Lavoro intenso e veloce

Processo sui Bulli, la difese deve smontare la «concausa della morte» di Stano

Due settimane a partire da ieri, per i minorenni, entro le quali gli specialisti individuati dovranno essere in grado di smontare il lavoro svolto dalla loro collega barese, Liliana Innamorato

Giudiziaria
Manduria giovedì 11 luglio 2019
di La Redazione
La casa di Stano
La casa di Stano © La Voce di Manduria

Vacanze estive ridotte per il collegio difensivo dei sedici indagati, tredici minori e tre maggiorenni, coinvolti nell’inchiesta nata dalla morte del pensionato manduriano Antonio Cosimo Stano e poi allargatasi su altri due disabili del posto, anche loro presunte vittime del branco. La richiesta di giudizio immediato decisa dal capo della Procura per i minorenni, Pina Montanaro e concessa dalla giudice Paola Morelli (questo per i minorenni, la stessa cosa si attende dalla Procura e dal Tribunale ordinario), farà accelerare le mosse alle difese che entro quindici giorni dovranno decidere quale futuro processuale scegliere per i propri assistiti. Il nutrito collegio composto dagli avvocati Armando Pasanisi, Cosimo Micera, Davide Parlatano, Lorenzo Bullo, Antonio Liagi, Franz Pesare, Antonio Carbone, Pier Giovanni Lupo, Nicola Marseglia, Dario Blandamura, Daniele Capogrosso e Gaetano Vitale, si troverà di fronte un primo ostacolo: la perizia medico legale su cui avevano già deciso di puntare per controbattere quella della consulente della Procura che stabilisce l’elemento della «concausa» della morte del pensionato Stano.

Per introdurla nel processo, gli avvocati dovranno tenerla tra le mani entro quindici giorni dalla notifica del giudizio immediato. Due settimane a partire da ieri, per i minorenni, entro le quali gli specialisti individuati dovranno essere in grado di smontare il lavoro svolto dalla loro collega barese, Liliana Innamorato che sull’argomento è stata molto chiara: «Le azioni vessatorie di cui fu vittima Antonio Cosimo Stano – si legge nella sua relazione trasmessa ai due pubblici ministeri che l’hanno incaricata -, possono essere concausa nella comparsa dell’ulcera duodenale di cui lo stesso fu vittima nonché abbiano potuto favorire, unitamente alla patologia psichiatrica cronica preesistente, un atteggiamento di paura e di chiusura di tipo negativo nei confronti dell’ambiente esterno, per il quale fu procrastinato il ricovero fino al momento della perforazione settica». Sufficiente questo alla pubblica accusa per introdurre il reato del 613 bis sulla tortura, aggravata dal quinto comma, che così recita: «Se dai fatti di cui al primo comma (la tortura, ndr), deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta».

Il medico legale nominato dai difensori degli indagati, il manduriano Massimo Brunetti, presente all’autopsia, ha già studiato il caso e sarebbe quindi pronto a fare il suo lavoro. Quasi certamente, però, considerata la patologia per la qualche Stano si è ammalato ed è morto, l’ulcera gastrica appunto, ad affiancarlo ci sarà uno specialista in chirurgia dell’addome. La corsa contro il tempo, dunque, è già iniziata. Nel frattempo lunedì è previsto l’udienza del Tribunale del Riesame che dovrà valutare l’opposizione alla convalida degli arresti degli indagati finiti in carcere nel blitz del 26 giugno. Si attende ad ore, invece, la stessa decisione nei confronti dei tre maggiorenni raggiunti dallo stesso provvedimento cautelare, la cui discussione è avvenuta l’altro ieri.

N.Din.

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