La procura chiedeva l'ergastolo

Scende a venti anni la pena per il triplice omicidio di Sava

Sentenza della Corte d'appello

Giudiziaria
Manduria venerdì 16 ottobre 2020
di La Redazione
Salvatore Pesare con l'avvocato Bullo
Salvatore Pesare con l'avvocato Bullo © La Voce

Nuovo colpo di scena nella tristissima vicenda del triplice omicidio di Sava commesso dall’ex carabiniere Luigi Raffaele Pesare che tre anni fa, con la pistola d’ordinanza, ha freddato suo padre, la sorella e il cognato. Condannato in primo grado a trent’anni di carcere, l’omicida ha ottenuto dieci anni di sconto della pena. La decisione è stata presa ieri dai giudici della Corte di assise d’appello del tribunale di Lecce, distaccamento di Taranto, che hanno riformato la sentenza del giudice delle indagini preliminari emessa il 19 luglio del 2019. La pubblica accusa rappresentata dal procuratore generale, Giuseppe Gerardo Lupo, aveva chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno dell’imputato. La sentenza di primo grado era stata appellata dal pubblico ministero e dall’imputato difeso dall’avvocato Lorenzo Bullo che ha ottenuto per il suo assistito la rideterminazione della pena a venti anni di detenzione. La presidente della Corte d’assiste dell’appello, Giovanna Scisciolo, ha tenuto conto delle già concesse circostanze attenuanti generiche rideterminando la pena come chiesto dalla difesa che già in sede di udienza preliminare rivendicava il calcolo della condanna partendo da trent’anni di pena prevista e non dall’ergastolo, meno la riduzione del rito alternativo. La parte civile aveva sollecitato il piemme a ricorrere per Cassazione, procedimento questo che sulla scorta della recente riforma è stato convertito in appello. La presidente Scisciolo che ha firmato il dispositivo di sentenza ha fissato in 90 giorni il termine per il deposito delle motivazioni.

In aula ieri era presente l’imputato che è apparso molto provato e con frequenti crisi di pianto. L’ex carabiniere che si trova rinchiuso nel carcere di Matera, salvo cambiamenti dovuti a ricorsi per Cassazione (potranno farlo sia la procura che l’imputato), tra sette anni potrebbe già chiedere la semilibertà. L’avvocato Bullo aveva sempre invocato per il suo assistito il riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e una clemenza sulla pena per una presunta provocazione che aveva portato quell’esito drammatico. La risposta insana quale esplosione di una ostilità controllata per troppo tempo, era la tesi della difesa, che aveva portato uno stato di frustrazione che sarebbe esplosa a seguito di una colluttazione tra l’omicida e i suoi parenti. Tesi, questa, sempre contestata dagli avvocati della parte lesa, gli avvocati Franz Pesare e Armando Pasanisi i quali hanno sempre chiesto l'applicazione del massimo della pena per un omicidio ritenuto lucido ed efferato spinto da risibili interessi per la spartizione dell’eredità tra fratello e sorella.

Si chiude così con l’amaro in bocca per i familiari delle vittime e la soddisfazione della difesa di Pesare, la seconda tappa del processo nato da uno dei delitti più sanguinari accaduti nella provincia di Taranto. Era il 18 novembre del 2017 quando l’ex appuntato in forza al nucleo operativo di Manduria si presentò nella casa paterna a Sava uccidendo il padre Damiano di 85 anni, la sorella Maria Pasana di 50 anni e il cognato Salvatore Bisci di 69 anni. Subito dopo il triplice omicidio, Pesare puntò la pistola contro sé stesso esplodendo un colpo sotto il mento che lo ferì gravemente. L’unico a salvarsi di quella famiglia è stato il figlio undicenne della coppia che quel giorno si trovava a scuola.

Nazareno Dinoi

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I commenti degli utenti
  • Domenico ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 17:42 :

    Con un buon avvocato (tra pallottoliere, calcoli della serva, sconti, bonus di buona condotta e colpevolezza postuma della vittima), spesso sfioriamo l'istigazione a delinquere. In questo caso non so cosa entri in gioco: forse il recupero del reo? Magari non lo ha fatto apposta! Rispondi a Domenico

  • Greg di Manduria ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 13:47 :

    Assurdo, ha ricorso in appello perché ovviamente male che gli andava, gli confermavano la sentenza di primo grado e, questo sarebbe un uomo pentito di quello che ha fatto? Perché non si è fatto la galera e basta? Adesso ricorre in cassazione al massimo gl daranno 25 anni e, tra 13 è semilibero o, in prova ai servizi sociali. Intanto 3 persone sono state uccise e il figlio della coppia morta, è rimasto da solo e orfano. Fatti la galera e nasconditi. Rispondi a Greg di Manduria

  • Antonio ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 12:20 :

    Che vergogna Rispondi a Antonio

  • Mimmo sammarco ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 11:21 :

    Ormai non c é piu certezza della pena..pena di morte no ma ergastolo si..dopo 3 omicidi cosa si deve fare di più per prendere l ergastolo o almeno 30 anni...? Rispondi a Mimmo sammarco

  • Realtà ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 11:17 :

    Si sa benissimo che in primo grado le pene sono sempre più alte e poi le corti di appello abbassano quasi sempre. Chi e del settore lo sa ........ Rispondi a Realtà

  • Domenico Scialpi ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 09:46 :

    E poi ci si chiede come mai un imprenditore non denunci il suo estorsore. Conoscendo la giustizia farlocca italiana se denunci.....se ti va bene muori di fame altrimenti.......... Rispondi a Domenico Scialpi

    Marco ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 11:09 :

    La $oluzion€ €$i$t€ $€mpr€ Rispondi a Marco

  • Marco ha scritto il 16 ottobre 2020 alle 07:41 :

    Ormai $iamo abituati a questi $conti... Rispondi a Marco