Lunedì, 6 Febbraio 2023

Salento Puglia e mondo

Resta la pena per violenza privata

Assolta donna di Torricella era accusata di chiedere il pizzo alla badante

Tribunale di Taranto Tribunale di Taranto

Sei mesi di reclusione ai domiciliari e un anno di processo. Poi l'assoluzione dall'accusa principale di tentata estorsione e di danneggiamento. «Ora voglio giustizia», urla fuori dall'aula Monica Carpignano, la 34enne di Torricella arrestata il 21 maggio dello scorso anno con l'accusa di aver chiesto il pizzo ad una badante straniera e di aver danneggiato gli arredi della stazione dei carabinieri di Torricella. Dopo il processo, difesa dall'avvocato Giuseppe Cannarile, la donna ieri è stata assolta dalle due accuse principali contestate ed anche dal reato di tentate lesioni personali che le era stato contestato dal pm Raffaele Graziano.

Il presidente del tribunale che ha pronunciato la sentenza ha contestato alla donna il reato di tentata violenza privata per il quale è stata condannata a sei mesi di reclusione con la pena sospesa. Condanna contro la quale l'avvocato Cannarile sta già preparando il ricorso in appello. «Mi hanno diffamata e fatta passare per quello che non sono», afferma l'imputata, incensurata sino ad un anno e mezzo fa, intenzionata ora a riprendersi la dignità persa in un paese così piccolo dove già all'indomani dello scandalo è stata da tutti dichiarata colpevole. Le accuse circolate sul suo conto, passate di bocca in bocca e rimbalzate sui giornali, alimentavano il fuoco delle censure di piazza. Si diceva che avrebbe preteso una percentuale sui guadagni di una badante di 28 anni che accudiva un anziano del posto. Per questo l'allora 33enne fu arrestata dai carabinieri che avevano raccolto la denuncia della presunta vittima di estorsione, reato che per il giudice «non sussiste». Una volta in caserma, l'indagata sarebbe andata in escandescenza danneggiando alcuni arredi e suppellettili degli uffici, anche per questo reato la donna è stata assolta.

Le due donne si conoscevano bene ed erano legate anche dalla frequentazione dei rispettivi figli minorenni della stessa scuola. Un rapporto che si sarebbe improvvisamente incrinato sino all'epilogo della denuncia e l'arresto della più grande delle due amiche. Nella querela presentata ai carabinieri, la 28enne dichiarò di aver ricevuto pressioni e minacce dalla Carpignano che avrebbe preteso, ma non ottenuto, il 50% dei suoi guadagni. Dai carabinieri le due donne si erano poi recate separatamente, prima la più giovane e dopo l'indagata anche lei intenzionata a denunciare l'amica per presunte minacce ricevute. L'incontro tra le due non sarebbe stato sereno. Secondo l'accusa, in quella occasione la più grande avrebbe inveito contro la più giovane per impedirle di presentare denuncia. Secondo l'indagata, invece, la sua reazione di rabbia sarebbe stata la conseguenza della disperazione e dalla preoccupazione. Nel corso dell'interrogatorio, in cui il gip confermò i domiciliari, l'avvocato Cannarile presentò il contenuto di alcuni messaggi in cui l'indagata risulterebbe vittima di ingiurie e insulti diffamanti da parte della denunciante.

N.Din.


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