Confermate molte cancellazioni dell'associazione mafiosa

Mafia e politica, pene dimezzate in appello

Il presidente della Corte d’Appello di Lecce Domenico Cucchiara ha alleggerito le pene ieri agli otto imputati su cui pesavano le condanne più pesanti

Giudiziaria
Manduria martedì 02 febbraio 2021
di La Redazione
Operazione  Impresa
Operazione Impresa © La Voce di Manduria

Sostanziali riduzioni di pena in appello per dieci imputati dell’inchiesta mafia-politica denominata «Impresa», con un solo inasprimento e due assoluzioni. L’inchiesta, che ha visto alla sbarra esponenti della malavita organizzata ritenuti affiliati alla frangia manduriana della sacra corona unita, imprenditori e politici del versante orientale jonico, è quella che ha aperto le porte del Comune di Manduria alla commissione d’accesso antimafia che ha portato lo scioglimento per infiltrazione mafiosa dell’ente Messapico.
Il presidente della Corte d’Appello di Lecce Domenico Cucchiara ha alleggerito le pene ieri agli otto imputati su cui pesavano le condanne più pesanti nel primo grado di giudizio. Tra questi il pluri pregiudicato Antonio Campeggio detto «scippatore» ritenuto a capo dell’associazione mafiosa che difeso dagli avvocati Lorenzo Bullo e Gaetano Vitali ha ottenuto 8 anni e due mesi di reclusione contro i sedici anni del primo grado (la richiesta iniziale del Pm era superiore a venti anni). Stesso taglio di pena per l’altro imputato ritenuto braccio destro dello «scippatore», Daniele Lorusso (difeso da Bullo) che da 7 anni e 7 mesi è sceso a 4 anni e 10 mesi.
Sconto di pena anche per l’imprenditore di pompe funebri manduriano, Leonardo Trombacca, difeso dall’avvocato Davide Parlatano che da sette anni è passato a 5 anni e un mese di carcere. Sostanziale diminuzione di pena anche per Oronzo Soloperto (difeso da Bullo), nipote di Campeggio. Per lui 5 anni e un mese conto i 7 anni e 4 mesi.
Confermate le pene del primo giudizio per tutti gli latri e per la frangia savese dell’organizzazione nei confronti dei quali è caduto il reato dell’associazione mafiosa. Tra questi i due pregiudicati savesi Cataldo Panariti (difeso dagli avvocati Antonio Liagi e Salvatore Maggio) e Cosimo Storino (difensori Fabio Falco e Maggio).  Ridotte anche le pene per Davide Biasi da 7 anni a 5. Da 7 anni e quattro mesi del primo grado ai 5 e due mesi dell’appello per Luciano Carpentiere (difeso da Armando Pasanisi e Bullo), il guardiano del cantiere del nuovo municipio di Manduria che secondo l’accusa sarebbe stato assunto grazie all’intercessione dell’allora sindaco. Accusa questa mai provata e successivamente fatta cadere in sede di giudizio per l’incandidabilità del primo cittadino.
Dei due politici rimasti alla sbarra (in chiusura di indagini era stata prosciolta la posizione dell’attuale sindaco di Avetrana, Antonio Minò difeso dall’avvocato Nicola Marseglia), Massimiliano Rossano e Nicola Dimonopoli, ex assessore allo Sport turismo e spettacolo del comune messapico il primo ed ex presidente del Consiglio comunale il secondo, la sorte più clemente è stata per Rossano che da 7 anni e quattro mesi del primo grado è sceso ieri a 5 anni e quattro mesi.
Pesante la pena per Dimonopoli, l’unico a non aver goduto di sconti ieri, che ha visto crescere la condanna da 2 anni del primo giudizio, salita a 4 anni e 8 mesi con la perdita della pena sospesa e l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni.
Assoluzione per l’imprenditore Pasquale Pedone (nel frattempo deceduto) e per Cosimino Morleo per prescrizione dei reati di cui era accusato. In primo grado era di 176 anni e mezzo la somma degli anni di condanna inflitti dal gup del Tribunale di Lecce ai 57 imputati dell’inchiesta «Impresa» che avevano scelto l’abbreviato. La pubblica accusa ne chiedeva 330.
Nazareno Dinoi

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