Lettera aperta di una mamma sulle vergogne manduriane

Caro Direttore de la Voce di Manduria, ad un mese dalla precedente lettera da lei gentilmente pubblicata, il Quartiere Barco...

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Manduria - giovedì 08 agosto 2019
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Difficoltà © La Voce di Manduria

Caro Direttore de la Voce di Manduria, ad un mese dalla precedente lettera da lei gentilmente pubblicata, il Quartiere Barco torna a far sentire la sua presenza come da due anni a questa parte. Pare che questa sia l’estate delle denunce, soprattutto quelle dei parenti dei disabili, che pur avendo la segnaletica da parcheggio, non hanno la possibilità di accedere nella maggior parte delle spiagge della marina di Manduria. In particolare nei pressi del fiume Chidro, dove i listoni delle passerelle sono stati trafugati, e chissà quale focolare domestico riscalderanno quest’inverno. Comunque torniamo a noi.

Il termine “vergogna” è stato usato abbondantemente in questi due anni, per cui questa volta faremo a meno di menzionarlo. Abbiamo una piazza immensa e inagibile, la Giovanni XXIII, e siamo stanchi di dover spostare i nostri sfortunati figli in altre aree fuori città, per far prendere loro una boccata d’aria fresca, di non avere scivoli a norma per passeggiare insieme ai nostri parenti diversamente abili e di dover far respirare loro l’urina e gli escrementi umani, e dei tanti cani che transitano insieme ai loro padroni nella piazza.Anche se si potrebbe convivere benissimo con tutte le tipologie di persone, solo se ci fosse un po di educazione civica da parte di tutti, anche da parte di chi getta involucri alimentari, bottiglie di vetro e quant’altro nella piazza, incrementando il disastroso degrado ivi presente. Anche questa volta avviliti, sfoghiamo il nostro profondo dolore dovuto alla grave situazione, (ampiamente documentata nel corso degli anni), in cui versa Piazza Giovanni XXIII, e a cui le istituzioni hanno voltato le spalle da tempi immemori. le invio una foto che può pubblicare senza censure, poichè uno è mio figlio e l’altro ha dato il suo consenso informato.

Annamaria Ricchiuti

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