Lo sfogo su Facebook

“Noi giovani disoccupati come merce in svendita”

Ed ecco, secondo l’esperienza della ragazza, il trattamento a cui sarebbero costrette a lavorare le giovani commesse che ogni giorno troviamo dietro ai banconi dei locali pubblici o negli uffici di professionisti e così via

Attualità
Manduria martedì 18 febbraio 2020
di La Redazione
Disoccupazione
Disoccupazione © Google

«Sono Elena e vi racconto la mia storia. Sono stanca di vedere situazioni di sfruttamento continuo, sono stanca di voi imprenditori che mi fate la faccia da “tanto se non vieni tu ci sarà qualcuno che ne ha il bisogno e verrà anche a costo di essere frustato. Fate schifo». Così una disoccupata manduriana in cerca di lavoro esprime la propria rabbia su Facebook. Le sue parole, molto dure, sbattono in faccia una realtà diffusissima e nascosta di cui nessuno parla. Nessun partito, associazione o sindacato sembra preoccuparsi del fenomeno dello sfruttamento sul lavoro dei giovani. Lo fa la giovanissima e coraggiosa ragazza senza nascondersi vomita il suo rancore sull’intera categoria dei cosiddetti “datori di lavoro”. «Imprenditori pecoroni e ignoranti di Manduria – scrive -, sapete solo sfruttare e sottopagare i dipendenti per poi andare in giro con il macchinone, regalare diamanti alle proprie figlie, fare ville, villette, tutto sulle spalle dei poveri dipendenti che sfruttate e sottopagate».

Ed ecco, secondo l’esperienza della ragazza, il trattamento a cui sarebbero costrette a lavorare le giovani commesse che ogni giorno troviamo dietro ai banconi dei locali pubblici o negli uffici di professionisti e così via.

«Dite che i giovani di oggi non hanno più volontà, ma la volontà ti passa quando le prospettive sono queste: 400 euro al mese per 8 ore al giorno; assicurazione per due ore al giorno per poi lavorarne 12 ore (mal pagate); niente Tfr, tredicesima, quattordicesima; un mese di prova non pagato o pagato al minimo, successivamente contratto “Garanzia Giovani” (dalle 4 alle 6 ore contrattuali) per 10/13 ore effettive al giorno e dopo i tre mesi a casa». La rabbia della ragazza è tanta. «Con quale faccia? Come fate? La vostra coscienza non vi uccide la notte?», chiede la giovane che mette in luce e condanna un altro atteggiamento di sopportazione e rassegnazione di tale malcostume. «Sento gente che dice “vabbé, meglio quelle 10 euro che niente”; ma perché? Perchè sottostare a queste persone? Perchè non lottare tutti per i nostri diritti?».

Lo sfogo della ragazza si apre con l’articolo 36 della Costituzione italiana che recita: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi».

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I commenti degli utenti
  • giorgio sardelli ha scritto il 18 febbraio 2020 alle 14:06 :

    denunciare e solo denunciando si può cambiare, anche risaputo in agricoltura se vuoi i contributi devi lavorare gratis tante giornate quante ne servono per i contributi, DENUNCIARE, il primo fu MUSSOLINI che si tolse la camicia e cominciò a tagliare il grano e dopo disse al padrone pagami e mettimi i contributi per la pensione, oggi invece si è tornati indietro ai tempi precedenti di MUSSOLINI quando si lavorava da mattina a sera per un pugno di fagioli. Rispondi a giorgio sardelli

  • Cittadino ha scritto il 18 febbraio 2020 alle 07:58 :

    Triste realtà... Per non parlare delle lobby della grande distribuzione che addirittura impongono di timbrare ad un orario di uscita ma invece resti a lavorare ore e ore non pagate.. Tutto questo un giorno finirà perché ormai la gente e stanca... Rispondi a Cittadino