessione del credito funziona, anzi, il 110 senza la cessione del credito, di fatto, non vale nulla!

    La notizia dello sblocco della cessione del credito con il Decreto Aiuti bis, approvato lo scorso 13 settembre, è infatti, senz'altro positiva.

Agostino Capogrosso, gruppo Gea


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COMMENTA

1 commento

  • Giovanni Mazzotta
    mer 21 settembre 16:42 rispondi a Giovanni Mazzotta

    Io ho cercato di aderire, ma le aziende da me contattate e che avevano partecipato al bando mi hanno rsposto picche. Che avevano cambiato idea in corso d'opera. Da denuncia

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