Martedì, 4 Ottobre 2022

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Processione a Manduria per avere l'acqua un secolo fa

Processione a Manduria per avere l Processione a Manduria per avere l'acqua un secolo fa | © n.c.

Quando la pioggia tardava ad arrivare, la saggezza popolare in casi d’emergenza, quali l’afa e la siccità, ha sempre tentato altri rimedi per procurarsela. Nell’immaginario comune, consideriamo la presenza di riti propiziatori utili a provocare le precipitazioni solo nelle tribù indigene o cronologicamente lontane da noi (basti pensare alla famosa “danza della pioggia” degli indiani d’America!). Invece queste cerimonie vengono svolte ancora oggi in molti Paesi evoluti, e fino a poco tempo fa era possibile praticarli anche a Manduria!

Si legge in un articolo datato 1 dicembre 1913 (si parla di poco più di un secolo fa!) dal vecchio «Corriere delle Puglie» di una processione organizzata a Manduria per pregare San Pietro affinché portasse nuvole cariche di pioggia! Un vero e proprio rito propiziatorio, dove «una folla di popolo d’ambo i sessi, preceduta dalle rappresentanze di tutte le congregazioni religiose» organizzò un vero e proprio pellegrinaggio verso la chiesetta di San Pietro in Bevagna «a prendere in processione la antica effigie del taumaturgo, per implorare da lui la pioggia, secondo l’annosa tradizionale consuetudine». L’usanza voleva che una volta giunti in città dopo il prelievo della statua del Santo, si organizzasse un vero e proprio consiglio dove si decideva chi dovesse custodirla. Tra i tanti candidati, si legge che durante il formale atto stipulato «il sindaco dichiarò di prendere in consegna e custodire, per un determinato numero di giorni, la sacra effigie».

Il giornalista dell’epoca ha voluto inoltre descrivere brevemente la processione dichiarandola «eccentrica e simpatica». Leggendo però le parole dell’autore, non si percepiscono per niente gli aggettivi da lui utilizzati. Scriveva di «persone curve sotto il peso di una croce fatta di travi, altre sotto quelle più pesante d’un sasso, altre ancora, stanche, trafelate e polverose, recanti sulle spalle grossi tronchi di ginepri, o di quercia, o alti sterpi di bosco». Tutto ciò, accompagnato da «un incedere lento e cadenzato, interrotto dalla prece che, piena di fede, s’eleva al cielo dai diversi aggruppamenti». C’è da dire, però, che l’atmosfera che si sarebbe potuta percepire era magica: gli uomini e le donne che partecipavano attivamente al corteo, nonostante la stanchezza, erano comunque contenti e fieri dello svolgimento della manifestazione, perché fermamente convinti del fatto che, in un modo o nell’altro, San Pietro li avrebbe accontentati. Inoltre, la sofferenza causata dal peso delle grosse croci di legno era coperta e quasi anestetizzata dallo «scampanio di tutte le chiese», che accompagnavano l’effigie del santo al duomo dove «seralmente, le si fanno funzioni di penitenza».

Antonio Dinoi


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