La società dei servizi che uccide quella degli affetti

Se casa funeraria deve essere che sia allora, ma la notte lassati la fenescia perta cu besse l'anima te lu muertu...

La Redazione Da paise a paise, Salento coast to coast
Manduria - giovedì 04 gennaio 2018
Enzo Marenaci
Enzo Marenaci © La Voce

Leggendo un manifesto che pubblicizzava l'apertura di una casa funeraria a Lequile mi è toccato riflettere sulla Società di oggi.

A casa nu nascimu cchiui, nu murimu cchiui, pe' le fritture andiamo all'asporto, le feste te li strei le facimu alla "lutoteca", cammera a nfittu edulcorata da termine tecnico, li 18 anni poi meju cu nu ne parlamu.
Se dalle case abbiamo esternalizzato gioie, dolori, sapori, odori, salvaguardando solo il putrefatto di una società maschilista, manca ancora una società di servizi che esternalizzi l'omicidio della moglie, ma qualcuno magari ci sta già lavorando, stiamo ancora qui a domandarci perché viviamo in una società anaffettiva?
È qui che il cosiddetto occidente ha sbagliato (occidente de che? non ho capito ancora).
Non vi è nostalgia da parte mia per tempi in cui fame e denutrizione portavano alla morte con numeri più implacabili di oggi, non sia mai, ma penso che se oggi brancoliamo nel buio per ritrovare una società condivisa è inutile rifugiarci nel tentativo di cercare nemici nei fratelli di altri luoghi, forse unici portatori di umanità autentica per certi aspetti, la colpa è nella Società dei servizi che attraverso le società di servizi sta distruggendo la Società degli affetti, non ci sarà mai una società che erogherà questo servizio.
Se casa funeraria deve essere che sia allora, ma la notte lassati la fenescia perta cu besse l'anima te lu muertu, cusì se facìa intru le case a imbreci.

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