Giovedì, 23 Maggio 2024

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A cura di Anna Rita Palmisani

Ricordo di Vico Ludovico

Vico Ludovico Vico Ludovico

E' stato pubblicato sull'ultimo numero del mensile del Partito democratico, «Insieme», diretto da Gero Grassi, un ricordo dell'onorevole manduriano Ludovico Vico, scomparso l'8 settembre del 2021, fatto dalla sua compagna Anna Rita Palmisani. Di seguito l'intero contributo.

L’8 settembre 2021 la terra jonica perdeva una delle menti più illuminate della politica italiana: l’onorevole Ludovico Vico, uomo dall’alto spessore culturale e dalle indiscusse capacità politiche.

Nato a Taranto l’11 febbraio del 1952, ha vissuto a Manduria fino al 1984, per poi spostarsi nelle diverse fasi della sua vita fra Grottaglie, Taranto, Matera e Roma.

Primo di due fratelli, Ludovico (o Vico come lo chiamavano sua madre ed i suoi compagni, diminutivo del nome che coincideva con il suo cognome) avrebbe dovuto chiamarsi Gianbattista, come il nonno. Ma la madre, amante della letteratura sudamericana, decise di chiamarlo Ludovico, come il personaggio di un libro che le era rimasto nel cuore. Il nome del nonno andò a suo fratello, più piccolo di sei anni.

Durante la sua adolescenza, ancora studente di III media, cominciò a frequentare il Convento di san Paolo della Croce di Manduria, sede Provincializia della congregazione dei Passionisti. Fu in quegli anni che, durante lunghe passeggiate con il suo padre spirituale, padre Massimiliano Martorelli, imparò a conoscere la storia della filosofia e se ne innamorò. Ma, soprattutto, da padre Massimiliano imparò “il metodo”.

Alla fine del V ginnasio, capì di non avere la vocazione alla vita ecclesiastica e, supportato da padre Massimiliano, intraprese un nuovo percorso, avvicinandosi alla politica, ma rimanendo legato allo studio della filosofia.

Nel 1970, infatti, si iscrisse alla facoltà di Storia e Filosofia dell’Università di Lecce: corso che porterà a termine, giungendo ad un passo dalla laurea, senza mai discuterla.

Proprio durante gli anni universitari entrò a far parte dei gruppi studenteschi di estrema sinistra e, tra il 1970 ed il 1971, con un gruppo di compagni manduriani, aderì al Partito Comunista d’Italia Marxista Leninista, gruppo politico extraparlamentare di cui divenne il leader.

Erano gli anni caldi del terrorismo, delle Brigate Rosse, delle lotte contadine ed operaie, degli alloggi occupati e degli scontri tra fascisti e antifascisti.

Tra il 1972 e il 1977, Vico scese in piazza sia a Manduria che a Taranto, vicino ai braccianti, ai contadini, agli operai e agli sfollati nelle loro lotte.

Fra i ricordi di Vico era sempre vivo quello legato ai fatti del 1976. Durante l’inverno di quell’anno, 18 famiglie vennero malamente cacciate dalle case dello Iacp che avevano occupato per necessità. Ad effettuare lo sgombero furono centinaia di celerini. Vico, per difendere le famiglie e cercare di placare gli animi, fu arrestato durante una carica preordinata, insieme ad altri 3 compagni, con l’accusa di “oltraggio e violenza a Pubblico Ufficiale” (all’allora Vicequestore di Taranto e al capo della Mobile). Il processo si svolse per direttissima dopo 7 giorni di carcere. Fu condannato ad 8 mesi con la pena sospesa, ma respinse sempre fortemente le accuse. Fuori dal portone del carcere così come nella piazza di Manduria, venne accolto da una folla proveniente da tutta la Puglia per osannarlo.

Nel 1977 cominciò a lavorare per una ditta d’appalto nella Raffineria Agip (oggi Eni) di Taranto e nel 1978, dopo dure lotte sindacali, fu assunto ai cantieri del programma “Alloggi CECA Italsider per operai siderurgici”, dove fu eletto come coordinatore nel Consiglio di Fabbrica di Manduria.

Alla fine degli anni ‘70, quando Berlinguer avviò il progetto di unità della sinistra italiana, il PCd’I ML cominciò gradualmente ad aderirvi. Alle Amministrative del 1980 a Manduria venne presentata per la prima volta una lista del partito con capolista proprio Vico che fu il primo componente della sinistra extraparlamentare ad entrare in consiglio comunale. In quegli stessi anni divenne segretario della Camera del Lavoro di Manduria. Nel 1983 fu eletto Segretario provinciale della Federbraccianti jonica e nel 1986 entrò nella segreteria provinciale della Cgil, dove ricevette la delega alle attività produttive. Passò qualche anno e nel 1993 fu eletto Segretario generale della Camera del Lavoro provinciale di Taranto, ruolo che svolse fino al 2000, quando entrò nella segreteria regionale della Cgil Puglia, da dove si dimise nel novembre del 2001, data in cui fu eletto Segretario Provinciale dei Democratici di Sinistra. Ed è da segretario dei DS che fu candidato sindaco contro Rossana Di Bello nel 2005, che vinse però a primo turno.

“Per 5 mesi – racconterà in seguito – come consigliere comunale, lavorai esclusivamente sul falso in bilancio del Comune di Taranto e sulla sua esposizione al dissesto finanziario. Cosa che si verificò attraverso le dimissioni della Di Bello e la successiva nomina del Commissario Governativo che stabilì il dissesto a metà 2006”.

Nello stesso anno fu candidato ed eletto alla Camera dei Deputati. Elezione che venne riconfermata anche alle Politiche del 2008 nella lista del PD. Nel 2013 risultò essere il secondo dei non eletti, ma tornò in Parlamento a marzo del 2015 dopo le dimissioni di Massimo Bray. Il suo mandato terminò nel 2018, quando, nonostante l’occupazione della federazione di Taranto da parte dei dirigenti e degli iscritti locali, affinché venisse ricandidato alla Camera, i vertici del partito affidarono il collegio jonico a Bari.

Numerosissime le vertenze da lui risolte, sia come sindacalista che come parlamentare. Alla sua morte, le tante attestazioni di stima hanno avuto un unico trasversale filo comune: “In lui, si poteva essere sicuri di trovare sempre un interlocutore competente e pronto a collaborare con qualunque parte politica, per il bene della collettività”.

Nella sua bara sono stati deposti: un rosario, una copia del “Manifesto del Partito Comunista” di Marx ed Engels, una copia del “Canto di Natale” di Charles Dickens (suo autore preferito), una copia del libro “Kompagno di sogni” di Nazareno Dinoi (suo amico storico), un taccuino Moleskine, la spilletta della Cgil e una penna della Camera dei Deputati.

Anna Rita Palmisani

  

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