Respinto il ricorso della difesa

Cassazione: i bulli di Manduria restano in carcere

Anche per la Cassazione i sei bulli manduriani arrestati il 30 aprile scorso perché coinvolti nell’inchiesta sulla morte di del sessantaseienne Antonio Cosimo Stano, devono restare in carcere.

Giudiziaria
Manduria mercoledì 10 luglio 2019
di La Redazione
Bulli
Bulli © Google

Anche per la Cassazione i sei bulli manduriani arrestati il 30 aprile scorso perché coinvolti nell’inchiesta sulla morte di del sessantaseienne Antonio Cosimo Stano, devono restare in carcere. I giudici supremi hanno respinto il ricorso presentato dai difensori degli indagati che chiedevano l’annullamento della sentenza del Tribunale del riesame di Taranto che il 30 maggio confermava la convalida delle misure cautelari in carcere. A niente sono valse le argomentazioni presentate dal collegio difensivo degli «orfanelli» (così gli indagati si chiamavano nelle chat dove facevano girare i video delle violenze), che tornano da Roma con una bocciatura che peserà sul futuro processuale dei loro assistiti. L’aver respinto i ricorsi, significa che i giudici sono entrati nel merito della questione confermando in pieno le motivazioni del riesame. Meno bruciante sarebbe stata una inammissibilità dei ricorsi stessi.

I sei minorenni, difesi dagli avvocatiAntonio Liagi, Davide Parlatano, Cosimo Micera, Lorenzo Bullo e Pier Giovanni Lupo, sono rinchiusi nel carcere minorile «Fornelli» di Bari dove il 26 giugno scorso li hanno raggiunti gli altri cinque presunti componenti del branco, destinatari anche loro di misure detentive perché ritenuti complici o protagonisti di episodi di violenza sul pensionato deceduto e su un altro disabile manduriano a cui, durante una delle tante aggressioni, gli sono stati spezzati tre denti. Lunedì prossimo, per questi ultimi, nel tribunale del Riesamesi terrà l’udienza sulla richiesta di annullamento delle misure presentata dai rispettivi avvocati di fiducia.

Si attende ad ore, invece, la decisione dei giudici di revisione che risponderanno all’istanza di revoca della detenzione o sulle misure alternative dei tre maggiorenni, in carcere anche loro perchè ritenuti componenti delle baby gang: Gregorio Lamusta di 19 anni e Antonio Spadavecchia di 23, presi nel primo blitz del 30 aprile e Vincenzo Mazza di 19 anni arrestato nella seconda operazione di polizia.

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