Deve rispondere di occultamento di cadavere e truffa

Nove mesi con il cadavere del figlio in casa per continuare a ritirare la pensione di invalidità

Indagata una donna di Treviso

Salento Puglia e mondo
Manduria giovedì 25 novembre 2021
di La Redazione
Carabinieri
Carabinieri © La Voce di Manduria

Una donna di 72 anni, Giovanna Di Taranto, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di aver occultato per nove mesi in casa il cadavere del figlio morto per cause naturali al fine di continuare a ritirare la pensione.

Gli episodi contestati alla donna sono avvenuti a Treviso nel 2019. Secondo l’accusa la 72enne avrebbe tenuto nascosta a tutti la morte del figlio continuando la routine di ogni giorno come ad esempio andando a prendergli la brioche al bar tutti i giorni.

Deve rispondere di occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato in quanto per tutto il tempo ha continuato a incassare la pensione di invalidità del figlio recandosi alle poste con una regolare delega.

Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, il cinquantenne Vittorio Chies è morto per arresto cardiaco nell’estate del 2018 ma il rinvenimento del cadavere è avvenuto solo nel maggio del 2019 quando la polizia bussò alla porta di casa, allertata dall’altra figlia che viveva lontano e non riusciva più a mettersi in contatto con lei. Da tempo pare che i condomini del palazzo si fossero lamentati per la puzza che usciva dall’appartamento ma nessuno sospettava quanto fosse avvenuto. Oltre al cadavere mummificato dell’uomo adagiato sul letto, nell’appartamento vi erano rifiuti ovunque accumulati da mesi, se non da anni.

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commenti
I commenti degli utenti
  • Giuseppe Puglia ha scritto il 26 novembre 2021 alle 04:41 :

    Ma la cosa strana e curiosa e' viveva nella sporcizia ma della pensiine del figlio cosa ne facesse ,cosa che sicuramente prendeva anche se minima. Rispondi a Giuseppe Puglia

  • Giancarlo ha scritto il 25 novembre 2021 alle 16:00 :

    È vero che la legge deve fare il suo corso, ma spero che la notizia data dalle autorità sia incompleta. Insomma, questi sono drammi della solitudine, con conseguenze psichiatriche evidenti. Siamo sicuri che questa donna, che già per la disposofobia e mancanza d'igiene va aiutata, non ritirasse la pensione alla posta come la brioche al bar, nell'ambito di una ruotine da negazione? Pena sì, ma con l'interessamento degli ospedali psichiatrici e dell'assistenza sociale. Un minimo di pietà... Rispondi a Giancarlo

    Cosimo ha scritto il 25 novembre 2021 alle 20:07 :

    D'accordissimo, si capisce che è una brava persona Rispondi a Cosimo

    Cosimo massafra (Ferrara) ha scritto il 25 novembre 2021 alle 17:49 :

    Concordo, provo pena per questa madre, di certo la vita è in debito con lei, quanto accaduto e di certo figlio di solitudine, miseria, disperazione. Credo che necessiti più di aiuto che di una fredda condanna. On vinto però che chi di dovere si limiterà a chiedere la restituzione aumentando la disperazione. Rispondi a Cosimo massafra (Ferrara)