La nostra umanità: i migranti sono il nostro prossimo?

Se non li consideriamo nostro prossimo, tutto bene, tutto molto facile. E' giusto respingerli, giuste le politiche anti immigrazione, giusto aiutiamoli a casa loro. Questa è la posizione di molti italiani...

Claudio Rimoli Mentre tutto scorre
Manduria - mercoledì 03 luglio 2019
Migranti
Migranti © Google

La nostra umanità. Questo è il primo vero tema scelto, per aprire questa nuova serie della mia rubrica sulla Voce Di Manduria, «Mentre tutto scorre». Immagino già che ci sarà un ampio dibattito su questo. Ma credo sia giusto parlarne. Ponendo l'accento appunto come dice il titolo, sulla nostra umanità. Un tema quello dell'immigrazione, molto scottante. In questa caldissima estate fermiamoci anche un solo istante per rinfrescare le nostre idee. Ma, i “migranti” (di tutti i generi ed etnie) dobbiamo considerarli come il nostro prossimo? La domanda non vuole essere provocatoria, ma semplicemente una riflessione umana. Se non li consideriamo nostro prossimo, tutto bene, tutto molto facile. E' giusto respingerli, giuste le politiche anti immigrazione, giusto aiutiamoli a casa loro. Questa è la posizione di molti italiani.

Sicuramente il nostro prossimo sono: i nostri genitori, i nostri figli, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i parenti, gli amici e i conoscenti. Equiparare chi ci sta a cuore ai migranti, a molti appare un salto nel vuoto. Effettivamente, ci vuole un bel coraggio per avvalorare questa tesi. I migranti nella migliore delle ipotesi, li consideriamo diversi, di quella “diversità” che non tolleriamo, che non comprendiamo, e di cui non vogliamo interessarci. Ma, questi migranti li possiamo considerare appartenenti al genere umano? Decisamente sì, perchè sono uomini, donne, bambini, un popolo errante alla ricerca di una stabile evoluzione sociale. Eppure li consideriamo diversi, in quanto hanno dalla loro parte una diversità di lingue, religioni, colore della pelle, usi, costumi e tradizioni. Ma queste non sono discriminanti sociali inaccettabili, per un popolo come il nostro, che sempre si è fatto vanto per civiltà, giustizia e democrazia? Decisamente sì, con tutte le loro differenze restano e resteranno uomini, come lo siamo noi stessi. Con le loro e le nostre stesse contraddizioni. I cambiamenti ci spaventano, l'incertezza ci atterra, ma essere considerati non uomini, uccide il genere umano. Restiamo umani, se vogliamo considerarci “cristiani”, ed anche se non vogliamo o non possiamo fare del bene almeno non facciamo del male, con le nostre parole, opere e omissioni. Sempre, Mentre Tutto Scorre! Un saluto.

Claudio Rimoli

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