Comunità ebraica a Manduria

Un primo bando di espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli fu l’editto del 23 novembre 1510, che obbligava tutti gli Ebrei a lasciare il territorio entro quattro mesi

Francesca Dinoi Quanto sei manduriano?
Manduria - mercoledì 08 aprile 2020
Portale della Sinagoga
Portale della Sinagoga © visit-manduria

Manduria. Presenza e scomparsa della vita ebraica

Il periodo svevo

Per gli Ebrei pugliesi il periodo di Federico II inaugurò una fase favorevole, perché Federico II concesse il rispetto del sabato festivo, il permesso di lavorare nei giorni di riposo dei cristiani, e la possibilità di prestare i soldi con un interesse del 10%. La politica tollerante di Federico II si può spiegare con il fatto che Federico era sostenitore dei ghibellini, tradizionali nemici dei guelfi, i quali erano favorevoli al papa e quindi ostili ai Giudei. Tuttavia anche Federico II attuò una misura antisemita: dopo le disposizioni del Concilio lateranense, del 1215, questo re introdusse nel 1221 l’obbligo per gli Ebrei di indossare abiti con un segno distintivo, così come le prostitute.

Periodo angioino

Nei confronti degli Ebrei gli angioini intrapresero una politica penalizzante: conversioni forzate alla religione cattolica, l’obbligo del segno distintivo (giallo per gli uomini e indaco per le donne), e sovvenzioni per gli inquisitori. Per favorire le conversioni si usava ad esempio l’esenzione dai pagamenti fiscali. Abbiamo le prove delle persecuzioni a Brindisi, dove i figli degli Ebrei venivano “strappati violentemente alle famiglie per essere forzatamente battezzati.”

Periodo aragonese

Con gli aragonesi per le comunità ebraiche pugliesi cominciò un breve periodo di tolleranza. Il periodo di Adolfo I d’Aragona, con la fama di protettore degli Ebrei, iniziò con riforme permissive. Di conseguenza aumentano le immigrazioni di giudei, le conversioni al cattolicesimo e il numero dei neofiti diminuisce. Ma con il successore di Alfonso, Ferdinando I, venne il periodo di maggiori restrizioni, di notevole peggioramento, che finirà con l’espulsione definitiva nel 1540.

La comunità ebraica di Casalnuovo –Manduria: fonti e studi

Gli Ebrei si diffusero in Puglia durante il periodo normanno-svevo occupando principalmente le città di Oria, Otranto, Lecce, Brindisi. Si conta che verso la fine del XV secolo gli Ebrei fossero 75.000 su una popolazione di circa otto milioni di persone in tutta Italia; la comunità ebraica di Taranto nel 1165 contava circa trecento persone. Anche altri centri urbani ospitarono Ebrei, residenti o di passaggio, più o meno temporaneamente. Alla fine del XV secolo Casalnuovo contava circa duemila abitanti. La ricca storia e le continue conquiste, scorrerie ed emigrazioni avevano creato una società multietnica, con la presenza di Turchi, Albanesi, Greci ed Ebrei.16

Manduria aveva un “Ghetto”, definito da alcuni studiosi Giudecca, dove una discreta comunità ebraica risedette fino all’espulsione dal regno di Napoli nel 1540. Giudecca si definisce un luogo con le case ebraiche intorno a una sinagoga senza chiusura notturna. Il termine ”Ghetto”, utilizzato dall’inizio del sedicesimo secolo, nasce invece per indicare il quartiere ebraico, spesso circondato da mura, dove gli Ebrei erano obbligati ad abitare, rinchiusi la notte.

Nell’ultimo capitolo di “Manduria Sacra” intitolato ”Il Ghetto degli Ebrei”, Tarentini descrive il quartiere dove “gli Ebrei si ebbero il Ghetto, ossia il luogo separato in cui abitare … e il Ghetto ebbe qui esistenza dal XIII fino al XVII secolo, ed a suo tempo restava isolato dal resto dell’abitato.”

Situato vicino alla Chiesa Madre, ancora secondo Tarentini, il Ghetto era delimitato da due archi con porte e “le autorità locali della città alle ore 24 di ogni sera serravano a chiave quelle porte, riaprendole poscia allo spuntar del Sole del mattino seguente.” E aggiunge: “era questo un provvedimento necessario per impedire agli Ebrei la propaganda notturna della propria religione.”

Secondo la “tradizione orale” che però non ha documentazione scritta, si presume che gli Ebrei avessero una sinagoga, che mostra il caratteristico portale decorato con quattordici elementi floreali divisi al centro da una maschera. Nel XVII secolo la sinagoga diventò una abitazione privata.

Un’altra fonte rilevante per rintracciare la presenza ebraica a Manduria è il cosiddetto ”Librone Magno”, un documento manoscritto che contiene un registro minuzioso di tutte le famiglie manduriane. Il libro fu iniziato dall’arciprete Lupo Donato Bruno che cominciò a redigerlo nel 1572, con informazioni delle famiglie esistenti a Casalnuovo. Le annotazioni, fatte in ordine alfabetico, trattano matrimoni, discendenze, e in tanti casi, la ricostruzione della genealogia. Pirro Varrone fu un personaggio controverso e discusso, ed è stato ricordato in molti testi, in quanto fu sindaco della città.

È l’unico nel Librone ad essere definito come il figlio di neofiti perciò interessante. I Varrone, Giovanni Battista Varrone e Bianca Gentile, si erano probabilmente insediati a Casalnuovo tra gli anni 1540-1545, dopo l’espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli, decretata nel 1540.

L’espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli. Ebrei neofiti

Un primo bando di espulsione degli Ebrei dal Regno di Napoli fu l’editto del 23 novembre 1510, che obbligava tutti gli Ebrei a lasciare il territorio entro quattro mesi, sotto pena di confisca dei beni (con l’eccezione di coloro che fossero in grado di pagare annualmente 3.000 ducati). L’editto del 1515 includeva anche gli Ebrei convertiti (i cosiddetti cristiani novelli o neofiti). Nel 1533 il viceré don Pedro da Toledo ordinò agli Ebrei di lasciare il regno entro sei mesi, ma l’editto fu sospeso e la tassa per poter restare salì a 10.000 ducati. La cacciata definitiva da tutto il Regno di Napoli e dal Meridione, come già ricordato, decretata il 31 ottobre 1540, avvenne nel 1541.

Il caso recente di presenza ebraica a Manduria –la storia di Elisa Springer

“Noi sopravvissuti abbiamo “dovuto” ricordare, per la memoria degli uomini, cose, luoghi e momenti che avremmo preferito dimenticare. Ma soprattutto, abbiamo “voluto” testimoniare a noi stessi, il miracolo della vita, nata dalle macerie della morte.” “Allora io, Voce della Memoria, ricordo agli altri il dovere di non tacere, ricordo perché gli altri non dimentichino. Ed ai ragazzi dico ‘cercate Voi di costruire ciò che l’uomo ha voluto distruggere: la Speranza, la Pace, la Fratellanza, un Mondo Migliore.” (Elisa Springer)

Riassunto tratto dal testo: "Ritratto introduttivo sulla presenza degli ebrei in tre città della Puglia - Vita, morte, rinascita di Sonia Samet Bovin"

Francesca Dinoi

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