Tra due mesi l'esito dell'autopsia

La baby gang, violenti per gioco e per noia

Una storia che ha sconvolto la cittadina Messapica e che sta scompigliando soprattutto le famiglie degli indagati, gente comune con qualche professionista, imprenditore e insegnate...

Cronaca
Manduria sabato 27 aprile 2019
di La Redazione
Antonio Cosimo Stano
Antonio Cosimo Stano © La Voce di Manduria

«Come lo hanno combinato il pazzo», «Ragà, chi ha preso le trecento euro le tiri fuori». E’ il contenuto, tradotto dal dialetto, di alcuni messaggi circolati nel gruppo WhatsApp degli«Orfanelli», così come si facevano chiamare i componenti del «branco», dodici minorenni e due maggiorenni, tutti studenti manduriani, accusati di aver provocato la morte di Antonio Cosimo Stano, un pensionato vittima di continue vessazioni, furti e violenze fisiche da più baby gang. L’uomo con disagi psichici che viveva da solo in casa, è deceduto il 23 aprile dopo 18 giorni di agonia nella rianimazione dell’ospedale di Manduria dove il 6 aprile era stato ricoverato, accompagnato dalla polizia, in condizioni fisiche e psicologiche drammatiche. Una brutta storia su cui indagano due procure, quella ordinaria e dei minorenni di Taranto che sul corpo del pensionato hanno disposto l’autopsia eseguita ieri dal medico legale barese, Liliana Innamorato, il cui esito si saprà entro sessanta giorni.

Una storia che ha sconvolto la cittadina Messapica e che sta scompigliando soprattutto le famiglie degli indagati, gente comune con qualche professionista, imprenditore e insegnate la cui vita dal 6 aprile non è più la stessa. «Ho sbagliato», «non mi rendevo conto del male che stavamo facendo», «non ho avuto la forza di fermarli», «lo facevano tutti», «abbiamo fatto una cazzata», «chiedo scusa». Era questo il tenore delle loro giustificazioni raccontate ai genitori e poi ai rispettivi avvocati. Uno dei minorenni, nell’incoscienza della sua età, risponde anche a chi lo contatta su Facebook spiegando di averlo fatto «per passare il tempo, per gioco», con la tiritera finale che non voleva fare del male. Una marachella più grossa delle solite, per loro, un macigno sul petto che toglie il respiro e la tranquillità, invece, per i loro genitori, quasi tutti alle prime esperienze con la giustizia.

Il danno che è stato fatto è enorme. Un uomo ha perso la vita, magari proprio per le bravate che il branco si divertiva a registrare sui telefonini per farle poi girare nei gruppi WhatsApp. Quello degli «Orfanelli» era uno, ma ce n’erano altri che identificavano la banda di appartenenza. Proprio come «Arancia meccanica», il film di Stanley Kubrick, opera cult sulla violenza di un gruppo di giovani che quotidianamente commettevano azioni criminali su persone indifese in cerca di emozioni. Filmati, almeno sei quelli recuperati sinora, diventati la pistola fumante in mano agli inquirenti. Scene di una brutalità inaudita con richiesta di denaro, insulti, aggressioni animalesche con calci e pugni sull’uomo inerme e indifeso, gravato, tra l’altro, da problemi di disadattamento che lo tenevano lontano da amicizie e incline all’isolamento. La vittima ideale, insomma, del bullismo senza freni.

A trovare il sessantaseienne in condizioni pietose lo scorso 6 aprile, seduto su una sedia dalla quale non si muoveva da giorni, sono stati gli agenti del commissariato di polizia di Manduria che si erano appostati per incastrare gli aggressori a cui già davano la caccia. Non si reggeva in piedi e non si alimentava da giorni. Il ricovero in ospedale contro la sua volontà e poi il coma dal quale non si è più svegliato. Nel frattempo è stato portato per due volte in sala operatoria per tamponare l’emorragia dovuta ad una perforazione gastrica. Che sia stata quella la causa della morte lo dirà il medico legale quando consegnerà la sua perizia ai due pubblici ministeri che coordinano le indagini affidate alla polizia del commissariato di Manduria, Remo Epifani della Procura ordinaria e Pina Montanaro per quella dei minorenni. I reati contestati a vario titolo sono pesantissimi e vanno dal danneggiamento alle minacce, violazione di domicilio, aggressione e omicidio preterintenzionale in concorso e con l’aggravante dello stato di inferiorità della vittima. I due indagati maggiorenni, L.G. di 19 anni e A.S. di 22, sono difesi rispettivamente da Armando Pasanisi il primo e da Lorenzo Bullo e Gaetano Vitali il secondo. Il collegio difensivo dei minorenni è invece composto dagli avvocati di fiducia Davide Parlatano, Antonio Liagi, Cosimo Micera, Antonio Carbone, Lorenzo Bullo e Dario Blandamura. Il medico legale Massimo Brunetti è invece consulente di parte degli indagati.

Nazareno Dinoi

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I commenti degli utenti
  • giorgio sardelli ha scritto il 27 aprile 2019 alle 19:47 :

    il Problema ci può stare nelle famiglie che non hanno saputo trasmettere i giusti valori ai ragazzi però potrebbe anche non starci e spesso si hanno le mani legate da leggi che tutelano i minori e non gli adulti chiunque esso sia o genitore professore imprenditore artigiano con le leggi in vigore non ci si può permettere di dare uno schiaffo a un minore o rimprovero o farlo lavorare magari nella azienda di famiglia ti denunciano per sfruttamento di minori per cui se c'è un colpevole sta nelle istituzioni che non sono quelle di prima addirittura anche le forze dell'ordine hanno problemi ad intervenire se non per casi gravissimi, questo i ragazzi lo hanno capito sanno che rischiano poco o niente e si approfittano, se il poveretto è morto per altre cause finirà a tarallucci e vino. Rispondi a giorgio sardelli

  • Immacolata Mariggiò ha scritto il 27 aprile 2019 alle 16:26 :

    Certo per tutti noi manduriani questo tragico fatto è stato un vero shock, tuttavia oltre la civile indignazione e la marcia post mortem ci sono due aspetti su cui tutti dovremmo riflettere: 1- non è possibile e non è umano far finta di nulla, girare la faccia altrove e tirare diritto per i fatti propri quando si ha possibilità di tutelare chiunque stia subendo violenza o abusi, perchè questo pover'uomo subiva già da tempo questi chiassoso "attacchi"... Com'è possibile che nei dintorni non si vedesse e non si sentisse nulla? 2- dove erano le istituzioni e i servizi socio-sanitari e assistenziali? Questa persona in difficoltà, isolata e fragile perchè per tanti anni è stata lasciata a se stessa? Il "pazzo" lo chiamano i delinquenti mentre lo aggrediscono... Perchè nessuno se ne ê occupato? Rispondi a Immacolata Mariggiò

  • Ale ha scritto il 27 aprile 2019 alle 10:27 :

    Che valori hanno avuto dalla famiglia questi ragazzi sicuramente nessuno se si sono macchiati di questo reato vergogna !!! Rispondi a Ale

  • Alessandro il grande ha scritto il 27 aprile 2019 alle 10:13 :

    Che vergogna che schifo spero che la giustizia faccia fino in fondo il suo corso e che chi ha responsabilità per questa assurda morte paghi che sia minorenne o maggiorenne noi da ragazzi non vi saremmo nemmeno sognati di fare un gesto del genere...ma la cosa che fa più male e che questo sia successo proprio per l indifferenza della gente..abitava di fronte al Villaggio del fanciullo impossibile che nessuno sapeva o visto niente.. impossibile..dovremmo farci tutti un esame di coscienza e cercare di pensare anche un po' al prossimo e non sempre al proprio orticello di casa.. Rispondi a Alessandro il grande

    tom61 ha scritto il 28 aprile 2019 alle 11:31 :

    Prima di scrivere stronzate ed accusare il nulla informati e non postare calunnie inutili per sentito dire o per intuizione ti rammento che c'è anche la calunnia e diffamazione a mezzo di strumenti informatici Rispondi a tom61