Il dovere di denunciare la mafiosità

Negare che il problema esiste ed è gravissimo è il primo passo per consegnare la città nelle mani di organizzazioni criminali

La redazione Riflettori su ...​
Manduria - venerdì 16 ottobre 2020
Almerina Raimondi
Almerina Raimondi © La Voce di Manduria

Di fronte ai gravissimi fatti di cronaca di questi giorni siamo tutti a dir poco sconcertati, ma qualcuno non si è meravigliato più di tanto e ritiene che non ci sia nulla di cui meravigliarsi: ”si sapia ….ti ce ti sta meravigli!"

Domanda : ma se si sapeva, come e perché è potuto accadere? Lasciamo alle indagini il compito di fare chiarezza, ognuno di noi non può e non deve sottrarsi a fare delle riflessioni perché ritengo importante che se ne parli e per parlare di un problema così grave voglio ripartire da alcune riflessioni che il giornalista Borrometi e l’On.Rosi Bindi, in due diversi incontri con la cittadinanza alcuni anni fa, hanno voluto consegnare alla città di Manduria.

In sintesi la loro riflessione comune fu questa : ”Negare che il problema esiste ed è gravissimo è il primo passo per consegnare la città nelle mani di organizzazioni criminali, Il secondo passo è quello di capire perché si è arrivati a questo punto, il terzo è quello di attivarsi tutti per contrastare ogni forma di illegalità”.

Altra domanda: in quale di questi passaggi dobbiamo ricercare le cause di ciò che è accaduto? Molto probabilmente in tutti e tre i passaggi, perché penso che, se si è arrivati alla ricostituzione di quella che dagli inquirenti e dai titoli dei giornali è stata definita la “cupola manduriana della sacra corona unita”, per troppo tempo abbiamo ritenuto che lo spaccio di droga , le attività estorsive esistono ma non a Manduria e cosa ancora più grave che la mafia esiste ma non nella nostra città (rientrando in una statistica tristemente nazionale secondo la quale per il 90 % la mafia esiste ma non nella propria città, statistica a cui faceva riferimento la Bindi) e per troppo tempo abbiamo vivacchiato in un vuoto istituzionale e culturale impressionante non comprendendo che una comunità senza una guida istituzionale sana è una comunità facilmente preda del malaffare così come lo è quando i cittadini delegano chi li amministra alla gestione della cosa pubblica senza vigilare sul loro operato e senza assumersi sulle proprie spalle la responsabilità di ciò che gli accade intorno.

Pensare che “l’onta di mafiosità” appartenga alla storia (come qualcuno ritiene)è secondo me un gravissimo errore, proprio perché le organizzazioni mafioso - criminali nascono e si alimentano nel vuoto lasciato dalle istituzioni e dalla cittadinanza attiva .

E per non dimenticare le preziose considerazioni fatte allora da Borrometi e dalla Bindi, paladini dell’antimafia a livello nazionale: ” nessuna organizzazione mafioso -criminale può avere lunga vita senza poter contare sull’omertà dei cittadini e sullo scambio di piccoli e grandi favori con il potere politico”.

Parlare di questo, dentro e fuori dalle sedi istituzionali non è e non sarà mai abbastanza, anzi mai come in questo momento ritengo che sia necessario.

Al Sindaco Pecoraro e agli amministratori chiedo, e invito tutti i cittadini a farlo, di farsi paladini della legalità nelle istituzioni, di attivare forme di tutela nei confronti di coloro che troveranno il coraggio di denunciare ,di promuovere sul territorio iniziative che coinvolgano tutte le forze sane dell’imprenditoria locale per il rilancio economico della città, di attivare progetti educativo- culturali indirizzati ai giovani per sottrarli al mercato della droga e ad altre forme di devianza minorile.

A noi cittadini spetta il compito di non abbassare mai la testa e di non abbassare la guardia. Penso che il coraggio di denunciare, la vigilanza e la partecipazione alla gestione del bene comune siano gli antidoti al malaffare. Lo dobbiamo alle tante persone oneste che ogni giorno operano per il bene di questa comunità affinché la legalità non venga mai meno.

Almerina Raimondi

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I commenti degli utenti
  • Mimmo dinardo ha scritto il 17 ottobre 2020 alle 17:08 :

    Secondo me vi vedete molti film Rispondi a Mimmo dinardo

  • Marino ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 20:57 :

    Mi permetto di aggiungere una cosa in merito al fatto di denunciare.quando un cittadino va in questura a denunciare qualche episodio in cui figurano personaggi da associazione mafiosa,spesso si induce il cittadino a ripensare,se è davvero necessario mettersi in questo rischio,se ne vale veramente la pena,loro non hanno nulla da perdere ecc ecc.gia il cittadino onesto che si sente calpestato,ha il batticuore per il solo fatto di denunciare,se ci si mettono anche le istituzioni a sminuire il tutto,è finita! Rispondi a Marino

    Domenico ha scritto il 17 ottobre 2020 alle 11:12 :

    E' poi vero che denunciando mafiosi si possono correre dei rischi, ma innanzi tutto ammettiamo che i fenomeni esistono e non lasciamo che siano in pochi a farlo. Certamente è importanti creare un clima culturale e politico di avvrsione e di rigetto verso tutti i sopprusi, i traffici illeciti, le prepotenze e le tante forme di illegalità. Parlare e discutere in ogni dove a cominciare dalle scuole, dalla famiglia, nei partitie nelle istituzioni. Grazie signora Raimondi. Rispondi a Domenico

    Domenico ha scritto il 17 ottobre 2020 alle 11:06 :

    E' condivisibile la riflessione della signora Raimondi. Caso mai metterei l'accento sulla lotta a tutte le forme di illegalità, anche le più piccole che di solito non riguardano i criminali ma comuni cittadini. A Marino, non so se parla per esperienza personale o come succede per sentito dire, faccio notare che non si denuncia nemmeno chi lascia la spazzatura fuori posto o chi non elimina le erbacce rischiando incendi o peggio abusi edilizi, ecc. La motivazione che ho ascoltato da persone ame vicine è che poi si viene a sapere. E non stiamo parlando di denunce contro mafiosi, ma così generiamo mafiosità che alimenta le mafie di ogni sorta. Si sa ma non si dice. Come ad esempio il nome del consigliere, si sa ma non si scrive. Marino non dare fiato alla bocca tanto per parlare. Segue. Rispondi a Domenico

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