Oreste Tombolini Vitivinicultore

Oreste Tombolini racchiude tutta la sua filosofia di produzione in questo suo motto “Il lavoro svolto in vigna si ritrova nel bicchiere, quando si lavora bene si apprezzano gli aromi ed i sentori propri del terroir e del vitigno.”

Marco Massaro Di calice in calice
Manduria - martedì 20 marzo 2018
Oreste Tombolini Vitivinicultore - Wine tasting
Oreste Tombolini Vitivinicultore - Wine tasting © Marco Massaro Wine Blogger

E questa passione ha coinvolto anche la famiglia Tombolini ma è solo recentemente che questa si è tramutata in altro. Nel 2006 il vitivinicultore Oreste Tombolini si congeda dalla Marina Militare Italiana con il grado di contrammiraglio, per 6 mesi ha pensato e ripensato a cosa fare nella sua nuova vita, l’idea di prendersi cura dei vigneti donati dalla madre ha preso piede rimettendo così in sesto la vecchia cantina di suo nonno riportando così in auge la tradizione di famiglia di fare vino. Da qui è partita l’avventura di Oreste Tombolini vitivinicultore abbracciando un tipo di agricoltura innovativa ma alquanto sconosciuta dai molti, l’utilizzo di microrganismi efficaci (batteri neutrali) che per la loro azione permettono di potenziare le difese immunitarie della pianta senza l’utilizzo di alcun prodotto in vigna. Tali batteri vengono utilizzati in cantina per la pulizia dei depuratori e della cantina stessa. Altra particolarità della produzione dei suoi vini è l’uso della musica. Ebbene si la barricaia è inondata di musica; attraverso differenti test musicali e fonometrici si è deciso di sottoporre dei campioni di vini a questo trattamento per sei mesi. Dopo di che 11 degustatori ufficiali hanno testato alla cieca campioni dello stesso vino trattati con musica e non. Tutti ed 11 i degustatori hanno dato la loro preferenza ai campioni trattati con la musica. Successivamente i vini sono stati esaminati presso il Centro di ricerca per ľenologia di Asti che ha riscontrato una maggiore presenza di polifenoli nei vini trattati con la musica rispetto agli stessi non trattati. Tale risultanza non ha ancora una spiegazione scientifica in merito ma studi e sperimentazioni proseguono.

Ma venendo alla degustazione la serata è stata guidata dalla collega Sommelier Vincenza Sibilla che ha aperto le danze con IL ROSATO 2016 Primitivo in purezza, 12,5% vol. con viti allevate a spalliera, (presto in commercio il 2017 con allevamento ad alberello, sarà interessante vedere come il tipo di allevamento influirà sul vino stesso); cristallino dal colore rosa cerasuolo intenso, abbastanza consistente. Al naso risulta essere abbastanza intenso ed abbastanza complesso, di qualità fine. Gli aromi riscontrati vanno dal lampone, fragola ed alchermes.

Il secondo vino ad essere degustato è IL PRIMITIVO 2013 (viti allevate a spalliera), vino limpido, rosso granato, consistente. Al naso è abbastanza intenso, complesso di qualità fine. Aromi riscontrati carruba, tabacco, amarena, potpourri e balsamico.

Con il 2013 apriamo la verticale del BRANDISIO 15,5% (viti allevate ad alberello, nessuna aggiunta di solfiti, per via dell’alta concentrazione di polifenoli assieme alla gradazione alcolica il vino si auto protegge) vino limpido, rosso granato, consistente. Aromi di lampone, mora, viola. Tannino avvolgente e caldo.

BRANDISIO 2012 vino limpido, rosso GRANATO (rispetto al 2013 il colore non varia forse il granato è leggermente più marcato) , consistente. Aromi di lampone, mora, viola, melograno, si incominciano ad avvertire leggere note etere di smalto. (gli aromi etereo sono propri del lungo affinamento in barrique) . Tannino avvolgente e caldo.

BRANDISIO 2011 vino limpido, rosso Granata a cui si affiancano i primi riflessi aranciati propri di un vino di lungo affinamento. In questo vino gli aromi stanno virando sui terziari con note sempre più accentuate di smalto, il fruttato richiama le confetture, si avverte anche una nota di liquirizia.

A chiudere il quartetto del BRANDISIO arriva il 2010 che possiamo identificare come il capostipite della linea, “colui” che ha segnato il solco della produzione di questa tipologia di vino in azienda. 18 anni sulle spalle ma non sentirli, si presenta di un rosso granato impenetrabile con riflessi aranciati a confermare il lungo affinamento. Una consistenza interessante nel bicchiere, fa sentire la resistenza che oppone al moto rotatorio nel bevante. I sentori di fruttato sotto forma di confetture e fiori secchi sono sempre più surclassati da piacevoli aromi etereo come lo smalto, si avverte anche ľimpronta classica della barrique. Al palato è caldo ed avvolgente, morbido con una buona persistenza. Sarebbe interessante degustare questo quartetto con un arrosto importante magari con una carne sapientemente frollata per poter apprezzare le molteplici sfaccettature aromatiche che verrebbero fuori.

Dulcis in fundo IL PASSITO 2015 12,5% vol. Anche questo vino nasce da Primitivo in purezza allevato a spalliera. La particolarità di questa annata sta nelle condizioni climatiche che hanno visto ľalternarsi di piogge abbondanti durante il periodo di maturazione seguiti da climi sempre secchi con venti da nord che hanno scongiurato quindi la formazione di muffe. La non voluta surmaturazione delle uve per ritardi di raccolta hanno ridotto la resa favorendo però la qualità del prodotto. Si presenta alla vista limpido, di un bel rosso rubino, fruttato con sentori di ciliegia e frutti di bosco che cominciano a virare verso aromi di frutti in confettura, al palato è amabile tende al dolce, caldo e morbido, presenta ancora una particolare spalla acida nel finale data dalla giovane età che al primo assaggio può disorientare il degustatore che si aspetta di ritrovare in bocca note più rotonde come può essere per un aleatico passito. Personalmente questa nota acida è stata di mio gradimento. La svolta nella degustazione del passito è stata quando il padrone di casa, il maitre chocolatier Ciro Bernardi, ha improvvisato un abbinamento con i suoi cioccolatini ripieni di crema di mandorle; al palato si è presentato un abbinamento talmente armonico che ľamaricante delle mandorla ha attenuato la nota acida del finale lasciando la scena ai sentori tipici di un passito quindi frutti in confettura già citati in precedenza.

È un vino che sicuramente ha ancora bisogno di affinamento in bottiglia,la bottiglia che riposa beatamente nella mia cantina potrà star tranquilla ancora per un bel pò.

A chiudere la serata ricca di piacevoli scoperte enologiche pugliesi voglio riportare un pensiero del vitivinicultore Oreste Tombolini che racchiude tutta la sua filosofia di produzione “Il lavoro svolto in vigna si ritrova nel bicchiere, quando si lavora bene si apprezzano gli aromi ed i sentori propri del terroir e del vitigno.”

Per approfondimenti e curiosità www.marcomassaro.it

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