Le richieste della difesa

Incandidabili in tribunale: «scopriamo tutte le carte»

È prevista per oggi nella prima sezione civile del Tribunale di Taranto l’udienza sulla richiesta di incandidabilità alle prossime elezioni dei sei ex amministratori del comune di Manduria sciolto per infiltrazioni mafiose.

Giudiziaria
Manduria venerdì 25 gennaio 2019
di La Redazione
Mafia politica
Mafia politica © la voce di Manduria

È prevista per oggi nella prima sezione civile del Tribunale di Taranto l’udienza sulla richiesta di incandidabilità alle prossime elezioni dei sei ex amministratori del comune di Manduria sciolto per infiltrazioni mafiose. La richiesta di interdizione riguarda l’ex sindaco Roberto Massafra con gli ex assessori Cosimo Lariccia e Massimiliano Rossano, i due ex presidenti del Consiglio, Enzo Andrisano e Nicola Dimonopoli e l’ex consigliere Luigi Morgante.

Secondo i due ministri dell’Interno che si sono succeduti nel periodo dello scioglimento, Marco Minniti prima e Matteo Salvini adesso, i sei ex amministratori avrebbe in qualche modo favorito il controllo della cosa pubblica da parte della criminalità organizzata determinando poi lo scioglimento dell’ente. Nell’udienza odierna è prevista da parte dell’avvocatura di Stato l’acquisizione di altri mezzi istruttori (documenti aggiuntivi, richiesta di interrogatori). L’avvocato Gianluigi De Donno che difende l’ex sindaco Massafra e l’ex assessore Lariccia, chiederà invece che venga acquisita agli atti la relazione dei commissari antimafia dai quali è partita la proposta di scioglimento confermata poi dal prefetto di Taranto e poi dagli organi di governo. Tale parere è attualmente coperto da segreto e può essere reso pubblico solo dall’autorità giudiziaria. La prima relazione dovrebbe contenere le accuse primarie da cui si è partiti per giungere al decreto di scioglimento.

Inizialmente erano stati proposti per l’incandidabilità anche gli ex consiglieri comunali Maria Grazia Cascarano, Francesco Ferretti, Leo Girardi, Roberto Puglia e Enzo Pisconti, prosciolti poi grazie ad un secondo intervento del ministro Salvini.

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