
Due giorni fa, ho pubblicato un post su Facebook, riguardante un episodio che mi ha molto indignato, il cui titolo di giornale recitava così: Mio figlio disabile non gradito a tavola l’hotel ci ha umiliati chiedendo di spostarci. Ci ho riflettuto molto e credo che una riflessione vada fatta, meglio se pubblicamente.
Secondo voi, nel 2023 laddove accadono simili ingiustificati episodi di intolleranza, la si può definire normalità?
Non credo proprio… siamo arrivati ad un punto, dove nulla è più tollerabile, dove si continua a non trovare posto alle diversità, dove si deve continuare a lottare per quelli che sono semplicemente dei diritti fondamentali e sacrosanti. Che tutti devono avere, nessuno escluso.
Noi non chiediamo la luna, non l’abbiamo mai chiesta. Chiediamo di far parte di questa società, seppur malata. Noi conosciamo i nostri limiti. Ma abbiamo anche tanta voglia di fare delle cose belle, possibilmente in compagnia delle persone che per noi contano qualcosa. Prima che sia troppo tardi e che il tempo finisca. Perché… quello che non si capisce mai fino in fondo e che prima o poi tutto finisce ed alla fine restano solo i rimpianti, per ciò che poteva essere e non è stato. Insomma… in poche parole, vogliamo vivere anche noi.
C’è qualcosa di male, in tutto questo?
Certo, mi rendo conto che il clima che si respira ultimamente attorno alle diversità non ci permette di poter essere considerati tutti quanti dei fratelli d’Italia. Però… noi ci siamo, noi esistiamo. E quindi, come la mettiamo?
Mentre Tutto Scorre… dopo tanti anni di lotta, ci si stanca molto. Non c’è la si fa più, cominciano a mancare le forze. E ci si chiede anche: ma ne vale davvero la pena? Noi abbiamo bisogno di amici e non di nemici.
Non abbiate fretta di toglierci di mezzo, prima o poi andremo via anche noi, ma non è arrivato ancora quel momento lì. E credo che fino ad allora, un po' di fastidio lo daremo ancora.
Claudio Rimoli
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