Stano, simbolo degli ultimi, Manduria gli dedichi una via

Da ultimi proponiamo di intitolare un corso, una via, una piazza, al coraggio del vostro concittadino Antonio Stano

Claudio Rimoli Mentre tutto scorre
Manduria - mercoledì 02 ottobre 2019
La casa di Stano
La casa di Stano © La Voce di Manduria

Egregio Direttore, per assolvere al proprio lavoro, i giornalisti devono fornire le notizie ai propri lettori ed alla comunità tutta. I fatti, gli accadimenti e le storie prima di diventare notizie devono passare il vaglio del discernimento professionale di speciali menti che con acuzie e nel rispetto di leggi, norme e regolamenti, convertono gli eventi in notizie. Lei, egregio Direttore, con la sua autorevolezza, ascolti il disperato grido di dolore che da più parti si leva nelle coscienze dei Manduriani tutti.

Solo la verità può fermare il continuo dilaniare di un tessuto sociale ampiamente stracciato dall'orribile evento accaduto. Se l'attuale società, ha perduto la “socialità”, “l'umanità”, la “fratellanza”, ed il senso comune del vivere civilmente, qualcosa è accaduto, forse ancora accade, probabilmente accadrà sempre, se non si riesce a fermare le derive. Si registrano più voci, giornalistiche ed anche tra il popolo stesso, che i cittadini di Manduria, per essere “bravi cittadini”, avrebbero dovuto evitare che lo scempio, accaduto al compianto Antonio Stano, accadesse. Tutto ciò solo per il fatto che erano a conoscenza, avrebbero dovuto sanare una parte della società stessa che è così deviata a tal punto da macchiarsi del crimine abominevole.

Questo “miracolo” i cittadini di Manduria avrebbero potuto impedirlo solo se si fossero sostituiti agli ordinamenti preposti al controllo. Ma nessuno può sostituirsi alle istituzioni sociali tutte, senza procurare ulteriori danni. I cittadini devono fare nient'altro che i civili cittadini. Ed è quello che hanno fatto i manduriani, sia quelli che sapevano ma anche quelli che non erano edotti degli scempi. Il compito era segnalare, portare a conoscenza, denunziare alle istituzioni tutte gli eventi. Questo è stato fatto.

Gli inquirenti che indagano lo stanno registrando nell'evolversi della stessa vicenda. Alcune cose non hanno funzionato al meglio, i motivi vanno ricercati nell'interconnessione che non è stata abile a comprendere in tempi utili quello che veramente stava accadendo, anche perchè immaginare simili situazioni non era un compito facile. Allo stesso modo non comprendiamo, né comprenderemo, tutti coloro che stanno agitando, con voragini di parole, inermi cittadini che da questa ed altre storie simili hanno già espresso in tutti i modi il senso di smarrimento di fronte all'orrore. Ed è proprio per questo che Manduria intende sollevarsi dall'apatia sociale cui è sprofondata, senza peraltro essere continuamente offesa ed oltraggiata.

Si faccia portavoce degli ultimi, egregio Direttore, noi disagiati sociali, insieme a coloro che vivono di precarietà giornaliera, siamo gli ultimi con il nostro coraggio di vivere dignitosamente i nostri disagi. Da ultimi proponiamo di intitolare un corso, una via, una piazza, al coraggio del vostro concittadino Antonio Stano. Un riconoscimento al coraggio di un Uomo che è stato “normale” per quasi una vita. Poi, imperscrutabili motivi dell'esistenza stessa, lo hanno fatto sprofondare in un tunnel senza fine. Proponiamo una semplice riflessione: quanto coraggio è servito ad Antonio Stano, chiamato “lu pacciu”, ad affrontare da solo le angherie di cui è stato vittima? Tantissimo coraggio, forse anche centuplicato da una disperazione che inevitabilmente faceva da sfondo. Onore ad un martire coraggioso, solo contro tutti. Tanto coraggio, merita un ricordo perenne, che sia da monito essenziale per le future generazioni che nel ricordo di Antonio Stano possano costruire una diversa socialità. Si faccia promotore, egregio Direttore, di questa iniziativa, accolga la nostra proposta. Dia Voce a noi disabili tutti, che conosciamo da vicino il vero disagio e lo smarrimento quando siamo lasciati soli ed inermi ad affrontare realtà molto distanti dal vivere civile. La ringrazio tanto per l'attenzione.

Claudio Rimoli

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