Domenica, 27 Novembre 2022

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Riflessioni di una coscienza ambientalista libera

Da un manduriano a Parigi sulla follia delle trincee drenanti

La destinazione delle trincee drenanti La destinazione delle trincee drenanti © La Voce Di Manduria

Con la presente nota intendo esprimere il sentimento di profonda costernazione e sbigottimento nell’apprendere la notizia della creazione di trincee drenanti in contrada Masseria Marina, con scarico al suolo delle acque trattate dall’impianto di depurazione in corso di ultimazione in zona Urmo-Belsito.

Manduriano di nascita e cittadino europeo per scelta e per aspirazione personale, risiedo a Parigi da più di un quarto di secolo, sono da sempre sensibile alle tematiche riguardanti il patrimonio paesaggistico, naturale, ambientale e storico/culturale della città messapica, essendo convinto che questa città sia pervasa da risorse e meraviglie naturali che, valorizzate in modo opportuno e gestite in modo oculato, potrebbero garantirle prosperità, sviluppo sostenibile e quindi benessere.

L’installazione dei bacini artificiali sui 6 ettari di terreno attiguo alla lussureggiante macchia mediterranea della contrada Marina, facente parte del “tesoro paesaggistico e ambientale” del territorio di Manduria, a pochi passi da un’altra mirabilia naturale, il cristallino e caraibico mare della costa ionica manduriana, si può definire senza parafrasi una cieca follia, un incomprensibile atto di auto lesionismo volto a sperperare il patrimonio naturale piuttosto che a valorizzarlo.

I profumi, le essenze naturali di timo, mirto, alloro, ginepro ed altre piante rigogliose che compongono questo Eden inebriante, meta di passeggiate ed incantevoli esplorazioni naturalistiche, a pochi passi dalle spiagge dorate e affollate da turisti alla ricerca di bellezza e purezza, che farebbero invidia alla maggior parte delle località turistiche italiane ed europee di ben più vasta fama, corrono un rischio letale, quello di essere inficiate e deturpate dai reflui acquei che ivi saranno raccolti.

Essendomi recato di persona sul luogo dove i primi scavi per i sondaggi archeologici sono cominciati (e di cui allego qualche immagine presa con il mio telefono cellulare), mi sono sentito pervadere da un sentimento di sbalordimento, incomprensione, rabbia e frustrazione che ha portato all’intenzione di redigere questa nota come testimonianza di sdegno ma anche come di atto di protesta e di presa di posizione ostile a questo pernicioso progetto, oscuro e indecifrabile.

Indecifrabile nelle sue ragioni tecniche (vasche drenanti a 4 chiometri dall’impianto di depurazione di Urmo, ), ambientali (impatto sulla costa prospiciente, sui limitrofi vigneti di Primitivo, sull’Eden della verdeggiante macchia mediterranea, sul degrado odorigeno del comprensorio adiacente, la sede delle Riserve Naturali e le abitazioni dell’area), ed anche puramente idrauliche (rischio di tracimazione dei cincquemila metri cubi al giorno delle acque in contrada Marina, insufficienza nella raccolta dei flussi che potrebbe comportare il disastroso scarico a mare a Torre Colimena), questo cantiere presenta tutte le caratteristiche di un vero e proprio scempio ambientale ed economico.

Incomprensibile, come ribadito precedentemente, questo progetto é l’ennesima dimostrazione di una mancanza di visione a medio termine delle enormi possibilità di sviluppo che la valorizzazione oculata del patrimonio paesaggistico, naturale ed ambientale del territorio manduriano e dei suoi tesori può offrire. Non rendersi conto di questa enorme chance per il territorio e per i manduriani é una scellerata miopia di cui l’attuale amministrazione comunale sembra soffrire e che va corretta con il peso dell’azione delle associazioni ambientalistiche, delle opposizioni, di turisti, di difensori delle bellezze naturali ed anche di semplici cittadini che hanno il dovere di ergersi a protettori delle ricchezze naturali che gli appartengono e che hanno, loro sì, la visione corretta di uno sviluppo futuro e sostenibile basato sulla tutela dell’ambiente.

Salvatore Dinoi - Dirigente aziendale, Parigi 


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2 commenti

  • Gregorio1
    mer 14 settembre 22:58 rispondi a Gregorio1

    Spero tanto che questo articolo lo legga il nostro Sindaco & Company, in modo che abbia il tempo di riflettere e, soprattutto modificare questo scempio. Le trincee drenanti scaricano il tutto nel sottosuolo, dove NON SI VEDE CIò CHE si SCARICA, ..tutto questo grazie alla volontà dei dirigenti del AQP, purtroppo non vogliono spendere quattrini ( sò tirchi), e ahimè finirà con un PESSIMO progetto con danni incalcolabili per l'ambiente. L'ambiente SI DEVE TUTELARE ADESSO, DOMANI E' TROPPO TARDI !! P.s. Ogni tanto i signori assessori , dovrebbero guardare Google Maps, ma non per viaggiare, ma osservare le differenze degli ultimi 5 anni quanto VERDE (habitat o ecosistema, ..fate voi ) sta SCOMPARENDO !!! Perciò assessori, SVEGLIATEVI !!! Il pianeta è uno solo !!

  • Donato
    mer 14 settembre 10:25 rispondi a Donato

    Ma perché il tutto non si è fatto dov'è stato costruito il depuratore. Ma chi è il progettista! vi rendete conto che state provocando danni incalcolabili alla natura e alle persone che vi abitano.

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