Per i danni ambientali del siderurgico gestito dai Riva

“Ambiente svenduto”, richiesti 48 anni per i tre manduriani imputati

La lunga requisitoria della pubblica accusa

Giudiziaria
Manduria giovedì 18 febbraio 2021
di La Redazione
L'aula del processo
L'aula del processo © Google

La pubblica accusa del processo “Ambiente svenduto” che si svolge a Taranto, sui presunti disastri ambientali dell’ex Ilva gestione Riva, ha chiesto un totale di 48 anni e 9 mesi di reclusione per i tre manduriani imputati, Luigi Capogrosso, Ivan Dimaggio e Giuseppe Dinoi.

La pena più alta richiesta, 28 anni, è quella a carico di Capogrosso, ex direttore stabilimento; 17  anni per l’ingegnere Dimaggio e 3 anni e 9 mesi per Dinoi, anche lui ingegnere alle dipendenze del siderurgico. 
Quest’ultimo è accusato di avere omesso i controlli sulla buona tenuta dei macchinari sotto la sua responsabilità, in particolare della gru crollata durante il tornado del 28 novembre del 2012 che causò la morte di un operaio di 44 anni. La sua difesa affidata agli avvocati Franz Pesare e Armando Pasanisi, aveva depositato due perizie di parte che dimostrerebbero la non responsabilità dell’imputato nel tragico evento. Nella loro relazione, gli esperti della difesa, il meteorologo Mario Marcello Miglietta e l’ingegnere dei materiali, Parodi, hanno illustrato i dati scientifici meteorologi per sostenere che non era possibile prevedere la potenza del tornado con una forza di 230 chilometri orari e che nella gru non era previsto nessun sistema di blocco anti tornado.


Dimaggio, invece, difeso dagli avvocati Francesco Centonze e Pasquale Annicchiarico, deve rispondere di reati di natura ambientale. In particolare, secondo la procura, per non avere impedito «con continuità e piena consapevolezza, una massiva attività di sversamento nell’ambiente di sostanze nocive per la salute umana, animale e vegetale, diffondendo tali sostanze nelle aree interne allo stabilimento, nonché rurali ed urbane circostanti». 
Di tutti i precedenti reati ed altri è invece accusato Capogrosso, difeso dall’avvocato Enzo Vozza, ritenuto responsabile, tra le altre cose, di «aver commesso più delitti contro la pubblica incolumità nonché delitti contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, quali fatti di corruzione e di concussione, falsi e abuso d’ufficio». 
Al nono giorno di requisitoria ieri, dinanzi alla Corte d’assise, i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano con il procuratore facente funzione Maurizio Carbone hanno depositato le richieste di condanna e di assoluzione nei confronti dei 47 imputati (44 fisiche e 3 società) finite alla sbarra con accuse gravissime come associazione a delinquere finalizzate al disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, avvelenamento di sostanze alimentari, corruzioni in atti giudiziari, omicidio colposo e altre imputazioni.

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I commenti degli utenti
  • Ato ha scritto il 18 febbraio 2021 alle 20:32 :

    La cosa che fa più male è che ad oggi li dentro non è cambiato nulla Rispondi a Ato

  • Domenico ha scritto il 18 febbraio 2021 alle 13:02 :

    Quando si ricoprono incarichi di grandissima responsabilità, bisogna fare il proprio dovere e salvaguardare salute e ambiente. Se ci si accorge di non poterlo o non saperlo fare, è necessario avere il coraggio di lasciare ad altri la responsabilità, rinunciare a stipendi o carriere brillanti. Valuteranno i giudici gradi di colpevolezza e e danni prodotti difficilmente risarcibili. Rispondi a Domenico

  • Di lauro giovanna ha scritto il 18 febbraio 2021 alle 12:25 :

    Onore a tutti i togati che contribui scono alla verità,affinché lacrime di mamme e sangue di bimbi abbiamo giustizia........GRAZIE Rispondi a Di lauro giovanna

  • Lorenzo ha scritto il 18 febbraio 2021 alle 08:18 :

    Mi domando: dagli anni 60 ad oggi, si hanno i dati complessivi delle persone morte dentro gli impianti per incidenti, per conseguenze dirette ed indirette dovute a ciò che si è respirato, per conseguenze dirette ed indirette per ciò che la natura e i cibi hanno assorbito e poi gli uomini hanno mangiato a Taranto in campagne e mare? Quanti morti nei cimiteri di tutta la Provincia dovuti a mali incurabili di giovani e padri di famiglia che per decenni facevano i turni all' ex Italsider e Ilva? Quante malattie degenerative a Taranto? Quanti bimbi scomparsi? I costi sociali per curare e salvare le persone chi li ha dovuti tagliare da altre iniziative meno distruttive? Ecco, non voglio fare la morale o il giustizialista ma parrebbe che i Riva, avessero un tesoretto di circa 1 miliardo di euro. Rispondi a Lorenzo

  • Walter ha scritto il 18 febbraio 2021 alle 08:07 :

    Che venga eseguita la Pena Rispondi a Walter