Misura inevitabile

Giudice di Pace, arriva la “condanna” del Ministero

Il provvedimento è stato firmato il primo agosto dal capo dipartimento della Giustizia, Barbara Fabbrini, e notificato il 9 agosto

Locali
Manduria mercoledì 14 agosto 2019
di La Redazione
Giudice di pace
Giudice di pace © Google

Dopo cinque anni dalla riforma che tagliava in tutta Italia diversi uffici dei giudici di pace tra cui quello della città Messapica, e quattro anni dalla costituzione del consorzio tra i comuni di Sava, Avetrana, Maruggio e Manduria che manteneva il presidio periferica di giudicatura, il Ministero della Giustizia ha emanato il decreto di chiusura definitiva. A darne notizia ieri è stato l’avvocato manduriano Antonio Casto, tesoriere dell’Associazione Forense Messapica. «È giunto il decreto ministeriale – scrive - che esclude Manduria dalle sedi del Giudice di Pace. È giunto anche il momento che tutti gli Amministratori si assumano le rispettive responsabilità perché vi è più di un responsabile», commenta Casto preannunciando una forte presa di posizione della categoria.

Il provvedimento è stato firmato il primo agosto dal capo dipartimento della Giustizia, Barbara Fabbrini, e notificato il 9 agosto al presidente della Corte d’Appello e al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce, al presidente e al procuratore della Repubblica di Taranto e ai commissari straordinari del Comune di Manduria che non hanno informato i sindaci dei comuni consorziati di Sava, Maruggio e Avetrana, ufficialmente all’oscuro di tutto. Il decreto ministeriale verrà pubblicato nella prossima Gazzetta Ufficiale 21 agosto dopo di che, passati trenta giorni, la dismissione della sede di giudicatura sarà ufficiale.

La crisi che ha portato alla chiusura dell’ufficio, trae origine dalla mancata capacità dei comuni consorziati di garantire equamente il personale amministrativo necessario. Gli accordi prevedevano che ogni ente consorziato avrebbe distaccato dal proprio organico una figura che avesse le capacità richieste. Al tribunale di Taranto, invece, coinvolto nell’accordo, toccava mettere a disposizione i giudici.

Così, tra alti e bassi, il servizio ha funzionato sino ad oggi. A rompere gli accordi è stato per primo il comune di Avetrana che per garantire il buon funzionamento della sua macchina amministrativa ha ritirato il proprio dipendente con funzioni di cancelliere concedendo solo un part time che non soddisfaceva a pieno il carico di lavoro. Recentemente la stessa cosa è avvenuta per il comune di Maruggio il cui dipendente «prestato» all’ufficio del giudice di pace è andato in pensione lo scorso primo agosto.Constata l’impossibilità di andare avanti con questi numeri, il presidente del tribunale di Taranto aveva così deciso di inviare una relazione al Ministero che non poteva che decidere di sopprimere la sede periferica decentrando tutte le attività alla sede di Taranto. In una delle ultime riunioni fatte a Taranto tra i sindaci consorziati, i vertici del tribunale e, per l’avvocatura, una rappresentanza dell’Associazione Forense Messapica, le parti in causa, non trovando soluzioni, avevano preso atto dell’imminente chiusura contro cui si sperava in un miracolo che non c’è stato. «Perdiamo un importantissimo presidio di giustizia che ricadrà sulle spalle di un’utenza già fortemente penalizzerà dalla mancanza di servizi», è il commento laconico di Dario Iaia, sindaco di Sava e avvocato di professione.

Nazareno Dinoi

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