Condannato a 4 anni

Dal carcere ai domiciliari dopo 19 mesi, l'imprenditore torna a casa

È questo il primo effetto della derubricazione di molti reati decisi dal gup dell’udienza «Impresa» nella sentenza emessa lo scorso 12 febbraio

Giudiziaria
Manduria mercoledì 20 febbraio 2019
di La Redazione
Agostino De Pasquale
Agostino De Pasquale © La Voce di Manduria

L’imprenditore manduriano Agostino De Pasquale, detenuto in carcere dal 4 luglio del 2017 perché coinvolto nell’inchiesta dell’antimafia leccese che ha portato allo scioglimento per mafia del comune di Manduria, ha lasciato ieri il carcere di Taranto per scontare la pena ai domiciliari. Il gup del Tribunale di Lecce; Giovanni Gallo, che lo ha giudicato con il rito abbreviato condannandolo a quattro anni di reclusione per tentata estorsione, ha accolto la richiesta alternativa dei domiciliari presentata dall’avvocato Lorenzo Bullo che ha fatto così riconoscere per il suo assistito il venire meno dell’aggravante dell’associazione mafiosa, la precedente incensuratezza e la buona condotta in questi 19 mesi già scontati in carcere.

È questo il primo effetto della derubricazione di molti reati decisi dal gup dell’udienza «Impresa» nella sentenza emessa lo scorso 12 febbraio che ha dimezzato gli anni di condanna che aveva chiesto la pubblica accusa.De Pasquale, personaggio molto noto in città dove era attivo nel settore della ristorazione e intrattenimento in genere, è stato condannato perché avrebbe preso parte ad un incontro, tenuto in un suo locale, tra l’imputato principale dell’inchiesta, Antonio Campeggio detto «scippatore» e un altro imprenditore, titolare di servizi all’interno della Fiera Pessima del 2012, al quale gli sarebbe stata chiesta una tangente di trentamila euro mai pagata. Altri reati minori riguardano fittizie intestazioni di licenze per nascondere interessi di «scippatore».Accuse che De Pasquale ha sempre respinto dicendosi vittima di malintesi

Oltre ai quattro anni di carcere per la tentata estorsione, il cinquantunenne manduriano è stato condannato all’interdizione dai pubblici uffici per la durata cinque anni e al pagamento di una multa di tremila euro oltre alle spese di detenzione e di giudizio. La pubblica accusa aveva chiesto per lui 10 anni di carcere.

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